Forse chi sta dietro una scrivania non si è accorto che fuori il mondo è cambiato e che certe arroganze, certi silenzi, certi menefreghismi non sono più tollerati dai cittadini, i quali, sempre più numerosi, rivendicano il diritto di conoscere. Tempa Rossa, l’Eni, la Total facendo tanto male al territorio, insieme a chi li ha lasciati fare, hanno finito col fare qualcosa di buono: ed è che nessuno si fida più delle chiacchiere e tutti vogliono vedere le carte e i documenti. Il tuttapposto verbale non incanta più nessuno e, sempre più spesso c’è qualcuno che prende carta e penna e scrive in procura. Pio Abiusi poi, dell’Associazione Ambiente e Legalità, nei tribunali o alla Corte dei conti ci va un giorno si ed un giorno no, e quelli che lo consideravano un rompiballe “professionale” oggi debbono ricredersi e riconoscere che fa bene , anzi fa quello che dovrebbero fare tutti i cittadini, visto lo stato in cui siamo. Così riguardo al petrolio, così riguardo al termovalorizzatore ex Fenice, i cui dati di monitoraggio sono ancora una volta diventati introvabili.

Chi segue le tematiche ambientali sa che già una volta alcuni dati rivenienti da monitoraggi occasionali intorno a Fenice e che rilevavano emissioni fuori norma furono dati per scomparsi e poi ritrovati all’Arpab di Matera. Come fossero finiti fuori strada, si fa per dire, è un mistero  ancora al vaglio della Magistratura potentina. Il nuovo caso riguarda il Comune di Melfi che, a seguito di una sentenza del Tar di basilicata ( che aveva dichiarato che non spettava a Fenice monitorare terreni non di proprietà dell’azienda  ) aveva deciso, di concerto con gli uffici regionali, di effettuare il monitoraggio delle acque di falda idrica sotterranea e la caratterizzazione dei terreni localizzati a valle di Rendina Ambiente s.r.l.e ricadenti nell’area di proprietà della SATA s.p.a. Sata autorizzò l’impianto della rete piezometrica, la Regione finanziò per circa 90 mila euro l’intervento ed autorizzò con Decreto del Presidente della giunta Regionale l’esecuzione delle perforazioni utili alla realizzazione della rete piezometrica e le procedure successive. Le modalità tecniche circa la realizzazione della rete furono decise dai tecnici nominati dal Comune di Melfi con quelli dell’Arpab. Si arrivò al 1 Dicembre 2015 ed il Sindaco di Melfi ebbe a dichiarare al dirigente regionale preposto all’ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale della Regione Basilicata che era avvenuta la esecuzione delle analisi delle acque prelevate nei piezometri realizzati nell’area SATA ed a breve si sarebbero potute fare la valutazioni. Da allora- dice Abiusi- si sono perse le tracce di queste analisi effettuate dall’Arpab : che fine hanno fatto ed a chi sono state inviate… se sono state inviate?. Oggi finalmente si apprende dall’Arpab che i risultati e le valutazioni di quelle analisi sono state inviate nel febbraio 2016 al Comune di Melfi, alla Regione Basilicata- Dipartimento ATPS,alla Provincia di Potenza ed all’ASP, Nessuno dei 5 enti consegnatari si è preoccupato di rendere pubblici quei dati eppure il d.lgs 33/2013 sulla trasparenza parla chiaro. Appare evidente che una volta che quei dati  verranno fuori occorrerà fare una nuova campagna di monitoraggio perchè quelli esistenti avranno  un valore da archivio. Eppure di quei dati, ancorchè scaduti,  si dovrà fare uso nella conferenza di Servizio, prevista per il due febbraio, perché eventualmente utili per la bonifica. Questi dati, quando usciranno fuori, dovranno anche confrontarsi con quelli dei  piezometri installati da Agrobios nell’area industriale di S. Nicola di Melfi, per poi sottopore il tutto alla valutazione dell’Ispra. Intanto un altro anno se ne va. Come diceva Tenco: e’ un’abitudine.