Un mese fa nessuno , nel Pd, avrebbe parlato di una Basilicata a rischio di risultato elettorale. Era così ben stretto il sistema da far stara tranquilli, al punto che a livello nazionale si pensava di imbucare qualcuno nel silenzio delle montagne lucane . Adesso le facce si sono fatte un po’ meno gioviali e se anche il risultato non è compromesso, c’è il senso di una battaglia più dura del previsto. Sta venendo meno soprattutto la spinta dal centro, di un partito che non è riuscito a mettere un leader davanti diverso da Renzi e che rimane privo finora di quel 4-5 per cento di contributo aggiuntivo di una chiara leadership Gentiloni . Adesso si punta al gioco di squadra,mandando in campo i ministri migliori, ma anche questa svolta la decisione rischia di essere tardiva. Da due mesi, pur nella consapevolezza di un Renzi che ha giocato la sua partita per rimettere in piedi la barca italiana  avevamo  sottolineato la necessità di intestare questa battaglia elettorale ad un leader meno divisivo, meno odiato, meno avversato. Questa titubanza a muoversi nella direzione indicata dal senso unico, si sta pagando cara e anche quello che era scontato in periferia, scontato più non è. Ecco perchè anche il discorso delle liste del Pd si è fatto più complicato, perché Pittella non può reggere il peso di tutti e perché se non si intrecciano le candidature in maniera che tutti debbono contribuire a tirare la fune, c’è il rischio che basta un disimpegno non visto per far crollare il tutto.  C’è estremo bisogno di leader portatori di voti, e questo fa accantonare ogni tentativo di tirare dritto lasciando qualche scontento in sospeso, come sempre è accaduto. E c’è chi all’esterno aspetta proprio qualche spaccatura per infilare quel piede di porco capace di far saltare il tutto. Insomma ,per Polese, sono giorni di sofferenza. Pensava ad una discesxa verso le elexzioni e si trova a scalare il K2. r.r.