E’ in arrivo finalmente un controllo delle produzioni agricole biologiche in grado, si spera, di mettere fine al far west che esiste nel settore dove molti furbi si buttano in avanti a spacciare per biologico quello che bio non è. Il Governo ha avuto il via libera della regioni ad emanare il decreto che dà il via alla operatività degli organismi di controllo, enti accreditati in conformità delle normative UNI CEI ed EN e che, sulla base di tale certificazione possono presentare istanze di autorizzazione al Ministero ad operare sul biologico. Le Regioni hanno posto alla bozza di decreti una serie di paletti, per avere voce in capitolo in questo settore, sia ai fini del miglioramento del monitoraggio e controllo sia ai fini della conoscenza in tempo reale delle sistuazioni di eventuali in frazioni. Il decreto disciplina innanzitutto le modalità per gli organismi di certificazione di ottenere l’autorizzazione. Che è quinquennale , rilasciata dopo trenta giorni dalla domanda, e che contiene la descrizione di tutti i compiti che l’organismo deve espletare, le condizioni per farlo e gli obblighi , le procedure standard, l’assernza di partecipazione diretta o indiretta nelle attività da controllare e via dicendo. Particolarmente importante è il divieto agli organismi di controllo di svolgere, nel settore dell’agricoltura biologica, attività diversa dall’attività di controllo. Gli organismi di controllo, i relativi rappresentanti e amministratori, nonché il personale addetto al controllo non possono fornire beni o servizi, diversi dall’attività di controllo, agli operatori controllati. . L’accertamento di una o più irregolarità comporta l’applicazione, da parte dell’organismo di controllo al quale è assoggettato l’operatore, previa diffida in caso di irregolarità sanabili, della soppressione delle indicazioni biologiche,in proporzione all’importanza del requisito violato e alla natura e alle circostanze particolari delle attività irregolari. La soppressione comporta il divieto per l’operatore di riportare le indicazioni relative al metodo di produzione biologica nell’etichettatura e nella pubblicità dell’intera partita o dell’intero ciclo di produzione in cui è stata riscontrata l’irregolarita’. C’è poi il capitolo delle sanzioni per le imprese che si fregiano ingiustamente dell’aggettivo biologico in qualsiasi parte della etichettatura. Eccole:
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque utilizza sulla confezione o sull’imballaggio, nei marchi commerciali, nell’informazione ai consumatori anche tramite internet o sui documenti di accompagnamento, indicazioni, termini o simboli che possono indurre in errore il consumatore sulla conformità del prodotto o dei suoi ingredienti alle prescrizioni del regolamento, è sottoposto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 3.500 euro a 18.000 euro.
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque utilizza in maniera non conforme al regolamento i termini relativi alla produzione biologica nell’etichettatura, nella pubblicità, nella presentazione e nei documenti commerciali di prodotti rinvenuti in fase di commercializzazione, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 3.000 euro.
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque utilizza in maniera non conforme al regolamento il logo comunitario di produzione biologica nell’etichettatura, nella pubblicità e nella presentazione di prodotti rinvenuti in fase di commercializzazione, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 300 euro a 1.800 euro
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, anche se non più inserito nel sistema di controllo, a seguito di esclusione o di recesso volontario, non provvede a mettere in atto, nei tempi previsti dalla vigente normativa europea e nazionale, le necessarie procedure per il ritiro dalla merce ovvero a comunicare ai propri clienti la soppressione dei termini riferiti al metodo di produzione biologico, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 20.000 euro.
Salvo che il fatto costituisca reato, alla medesima sanzione soggiace chiunque, non più inserito nel sistema di controllo, a seguito di esclusione o di recesso volontario, non provvede a comunicare la soppressione delle indicazioni relative al metodo di produzione biologico.
Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque non consente o impedisce le verifiche dell’organismo di controllo è sottoposto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 euro a 18.000 euro.
Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque sia stato applicato da parte dell’organismo di controllo un provvedimento definitivo di sospensione della certificazione biologica, è irrogata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.000 euro a 18.000 euro, fatta eccezione per la sospensione imputabile a morosità.
Salvo che il fatto costituisca reato, a chiunque sia stato applicato da parte dell’organismo di controllo un provvedimento definitivo di esclusione dal sistema biologico, è irrogata la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 euro a 30.000 euro, fatta eccezione per la esclusione imputabile a morosità.
