L’erosione delle spiagge italiane è un problema con cui da anni si cerca di fare i conti in Italia e soprattutto sul versante jonico-adriatico, ma finora  più che farci i conti si è pensato a mettere pezze ad un pantalone consumato. E  che quello che si sta facendo in alcune parti rappresenti un rimedio peggiore del male non lo dice il bagnino di turno, ma il prof. Franco Ortolani, già ordinario alla Federico II ,geologo di fama internazionale e studioso di particolari situazioni costiere che riguardano la Basilicata. La sua relazione sulla evoluzione dei litorali “ il caso dei delta dei fiumi Agri e Basento in Basilicata” merita di essere letta per intero ed è per questo che abbiamo deciso di pubblicarla in Pdf qui a fianco. Dice lo studioso che : a) il problema è solo all’inizio e dobbiamo fare i conti con questo fenomeno per almeno 100/150 anni b) le difese costiere tipo barriere soffolte non sono una soluzione percorribile perché possono peggiorare le acque costiere e modificare il paesaggio naturale; c) l’intervento più serio che si può fare è prendere sedimenti simili a quelli esistenti sulle fasce, andando a reperirli lungo il letto del fiume dove milioni e milioni di metri cubi si sono fossilizzati a causa della diminuita portata delle acque; d) che rispetto a queste soluzioni siamo in netto ritardo e che perdurando un sostanziale tentennamento sul che fare, si finirà con il non poter fare più niente. Questo in sintesi il suo pensiero, che porta evidentemente a porre l’interrogativo sul risultato che possono dare gli interventi sin qui messi in atto dal Dipartimento Ambiente della regione, che pure qualche soldino lo ha speso, soprattutto a Metaponto per il cui litorale sono stati impegnati 1,8 milioni di euro proprio per la installazione di barriere soffolte. Berlinguer dice che i risultati ci sono, ma più che andare per tentativi ( l’intervento dovrà scorrere per tutta la fascia costiera, fino a Nova Siri) crediamo sia ora di  mettere a punto un piano regionale di difesa delle coste, nel quale, oltre ad interventi pluriennali di ripascimento con prelievo di sabbia della stessa origine fluviale, ci siano puntuali interventi di manutenzione ordinaria, alla quale non possono rimanere estranei i Comuni e soprattutto i gestori dei lidi, che sono poi quelli che più hanno interesse a far sì che le cose funzionino. Basta dunque con i tentativi caso per caso, è necessario mettere insieme competenze forti per evitare a) che si costruisca in prossimità delle foci; b) che ogni Comune faccia di testa propria c) che arrivati a giugno, ognuno si ricordi del problema, salvo poi farlo morire da ottobre a maggio di ogni anno Chiaro, no?

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