La vicenda del Santavenere di Maratea va chiarita fino in fondo non foss’altro perchè in quel Comune non si muove foglia senza il parere della Soprintendenza. Che paradossalmente è rimasta fuori da ogni decisione, nella presunzione che trattandosi di una struttura amovibile non ce ne fosse bisogno. Il problema è che non solo è inamovibile, ma è altamente impattante e la sua realizzazione ha comportato lavori di sterramento, livellamento delle rocce e cementificazione delle stesse. Prima c’era un imbarcadero, già dai tempi del conte Rivetti, ma questo era assolutamente rispettoso dell’ambiente, fatto di un tavolato e di coperture di canne, giusto i metri sufficienti per prendere un motoscafo o una barca.  La gravità della questione , come sottolinea Pietro Simonetti del Cseres, sta nel fatto che la stessa Soprintendenza si è premurata di denunciare la questione alla procura ella Repubblica e di chiedere al Comune quale tipo di autorizzazione sia stata data e per quali motivi. C’è di fatto che tutti gli stabilimenti balneari hanno l’obbligo di smontare le strutture a fine stagione, mentre qui si sta realizzando un a piattaforma logistica assolutamente  ingombrane che sembra destinata a durare. Sempre sulla stessa linea di figli e figliastri si colloca la recente modifica alla norma sulle concessioni balneari. mentre da un lato non si ha il coraggio di prendere una decisione sulla proroga al 2033 delle autorizzazioni, per persone che da anni lavorano nel settore, facendo sacrifici per mantenere attivo e funzionale il loro stabilimento, dall’altro si fa passare in Consiglio regionale una leggina che sembra fatta apposta per le situazioni esclusive tipo Santavenere, con la possibilità di dare autorizzazioni anche per l’uso privato delle spiagge.  Qui non è in discussione il tipo di turismo, ma la necessità che ricchi o poveri rispettino le leggi e le prescrizioni ambientali. Se si fosse trattato di un povero cristo, l’avrebbero messo già in galera. Invece un imprenditore che è arrivato a prendere una struttura storica e che ci ha riempito di chiacchiere sinora sul rilancio in grande stile del turismo lucano, si permette di agire come se a lui tutto fosse permesso. E’ evidente che il Sindaco è chiamato a dare risposte, sia sul tipo di autorizzazione dato dall’ufficio tecnico sia sulla mancata vigilanza rispetto ai lavori che sono stati fatti. E , restando a Maratea, sarebbe il caso, come sollecita Simonetti, di mettere sotto la lente la gravissima situazione della ex Pamafi, che è diventata una discarica a cielo aperto. Attenti perchè qui ci giochiamo il futuro di una località unica, che andrebbe preservata e custodita come un diamante. r.r.