LIDIA LAVECCHIA

“Nel piano strategico regionale, si parla di visione, ma si guarda al passato, ancora immaginando  che il petrolio possa  continuare ad essere un potenziale di crescita , dimenticando i danni e gli effetti che una politica da rapina ha prodotto..” Europa verde , in conferenza stampa, va all’attacco della programmazione presentata dal governmo Bardi ,.  che non portano da nessuna parte. Parte da quest’attacco articolato e strutturato il messaggio di  cambiamento che Europa verde ha lanciato ieri a Potenza, con una vera e propria strategia alternativa che il Movimento porrà a base delle alleanze.  Obiettivo principale dell’iniziativa  è far arrivare forte la voce dei Verdi lì dove c’è la volontà e la possibilitàà di costruire un’alternativa a questo governo regionale, basato sui progetti concreti e sulle condizioni positive che questo territorio offre, a partire da quelle energetiche.  Bisogna innanziautto partire dal contrasto alla spopolamento  facendo politiche che aiutino il reinsediamento di giovani, a cominciare dalle case nei centri  in uso gratis alle giovani coppie, per finire all’innalzamento della qualitàò dei servizi per l’infanzia, pe l’attività scolastica e per la qualità di vita.

La priorità di Europa Verde è sicuramente la transizione energetica, la riconversione industriale di quei siti inquinati e sicuramente il lavoro e la meritocrazia, la scuola,l’università. Abbiamo dei centri di eccellenza come il centro di geodesia spaziale, nuove professionalità che vanno sicuramente coltivate e implementate nei pubblici servizi,senza tralasciare il tema del turismo, che va sicuramente sostenuto e considerato il punto di partenza di Matera 2019, che non può essere solo un’esperienza finalizzata a quel momento storico che ci ha visti capitale europea della cultura, ma deve essere il punto di ripartenza di una regione, che è necessario debba basare il suo ‘knowhow’ e la sua offerta sul turismo, sulla cultura e naturalmente sull’accoglienza.

Sulla transizione ecologica si gioca una grossissima fetta di futuro: veniamo da una condizione di disagio che non riusciamo ad esprimere in realtà che è quella di un ministro (Cingolani) che di fatto non sta parlando di transizione ecologica, ma che sta sostanzialmente immaginando di riportarci indietro nel tempo; il nostro futuro dipenderà esclusivamente delle cose che immaginiamo di fare da qui ai prossimi mesi.

C’è il tema caldo del PNRR su cui naturalmente va costruito certamente un percorso idoneo, ma non può essere unicamente quello su cui basare la propria identità culturale e politica della nostra regione; le nostre priorità sono sostanzialmente di ritornare a parlare del nostro territorio, recuperando quelle che sono le nostre tradizioni, per cambiare quel modello di sviluppo che fino a questo momento non ha dato i risultati che ci attendevamo. Un modello di sviluppo evidentemente sbagliato che ha portato a quello che lo Svimez raccontanella parte che anticipa il piano strategico: lo spopolamento. I dati Svimez prevedono, infatti, che nei prossimi 40 anni ci sarà in Lucania un declino demografico di 40.000 abitanti e di 4000 lucani all’anno, per cui nel 2060 saremo circa 350.000. È inevitabile cambiare questo paradigma che una regione piccola come la Basilicata non può offrire alternative al suo popolo. “Non parliamo di illusione, non parliamo di sogni o utopie, parliamo di progetti concreti e realizzabili, di attività che devono essere realizzate nell’interesse della Regione Basilicata. Tutto ciò non certo nell’interesse di una classe dirigente che fino a questo momento ha dimostrato di essere non solo ripiegata su sé stessa, ma mirata esclusivamente a soddisfare quelli che sono i desiderata di lobby petrolifere e energetiche che in questo territorio hanno già trovato un’accoglienza sovradimensionata rispetto a quella che in realtà stanno lasciando di fatto in tutti i comuni della Basilicata: un inquinamento pesante e difficile da bonificare.” 

Appare evidente, dunque, e sotto gli occhi di tutti, che se in Basilicata si continua ad avere come punto di partenza l’estrazione di petrolio, come punto di riferimento per gli hub energetici, è del tutto evidente che saremo esclusi dal ragionamento della transizione energetica che prevede esattamente il contrario. Questo lo si legge a chiare lettere dal piano strategico, che, peraltro,è ancora una bozza presentata addirittura a Roma, quindi come se non fosse neanche interesse dei lucani conoscere quelli che sono i temi di fatto che rappresenteranno poi le priorità di questa Regione, che prevedono debbano essere sviluppate da qui al 2030 e che quindi lascerebbero in eredità come uno strumento che probabilmente non è né calato nella realtà locale, né voluto dai cittadini della nostra regione. Nel piano strategico regionale si fa riferimento ai giovani e alle aree interne, ma questa parvenza di futuro non trova né riscontro, né seguito. Si esprime il bisogno, con un non meglio specificato intervento e non meglio specificata attività, di come fornire questo aiuto ai giovani perché creino imprese endogene,piuttosto che continuare a immaginare il loro futuro fuori da questa Regione. Futuro che, per come è stato impostato il piano strategico, sicuramente sarà lontano dalla Regione Basilicata. “Noi di Europa Verde vogliamo creare una controtendenza rispetto a questo, lo faremo mettendo sul tavolo delle nostre proposte alternative che riteniamo debbano essere a supporto di quello che è stato redatto dalla Regione Basilicata.Questi presupposti non fungono, come invece dovrebbero, da stimolo per poter prevedere nuove idee che possano attrarre nuove risorse, non prevedono delle iniziative legate alle grandissime potenzialità delle fonti rinnovabili in Basilicata, come ad esempio l’idrogeno o l’eolico.” .“Non c’è la voglia e il coraggio di abbandonare il settore fossile, lasciando sempre più spazio alla geotermia, all’eolico e all’idroelettrico. In sintesi, dunque, il piano è atrazione fossile ed è l’esatto contrario dell’orientamento che invece dovrebbe caratterizzare una regione come la Basilicata, ricca di elementi naturalistici e paesaggistici da conservare.”

Non dimentichiamo che questo Piano si realizza dopo due anni e mezzo di amministrazione regionale che prova a rilanciare l’aspetto occupazionale e di ripopolamento delle aree interne su operazioni infrastrutturali che hanno tempi indeterminabili e la Basilicata ne conosce alcune di queste opere, che stanno ancora ferme da decenni e quelle in corso hanno tempi di realizzazione lunghissimi. Un piano incagliato su sé stesso dunque, che non porterà a nessun esito di rilievo. Quello che preoccupa, oltre all’aspetto ambientalistico, è anche la mancanza di modelli di comunità, i modelli di filiera corta, di produzione e di consumo di energia, con tutto ciò che ne consegue. In Basilicata proviamo a dire no, è un obbligo, non un’opportunità, quindi partendo da lì, arrampicandosi sugli specchi su come trasformare le grandi opportunità del PNRR che destina la gran parte delle risorse alla transizione ecologica, c’è un solo modello nel quale bisogna credere: il modello della transizione ecologIca.

 

Nella foto, tra gli altri, il Segretario Regionale di Europa Verde Giuseppe Digilio, i componenti del coordinamento tematico Francesco Pietrantuono e Vittoria Purtusiello, Cristina Florenzano, il coordinatore della provincia di Potenza Lorenzo Larocca, il consigliere nazionale Donato Lettieri