Quando parliamo di democrazia in Italia dobbiamo sempre tenere presente un certo carattere di buona parte degli italiani: opportunistico, servile e cambia bandiera, sempre pronto a salire sul carro del vincitore e a idolatrarlo fino a fargli montare la testa, salvo poi scaricarlo quando la fortuna gli volta le spalle. Basta vedere il comportamento di quelli che avendo vinto difendendo la Costituzione, oggi calpestano quella Carta appena salvata a) non partecipando al voto di fiducia del nuovo Governo, b) mobilitando la piazza al grido di “si voti subito”. Già, tutti
Non siamo in Inghilterra e non abbiamo vinto la guerra dopo aver chiesto al Paese di offrire una prova stoica di orgoglio e di dignità. Siamo il Paese dei Comuni in lotta tra di loro, pronti a unirsi, dividersi, congiurare dalla mattina alla sera. Come si può pretendere che una forza che voleva fare un uso” igienico” della bandiera italiana possa pensare a rispettare almeno l’ordinaria amministrazione di un Governo nato per portarci alle elezioni?
E di fronte a questo scenario, Renzi non può semplicisticamente pensare al ritorno di Zorro 2, la vendetta. Deve rendersi conto che le cose sono più complicate e che occorre risalire il fiume controcorrente per tornare ad una proposta che sia recepibile dalla maggioranza del Paese. Se anche facesse a sua immagine e somiglianza il Pd, con un congresso rapido e capace di mobilitare la gente, si troverebbe con un partito che è minoritario nel panorama politico italiano e che probabilmente sarà destinato a fare l’opposizione nella prossima legislatura. Né è pensabile ( e tantomeno consigliabile) costruire in alcuni mesi un partito moderato di centro perché questo può solo nascere da un processo di progressiva identificazione dei cittadini con la proposta politica e non mettendo insieme quattro o cinque leader che ormai non portano che se stessi , le loro aziende e le loro famiglie e che messi tutti insieme non arrivano al 6 per cento. La sola strada percorribile è un partito nuovo, rinnovato negli uomini ma rinsaldato nella sua identità di partito riformista di centrosinistra . Un Pd unito, con regole nelle quali chi vince non piglia tutto, perchè questo agevola solo la corsa confusa verso il leaderismo che non fa bene ad un partito che è nato per essere plurare. Ma un partito nel quale il rinnovamento venga fuori da un nuovo patto generazionale, fatto di ossequio non formale allo Statuto, di primarie , di congresso su tesi ; ma soprattutto di un Pd che affronti quella questione morale che ha sempre rifiutato di vedere, che possa chiudere i conti col passato, pensionando tutti quelli che lo hanno usato come strumento di potere o peggio come strumento per far soldi. Un nuovo Ulivo, ma togliendo le radici marce, a tutti i livelli di governo. C’è una nuova classe politica fatta di Sindaci virtuosi, di persone che sanno servire la società, di giovani preparati. Ecco, se si riuscisse ad entusiasmarli con un progetto di spessore e a metterli in una casa comune, forse Renzi potrebbe ancora governare il futuro.
