PATRIZIA BARRESE
A poche ore dal calcio d’inizio, il mondo dello sport andrà in diretta. In assenza degli azzurri dopo la mancata qualificazione, i tifosi hanno deciso di schierarsi al fianco dell’Argentina, sondaggi e bookmakers sostengono il Brasile favorito. Fino all’ultima stilla di energia le squadre si affronteranno con le prestazioni, l’entusiasmo e la lucidità che saranno elementi decisivi in questa “gara” disputata fino all’ultima goccia di sudore… ma non lo stesso sudore versato da coloro che nei cantieri – oggi gli stadi supertecnologici del Qatar – sono deceduti durante i lavori.
Un altissimo costo di vite umane dietro la metamorfosi del “Paese” con una superficie pari a quella dell’Abruzzo, che ha basato la sua crescita economica sullo sfruttamento delle risorse nel settore degli idrocarburi. Sette degli otto stadi che ospiteranno la rassegna sportiva sono stati costruiti a tempi record, sono nati lavorando sotto temperature superiori a 40°, per garantire il massimo dell’ospitalità ai giocatori in campo e al pubblico sulle tribune. Il progresso infrastrutturale del Qatar è impressionante, un Paese dove tutto è possibile, e la realtà è più veloce dell’immaginazione.
Non c’è posto al mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio, ma nello stadio dove si disputa l’edizione più discussa della storia dei Mondiali, tutto è possibile a partire dalla limitazione della libertà. Il calcio ha le sue ragioni misteriose ma ciò che la ragione non spiega è il significato della donna, di come in Qatar sia sottoposta dal regime vigente, quello maschilista, dove tutte le scelte di vita “di matrimonio, di studio e di lavoro” dipendono dal consenso degli uomini della famiglia.
Ma non è la sola condizione della donna l’elemento di protesta, segni di insofferenza nei confronti di questo Paese sono dovuti allo scandalo provato dinanzi a concetti legalmente riconosciuti e puniti, l’essere gay rappresenta una malattia mentale e a chi manifesti libertà di genere “LGBTQ+” è imposto di partecipare a terapie di conversione presso centri di “assistenza sanitaria comportamentale”. Nella storia del calcio, dinanzi allo sport più multiculturale e diversificato, suscita scalpore tale consapevolezza, è inverosimile parlare di questioni di vita o di morte, o che si debbano impartire lezioni morali al mondo. Laddove 32 squadre disputeranno il loro gioco e le proprie fatiche per realizzare la felicità della vittoria, alla luce di un mondiale tanto dibattuto, la Danimarca giocherà anche con una maglia nera in segno di lutto e i capitani di Inghilterra, Francia e Germania, indosseranno bracciali arcobaleno come rimostranza dei diritti mancati in questo Paese.
Dinanzi alla quantità inimmaginabile di dollari dei magnati arabi, ripulire la coscienza è come far zampillare petrolio, sarà come assistere alla bellezza della tigre dimenticando la gabbia e a garantire l’immagine patinata e il grande potere economico che ruota intorno i Mondiali, la strategia dello sportwashing funziona: lo sport rende moderna la propria immagine mentre distoglie lo sguardo dalla pessima situazione dei diritti umani nel proprio paese. Tuttavia anche il mondo della musica si è opposto ai fini propagandistici del Qatar, cantanti come Shakira e Rod Stewart, per senso critico e di giustizia, hanno rinunciato ad ingaggi stratosferici e non si esibiranno alla cerimonia di apertura. Ma chi muore giace, che siano morti premature o condizioni di lavoro inumane, che le donne non siano protette adeguatamente dalla violenza domestica e sessuale o che l’impatto ambientale del mondiale abbia causato emissioni di tonnellate aggiuntive di CO2, ha senso spendere parole per ottenere svolte irrealizzabili? E se in Europa chi per protesta non installerà maxischermi nelle proprie piazze o per motivi etici, sociali ed ecologici non proietterà nessuna partita nel proprio locale, noi Italiani, vista l’assenza della Nazionale in campo, vissuta a mo’ di tragedia umana, guardiamo avanti ancora con il ricordo lontano delle notti magiche e la conquista di un magnifico Europeo.
Ci prepariamo ad assistere per la seconda volta ad un Mondiale dal salotto di casa, le competizioni sportive in diretta Tv uniranno il mondo mettendo in sordina le problematiche morali, sociali e istituzionali a livello internazionale. L’Italia ha con il calcio una relazione sentimentale, un’alchimia di passioni, eventi memorabili, scaramanzia e la capacità di non arrendersi anche quando la maglia azzurra subisce una sconfitta. La speranza è tornare presto in campo da protagonisti dei Mondiali, lo spettacolo adesso ricomincia, che vinca il migliore in campo: apprestiamoci a vivere il Mondiale del Qatar – la cattedrale nel deserto – dove anche i diritti umani sono in gioco e anche se non intoneremo cori all’unisono chissà… Bennato e Nannini avevano già profetizzato:” Forse non sarà una canzone, a cambiare le regole del gioco, ma voglio viverla così quest’avventura, senza frontiere… il vento accarezza le bandiere …e scioglie in un abbraccio la follia”.
