Il consenso una volta lo si raccoglieva sul territorio per riversarlo sul territorio sotto forma di politiche coerenti e necessarie; oggi lo si raccoglie per giocarselo sui casinò romani , lì dove porti la dote per fare carriera. L’involuzione della politica è in questo rovesciamento di clessidra: le decisioni non salgono dalla base verso i vertici, attraverso un meccanismo democratico di coinvolgimento, ma arrivano dall’alto  in una specie di neo centralismo che non ha nulla di democratico. Il leaderismo ormai ha rotto il giocattolo della democrazia di base  e funziona nel senso che uno decide per tutti e per tutto. Ha cominciato Berlusconi , poi  è arrivato Renzi, poi Salvini  e possiamo aggiungerci Di Maio con il suo truccatissimo voto elettronico che finge di rendere democratico e partecipativo quello che non è né l’una né l’altra cosa. Neanche Zingaretti ha cambiato il sistema giacchè se è vero che la sua elezione è avvenuta con le primarie è pur vero che essa ha legittimato un leaderismo che non ha niente a vedere con la collegialità decisionale. Quando si capirà che alla base  della disaffezione verso il voto o della protesta verso chi governa c’è esattamente questa distorsione nel modo di decidere si aprirà veramente una pagina nuova nel nostro Paese. In questi mesi sono successe cose che si offrono come esempi esplicativi: 1) L’on.Speranza ha sacrificato una sicura vittoria al Comune di Potenza per portare in dono a Zingaretti la prova della sua volontà di andare uniti  come centrosinistra e di ricomporre le antiche fratture; 2)  una intera classe politica di centrodestra si è zittita di fronte a Salvini che veniva incoronato col caschetto giallo al Cova di Viggiano e da allora non ha più cacciato l’argomento petrolio ( che pure prima era servito per attaccare il precedente Governo); 3) mezzo movimento cinquestelle ha visto nel meccanismo di scelta del candidato Governatore un modo per coartare la volontà della base e di imporre un candidato preconfezionato.  E parallelamente a questo stravolgimento dei meccanismi di rappresentanza , il territorio regionale ( di questa o quella regione non importa) perde la sua centralità e si allontana come in un binocolo messo al contrario. Il petrolio a Roma non puzza,  il deposito nucleare si poteva fare ( e forse si può fare) , le priorità vengono inglobate in altri meccanismi di selezione che mettono insieme convenienze, interessi  e scadenze. Prendiamo i voti dei cittadini per offrirli in dono a Roma come una volta si portava il prosciutto e l’olio ai dirigenti dello Stato. Senza saperlo ci stanno facendo tornare indietro ai tempi dei baroni e dei marchesi che prendevano i redditi dalle terreni del metapontino o del Bradanico o del vulture e facevano la bella vita a Roma. Per una democrazia malata bisogna che si ricominci daccapo, magari con partiti o movimenti le cui strade non portano a Roma ma si fermano a Potenza e Matera per osservare da vicino i fatti di casa nostra. rocco rosa