Faruolo Pasquale, l’artigiano dei fuochi
Scritto da Lucia Lapenta

Per svolgere un lavoro come quello dell’artigiano ci vogliono essenzialmente tre elementi virtuosi: la sapienza, l’esperienza e la manualità uniti al senso della forma, del colore e dell’armonia. Pasquale Faruolo, quarantaquattro anni di Rionero in Vulture non è un artista convenzionale, ma al pari di un creativo, ci sa fare con le sue mani, conosce bene le tecniche di esecuzione e, in più, ha dalla sua parte un bagaglio di tradizioni ereditate direttamente dai suoi avi.

Da tre generazioni, infatti, la sua famiglia è nota per essere stata tra le prime in Basilicata a trattare con la polvere da sparo, a realizzare mine da cava e le classiche “bombe” per far saltare i massi. Prima di lui, nel corso di quasi un secolo, erano fochisti suo padre, il nonno e persino il bisnonno. Da genitore a figlio, in un’ideale continuità di esperienze e di valori.

Così, da quando è nato, Pasquale ha sentito immediatamente l’attaccamento verso quella piccola fabbrica fuori il paese alle pendici del Vulture, messa su dal nonno (di cui porta anche lo stesso nome) nei primi anni del Novecento e che, ora, è diventata un vero laboratorio per la produzione e realizzazione di fuochi che sono molto di più di canonici botti, tutti fumo e rumore.

“Da cinque anni – conferma il rionerese la cui passione coincide esattamente con il suo mestiere – produco e realizzo fuochi pirotecnici artigianali. Per me questa attività è più che un mestiere, una passione interiore per cui sono disposto a sacrificare la maggior parte del mio tempo. Faccio tutto da solo, senza l’ausilio di altra manovalanza, utilizzando esclusivamente le mie mani: dalla preparazione dei componenti esterni delle bombe alla realizzazione dell’involucro, alla miscela dei colori, prestando particolare attenzione alla loro apertura, agli effetti cromatici e alla loro geometria una volta sparati in aria. I fuochi, come l’abito di Arlecchino, si confezionano man mano che si ha a disposizione la stoffa, dando vita a un arcobaleno di luci”.

Ininterrottamente, da Aprile a Settembre, Pasquale è in giro con le sue bombe per le feste di paese, mentre nel resto dell’anno lo si trova sempre nel suo laboratorio, alle prese con composti chimici e gli attrezzi del mestiere.

“La fabbricazione dei petardi – sottolinea Faruolo che nella sua fabbrica conserva ancora con orgoglio i riconoscimenti ottenuti dal nonno, insignito nel 1950 anche del titolo di Cavaliere del lavoro – è un processo lungo e complesso che richiede estrema attenzione e cura dei dettagli. In regione siamo veramente in pochi a essere specializzati nella preparazione artigianale. Da un lato perché non c’è il mercato che, invece, esiste nelle altre realtà come quella partenopea e, dall’altro, perché anche la fenomenologia dei riti è cambiata. Fino a qualche ventennio prima, i fuochi costituivano un momento centrale del folklore locale. Ogni festività si apriva e si concludeva con lo spettacolo degli scoppi artistici. Oggi, invece, al richiamo dei botti si preferisce quello del cantante di grido”.

Nonostante la crisi del settore, Pasquale riesce comunque a lavorare e a portare la sua arte nelle piazze.

“Nel 99 per cento dei casi – afferma il giovane pirotecnico, padre di due figli per i quali tuttavia sogna un lavoro diverso dal suo – vengo chiamato dai comitati-feste locali. Pochissima, invece, è la richiesta che giunge dalle istituzioni o dai privati, per esempio in occasione dei matrimoni. Spesso mi capita anche di portare i miei spettacoli ad Avellino e nella vicina Puglia”.

Ma è in Basilicata e nelle miriadi di frazioni, alcune delle quali microscopiche ma molto attive, che c’è il grosso della sua clientela.

“Ultimamente ho sparato a Scalera, a Balvano in occasione della festività di Sant’Antonio e San Vito mentre, prossimamente, mi esibirò direttamente a Rionero per la festa della Madonna del Carmelo”.

Un appuntamento pressoché fisso per lui che ha ereditato molto più che un’azienda, un patrimonio di storia, tradizione e saggezza.