TOTAL, EMERGE IL VOLTO DURO DEL PADRONE

  1. Ora che lo sfruttamento e’ a buon punto, che gli affari vanno bene, che c’è un interloutore regionale disponibile,  e preoccupato dei soli interessi nazionali, cui sta portando un contributo tanto importante quanto sottovalutato, sia pure a danno della comunità regionale, emergono comportamenti che sul piano delle relazioni sndacali non si sono mai visti nel passato. Mancanza di trasparenza, decisioni che riguardano lavoratori fatte passare in silenzio, senza confronto, ditte dell’indotto che vanno giu’ dure rispetto ai diritti dei lavorarori.. Una gestione padronale violenta e mascherata, promessse su nuove attività non mantenute. e via di questo passo. La denuncia della Uilm  che riportiamo non può che aprire il copercho di una discussione seria in consiglio regonale, se ancora è capace lAula di affronttare temi che non riguardano le carriere dei politici ma la responsabilità di amministratori di una comuniità regionale, cosa di cui si comincia seriamente a dubitare.

Dice la uilm:. Quello che si respira ogni giorno dentro questo centro non è lavoro: è tensione, disillusione, rassegnazione. È abuso, è paura. Oltre alle percentuali produttive e ai progetti sulla carta – come il famigerato CED – c’è un silenzio assordante sui diritti, sulle condizioni, sulle persone. Le dichiarazioni di Total, i comunicati stampa del provider, gli annunci pubblici e e frasi di circostanza rilasciate qua e là – dentro i tavoli della trasparenza o alla stampa – sono diventati un insulto alla realtà vissuta ogni giorno dai lavoratori. La verità è che a Tempa Rossa è scoppiata una bomba sociale. E chi fa finta di  on vedere è complice. Dentro questo centro si è imposto un modello dove il “padrone morale” di turno etta legge. Una morale falsa, arrogante, strumentale. Alcune aziende c omprese quelle dell’indotto – si comportano come feudatari moderni. E la Total, con il suo silenzio, li lascia fare. Ci troviamo di fronte a una gestione padronale violenta e mascherata, dove si impongono decisioni, si calpestano accordi, si gioca con le vite delle persone. I lavoratori vengono trattati come numeri sacrificabili. Le lettere degli avvocati fioccano. Le diffide pure. Ognuno cerca di pararsi. Ma nessuno si prende a responsabilità. Avevamo sottoscritto un verbale chiaro, nella vertenza Lucania Servizi: né i avoratori di quella realtà, né quelli di Tecnoindustrie avrebbero dovuto subire ritorsioni o perdere il lavoro. E invece? Quel verbale è diventato carta straccia. Una farsa. Una bugia. Dal giorno dopo, tutto è stato smentito dai fatti. Colpevoli?La guerra tra padroni e padroncini. La logica del profitto sulla pelle della gente.  Nell’ATI c’è una lotta interna feroce. Chi promette, disdice. Chi firma, rinnega. Chi garantisce, scarica. E a pagarne il prezzo sono gli operai. Ogni giorno. In silenzio. Umiliati. Intanto la Total continua a tagliare. Razionalizza. Sospende. Non c’è stata alcuna risposta occupazionale per chi ha perso il posto – vedasi il servizio antincendio – e intanto si moltiplicano colloqui incrociati, interposizioni di manodopera, appalti opachi. Il tutto dentro un sito che estrae ogni giorno oltre 40.000 barili, pari a quasi 2 milioni e mezzo di euro al giorno, circa 74 milioni al mese e 890 milioni di euro all’anno solo relativamente al greggio. A questi numeri vanno aggiunti anche gli introiti derivanti dal gas e dal GPL, che rendono il valore complessivo ancora più impressionante. E quanti posti di lavoro produce tutto questo? Meno di 600. Total. 401 indotto. Numeri ridicoli. Una beffa. Un’offesa a una regione 177 intera.in più, hanno chiuso la struttura Total di Potenza, con la scusa del “riavvicinamento” al sito. In realtà, mentre qui si taglia, a Milano si ingrassa. Sì, proprio lì: sede potenziata, assunzioni, funzioni strategiche. Con quali soldi? Non quelli del petrolio della Basilicata.Allora la domanda è: perché un giovane ingegnere lucano non può lavorare qui? Perché non si valorizzano le nostre competenze? La verità è che si vuole svuotare questo territorio. Togliergli anche la dignità della professionalità. Avevano promesso – anche qui – che nei mesi di maggio e giugno si sarebbero aumentate le attività, per garantire i livelli occupazionali. Altra bugia. Altri silenzi. Altro fumo. A questo punto, non c’è più tempo. Serve una presa di posizione. Ora. La UILM chiede all’assessore Cupparo la convocazione immediata di un incontro sulla vertenza Tecnoindustrie, che coinvolge direttamente l’intera Ati e ovviamente la Total.Non è accettabile ciò che sta accadendo. Non è più sostenibile che i lavoratori engano tenuti appesi ogni mese, senza alcuna certezza, in balia di padroni improvvisati e multinazionali arroganti. Questa compagnia deve rispettare le regole. Punto. E se non lo fa, va fermata. Non si può continuare ad arricchirsi distruggendo tutto quello che c’è intorno. Non possiamo più accettare che mentre si estraggono miliardi dal sottosuolo, qui sopra restino solo precarietà, paura e silenzio. È ora di cambiare passo. Ora davvero.

 

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