Dalla relazione finale della Commissione di inchiesta sul petrolio in basilicata abbiamo tratto questo primo argomento di discussione: quanti soldi sono arrivati dalle rojalties, a quali enti e con quali risultati di spesa.? Gran parte delle rojalties sono ancora nel cassetto e molta parte è stata utilizzata per spese correnti, cioè per sopperire alla mancanza di risorse nei servizi, con il che confermando la tesi da noi sostenuta che lo stato ha dato dalla bocchetta della benzina quello che aveva tolto nei trasferimenti ordinari. Però ci sono colpe , e anche serie, di amministratori che in questi quindici anni non hanno pensato allo sviluppo e non hanno avuto capacità di gestire questo fiume di soldi. Ecco perchè la questione petrolio va rivista da capo a piedi, se vogliamo raggiungere l’obiettivo della salvaguardia dell’interesse generale da tutti i punti di vista. A cominciare dallo scambio investimenti green innovativi e che guardano ai giovani ed al futuro contro un’attività estrattiva supersorvegliata. Non soldi, nè opere di bene ma impiego controllato e certificato di investimenti che vanno alla generalità della popolazione nel senso di uno sviluppo che riguarda le famiglie , il lavoro ed i giovani. Emerge comunque chiaramente che la strategia di comprare cash il consenso dei municipi  è stata dettata da furbizia e da cinismo, insieme ad una scarsa lungimiranza politica. r.r.

 

Doc. XXIII
N. 25
COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO
DEI RIFIUTI E SU ILLECITI AMBIENTALI AD ESSE CORRELATI (istituita con legge 7 gennaio 2014, n. 1)
 Bratti, Presidente;
RELAZIONE SULLE QUESTIONI AMBIENTALI CONNESSE
A PROSPEZIONI, PRODUZIONE E TRASPORTO
DI IDROCARBURI IN BASILICATA
(Relatori: On. Alessandro Bratti,
Sen. Laura Puppato, Sen. Paola Nugnes)
Approvata dalla Commissione nella seduta del 20 febbraio 2017

(…….)

Attingendo da un’indagine sull’utilizzo delle risorse generate dall’estrazione petrolifera condotta dalla sezione regionale di controllo della Basilicata della Corte dei conti e dalla consultazione della pubblicazione “L’economia del petrolio ed il lavoro” di Davide Bubbico, opportunamente integrati ed aggiornati dai dati estrapolati dai report rinvenienti sul sito dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse (UNMIG) del Ministero dello sviluppo economico, è stato possibile quantificare le risorse finanziarie incamerate dagli enti territoriali lucani (regione e comuni).

In particolare, nella tabella che segue, sono riportati gli importi delle royalties percepite dagli enti locali territoriali lucani nel periodo 2001/2015.

ENTE PERCETTORE TOTALE 2001-2015

Regione Basilicata 1.287.388.598

Comune di Viggiano 156.478.868

Comune di Grumento Nova 25.029.695

Comune di Calvello 24.946.161

Comune di Marsico Nuovo 10.745.981

Comune di Montemurro 6.184.060

Comune di Marsicovetere 650.854

Comune di Corleto Perticara 566.741

Comune di Pisticci 314.066

Comune di Garaguso 301.030

Comune di Ferrandina 206.885

Comune di Salandra 52.195

Comune di Policoro 10.130

Comune di Tursi 3.039

TOTALE 1.512.878.303

 

(1) Stando a quanto comunicato dalla regione Basilicata a questa Commissione (doc. 1382/3), l’importo totalmente incassato ammonterebbe, invece, ad euro 1.287.511.173.

Fonte: elaborazioni su dati UNMIG e della Sezione Regionale di Controllo della Basilicata della Corte dei conti (“Indagine sull’utilizzo delle risorse generate dall’estrazione petrolifera”)

In sostanza, nel quindicennio 2001/2015, le istituzioni locali della Basilicata hanno percepito un’entrata tributaria supplementare pari ad oltre 1,5 miliardi di euro.

Per avere una percezione del gettito da royalties con un riferimento temporale più attuale, è stato ridotto il periodo di riferimento al quinquennio 2011/2015 (vedi tabella che segue); in questo caso, il livello delle risorse finanziarie si attesta ad oltre 800 milioni di euro, evidenziando la mancata percezione di risorse da parte dei comuni di Corleto Perticara, Salandra, Policoro e Tursi.

ENTE PERCETTORE                                 TOTALE 2011-2015

Regione Basilicata                                          1.712.837.282

Comune di Viggiano                                           80.982.646

Comune di Grumento Nova                             12.127.440

Comune di Calvello                                             18.088.919

Comune di Marsico Nuovo                                  9.095.581

Comune di Montemurro                                     3.031.860

Comune di Marsicovetere                                   1.234.535

Comune di Corleto Perticara                                             0

Comune di                                                                     7 .132

Comune di                                                                  169.510

Comune di Ferrandina                                                 2.252

Comune di Salandra 0

Comune di Policoro 0

Comune di Tursi 0

                                                               TOTALE 837.577.157

Fonte: elaborazioni su dati UNMIG

 

Ancora più interessante è il dato che emerge dall’analisi dei proventi da royalties percepiti dagli enti territoriali lucani rispetto al dato nazionale.Emerge, infatti, che, nel quinquennio 2011/2015, la percentuale di royalties destinata agli enti locali lucani è andata aumentando in valori percentuali: da una parte, la regione Basilicata – rispetto al totale delle royalties destinate a tutte le regioni italiane – è passata dal 79 per cento del 2011 all’88 per cento del 2015; dall’altra, i comuni della Basilicata – rispetto al totale delle royalties destinate a tutte gli altri comuni italiani – hanno visto lievitare la propria quota-parte di risorse dall’89 per cento del 2011 ad addirittura il 95 per cento del 2015.

(…..)

L’analisi dei dati raccolti evidenzia come il comune di Viggiano rappresenti l’ente locale maggiormente interessato ai benefici dell’attività di sfruttamento del sottosuolo della regione lucana, avendo incamerato, nel periodo 2011/2015, ben il 64,9 per cento delle complessive risorse destinate ai comuni della Basilicata.

A ben vedere, rapportando il valore nominale degli introiti da royalties del comune di Viggiano nel quinquennio 2011-2015 (€ 80.982.646) con quello determinato a favore di tutti i comuni del territorio nazionale nel medesimo arco temporale (€ 135.088.556), il prefato ente locale ha introitato quasi il 60 per cento delle risorse nazionali.

L’utilizzo delle risorse da royalties

Definiti, quindi, gli importi incassati dagli enti territoriali lucani, di particolare interesse, in questa sede, è la verifica di come tali risorse siano state impiegate.

Prima di addentrarci nell’analisi dei dati, va innanzitutto definito se tali entrate siano vincolate a finalità specifiche, che porrebbero un corrispondente vincolo di destinazione sulle spese da esse finanziate.

Esplicativa, in tal senso, appare la prima fonte normativa di riferimento in tema di royalties, la legge n. 6 del 1957: essa specificava che tali risorse erano destinate “allo sviluppo delle (…) attività

economiche [della regione]ed al suo incremento industriale”. Le somme eventualmente non utilizzate a tale scopo erano destinate, sempre in favore della regione interessata, all’esecuzione delle opere straordinarie indicate nell’articolo 1 della legge n. 646 del 1950, mediante interventi aggiuntivi a quelli ordinari di sua competenza in detto settore. Dal canto loro, i comuni avrebbero destinano tali risorse allo sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche,

all’incremento industriale e a interventi di miglioramento ambientale, nei territori nel cui ambito si svolgono le ricerche e le coltivazioni.

La successiva fonte, l’articolo 20 del decreto legislativo n. 625 del 1996, attualmente in vigore, nel rideterminare l’aliquota regionale nella misura del 55 per cento, non ha dato disposizioni ulteriori o diverse circa il loro utilizzo. Anche la legge regionale 40 del 199514 non ha fatto altro che confermare la destinazione dei proventi in argomento allo”sviluppo delle attività economiche ed all’incremento industriale del comprensorio interessato”. Quanto ai comuni, ai quali è destinato il 15 per cento dell’aliquota di prodotto, il citato articolo 20 del decreto legislativo 625 del 1996 prescrive, al pari della legge n. 6 del 1957, che le risorse siano destinate allo “sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche all’incremento industriale e a interventi di miglioramento ambientale”. Stando alle conclusioni della sezione regionale di controllo della

Basilicata della Corte dei conti, indicazioni così generiche non sembrano idonee a esprimere un vincolo teleologico chiaro e univoco alla spesa, né a far ritenere che le risorse di che trattasi siano destinate alle sole spese di investimento.

Ad ogni buon conto, prendendo le mosse dai documenti acquisiti dalla Commissione, è stato possibile verificare come le risorse finanziarie provenienti da royalties siano state in effetti impiegate. In particolare, la regione Basilicata, con nota 105526/11A1 del 30 giugno 201616, ha comunicato la ripartizione dell’utilizzo delle entrate straordinarie in parola in relazione al periodo 2010/2015: in tale contesto, nella tabella che segue, sono stati riportati i valori delle spese sostenute in “conto capitale” e quelle “correnti”, senza entrare nel dettaglio delle singole voci 15 Ne ha parlato in maniera diretta il sindaco di Viggiano nel corso della sua audizione del 21 aprile 2016: “come amministrazione abbiamo contestato alle passate amministrazioni regionali […] il mancato sviluppo; le royalties furono date per fare sviluppo, per mitigazione ambientale e per creare posti di lavoro alternativi al mondo del petrolio; invece si è continuato in una spesa socio-assistenzialistica senza garantire un vero sviluppo. Questo purtroppo è successo anche a Viggiano ed è stato il motivo della candidatura, perché qualcosa è stata fatta, ma con molta lentezza e soprattutto senza un progetto di visione globale, per cui vi era spesso una spesa a macchia di leopardo. Si può anche fallire ma prima bisogna puntare su qualcosa e soprattutto velocizzare. Spesso è stata utilizzata come scusa la spesa delle royalties, perché erano rimasti milioni di euro non spesi, cosa di cui sono grato alle precedenti amministrazioni perché al nostro arrivo abbiamo trovato una cassa di 60-64 milioni di euro di avanzo”. Nelle parole del sindaco di Montemurro, comune in cui si trova il pozzo Costa Molina 2 si coglie per altro verso il disallineamento tra la richiesta di maggiori entrate e la loro finalizzazione: “quest’anno prendiamo 350.000 euro, ma ci sono stati anni in cui si prendevano 500-600.000 euro. Negli anni precedenti si lavorava sulla prevenzione, pulendo le strade interpoderali, regimentando le acque, quindi restavano 100.000 euro con cui sono stati fatti dei bandi, l’anno scorso per incentivare le nascite perché il comune ha una bassa natalità, abbiamo realizzato dei bed and breakfast, siamo intervenuti sugli olivi perché Montemurro è famoso per il suo olio, abbiamo provato a incentivare queste attività […] però la strategicità di quel pozzo avrebbe dovuto far sì che le royalties non fossero così basse”

(…..)

In sostanza, nel periodo 2010-2015, la regione Basilicata ha impiegato le risorse provenienti dalle royalties in maniera quasi paritetica tra le due tipologie di spesa: il 49 per cento per quelle in “conto capitale” ed il 51 per cento per quelle “correnti”. Per quanto attiene, invece, ai comuni della Basilicata percettori di royalties, i dati statistici sono rinvenibili esclusivamente nella già citata pubblicazione “Indagine sull’utilizzo delle risorse generate dall’estrazione petrolifera”18 della sezione regionale di controllo della Basilicata Corte dei conti.

La magistratura contabile ha, infatti, richiesto ai predetti enti locali, per il periodo oggetto dello studio (2001-2013), di fornire notizie in ordine all’impiego delle risorse in argomento.

Le risposte pervenute dai comuni sono state frammentarie ed, in alcuni casi, discordanti con i dati in possesso della Corte dei conti: ad ogni buon conto, per avere almeno un minimale parametro di riferimento, si riportano, nella tabella che segue, le percentuali delle spese in “conto capitale” e quelle “correnti” sostenute dai cinque comuni ritenuti maggiormente significativi in base alle risorse da royalties incamerate.

Tab. 6 – Impiego risorse da royalties di alcuni comuni della Basilicata nel periodo 2001/2013

(valori espressi in euro)

ENTE PERCETTORE ROYALTIES PERCEPITE 2001/2013

TIPOLOGIA SPESE

Spese in                                                       “conto  capitale”                         Spese “correnti”

Comune di Viggiano 122.385.150                 51,9%                                                     48,1%

Comune di Grumento Nova 20.091.556      35,8%                                                     64,2%

Comune di Calvello 16.962.923                    59,2%                                                      40,8%

Comune di Marsico Nuovo 7.042.376         35,8%                                                       64,2%

Comune di Montemurro 4.949.525              6,2%                                                        93,8%

 

Fonte: elaborazioni su dati dalla Sezione Regionale di Controllo della Basilicata della Corte dei conti

(“Indagine sull’utilizzo delle risorse generate dall’estrazione petrolifera”)

  

La magistratura contabile conclude affermando che “la mancanza di vincoli legali di destinazione deve, tuttavia, coniugarsi con l’esigenza che le risorse da royalties siano utilizzate nel rispetto sia dei principi della “sana gestione” finanziaria, sia per obiettivi comunque coerenti con la finalità di promozione dello sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche, dell’incremento industriale e degli interventi di miglioramento ambientale […] D’altra parte, se è indice di virtuosità la realizzazione di un avanzo della gestione corrente, anche grazie all’apporto delle risorse petrolifere, da destinare a spese di parte capitale, è anche vero che la possibilità di realizzare in concreto spese per investimenti presuppone capacità progettuale, amministrativa e tecnica che, spesso, non è alla portata degli enti di più piccole dimensioni che, pure, ricevono proventi superiori ai bisogni della sola parte corrente”. E’ proprio la mancanza di capacità o possibilità concreta di investire queste somme – per vincoli obiettivi, per mancanza di risorse umane adeguate – che qualifica in senso negativo la vicenda complessiva; come correttamente rileva la magistratura contabile “in questo senso gioca un ruolo non sempre sinergico il sistema di calcolo dell’obiettivo finanziario finalizzato al rispetto del patto di stabilità interno, come anche i vincoli assunzionali e gli altri obiettivi di finanza pubblica, che andrebbero opportunamente calibrati in relazione alla potenzialità finanziaria che lo stesso legislatore conferisce a questi enti.

Per contro, non è sembrata adeguatamente sfruttata, sebbene sia previsto come obiettivo di finanza pubblica, la possibilità di utilizzare parte di queste risorse per la progressiva riduzione anticipata dell’indebitamento, locale e regionale, e non solo per il suo ammortamento, cosa che potrebbe portare a un rafforzamento della situazione patrimoniale degli enti e a una ulteriore e progressiva riduzione del costo annuo del debito, con miglioramento della liquidità, presente ma soprattutto futura”.