La Ferrari molla la presa sul 2016 e riordina le carte per il 2017. Circola da tempo in questi giorni una mezza dichiarazione di resa da Maranello: perse tutte le speranze per il titolo 2016, ma lo sviluppo della SF16H non verrà interrotto. «Queste cose non succederanno mai con me presidente» ha ribadito Sergio Marchionne, in polemica con le passate esperienze dell’era Montezemolo.
La chiave del successo dovrà essere Mattia Binotto, il nuovo Direttore tecnico della Scuderia. Il motorista chiamato a raccogliere l’eredità di James Allison ha già firmato gli ultimi due propulsori del Cavallino. Lunga la sua esperienza in Rosso: è stato per anni il vice di Luca Marmorini, il capo dei motoristi Ferrari fino al 2014.
Il «parto» di Binotto è stato travagliato. Per mesi la Scuderia non ha voluto archiviare il rapporto di lavoro con James Allison. Il DT inglese ha subito la perdita della moglie a inizio anno e non ha potuto seguire con assiduità lo sviluppo della monoposto: alla fine le strade si sono separate con un colloquio tra Marchionne e Allison che secondo Leo Turrini «non è stato semplice».
Ma che spiegherebbe due questioni controverse: lo sbando della squadra quando Allison non è potuto più scendere in pista e le voci insistenti sulla sostituzione di Arrivabene. Voci che hanno spinto Vettel a scendere in difesa del team principal: «Maurizio […] sta facendo un ottimo lavoro» ha detto il tedesco il 28 luglio. «È la sensazione che abbiamo tutti in squadra».
Come confermato da più fonti, la Ferrari ha già attivato un gruppo di tecnici per la vettura 2017. Lo sviluppo della SF16H, come detto, non è abbandonato: Binotto e i suoi sottoposti hanno il compito di rimetterla davanti alla RB12 in classifica costruttori. L’automobile di quest’anno servirà anche per ricavare ulteriori dati per l’anno successivo. Utilissimi, visto che cambierà il regolamento e tutti gli archivi tecnici potrebbero invecchiare dall’oggi al domani.
Le squadre hanno concordato un regolamento 2017 che dovrebbe rendere le automobili molto più veloci rispetto a quelle attuali. Le stime sono discordi: c’è chi quantifica il miglioramento in cinque secondi al giro, e chi solo in due. Anche le previsioni sportive non sono univoche: nel paddock si teme che le nuove regole aerodinamiche possano avvantaggiare la Red Bull, che a quanto pare ha contribuito a scriverle. Tuttavia c’è anche chi ritiene che i distacchi potrebbero dilatarsi. Adrian Newey, il papà delle Red Bull degli anni d’oro, ha confidato ad Autosprint che stima vetture 3-4 secondi più veloci e prevede: «il divario nel tempo sul giro tra le varie monoposto sarà maggiore».
Se la Ferrari ha delle vere chances per riconquistare la vetta, se le giocherà quest’inverno. Dovrà recuperare una cronica inaffidabilità dei componenti-chiave della macchina (Raikkonen ha rotto la turbina a inizio anno e Vettel ha cambiato il gear-box una gara sì e una no) e provare a mettere insieme un progetto unico. A detta di Mazzola, nei giorni scorsi ospite su Sky, il vero problema del Cavallino è l’incapacità di progettare a tutto tondo. Ovvero di pensare la macchina globalmente, e non come una somma di pezzi. «La tecnica di Rory Byrne» ammicca Leo Turrini. Speriamo che quest’inverno la si recuperi.
