“Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue i soldi per il funzionamento delle istituzioni europee aumentano, mentre i fondi destinati agli Stati membri in difficoltà diminuiscono”. Ad evidenziarlo l’eurodeputato del Movimento cinque stelle, Piernicola Pedicini ed i consiglieri regionali, Giovanni Perrino e Gianni Leggieri.
“ I tagli alla cosiddetta politica di coesione del 7 per cento sono inaccettabili perché colpiranno i territori più poveri d’Europa e d’Italia: Basilicata, Puglia, Sicilia, Campania, Lazio e via dicendo. Si tratterebbe- DICONO – di circa 5 miliardi di euro di minori risorse investite, un’accetta usata fuori dalle logiche di solidarietà e cooperazione comunitarie. Il prezzo della Brexit non possono pagarlo le Regioni più povere e generalmente meno industrializzate. Anche se nel Sud i fondi europei troppo spesso vengono spesi male e attraverso l’escamotage dell’urgenza, non possono essere tagliati in modo così indiscriminato e grossolano”.
“La sola Regione Basilicata – specificano Pedicini, Perrino e Leggieri – rischierebbe di perdere circa 77 milioni di euro rispetto ai 289 milioni di euro che dovrebbe ricevere per il Fse (Fondo Sociale Europeo) e agli 826 di euro previsti per il Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). Non è ancora chiaro a quanto ammonterebbero i tagli per il Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e il Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca). Ricordiamo che l’Italia ha una dotazione complessiva di 76,1 miliardi di euro derivanti dai quattro fondi Strutturali e d’investimento (Fesr, Fse, Feasr, Feamp). Sarebbe il colpo di grazia per la Basilicata che vive già drammatiche situazioni occupazionali e sociali, oltrea pagare gli errori e le gestioni sbagliate sul piano finanziario del governatore Pittella che hanno portato la Regione a non approvare il bilancio di previsione 2018 e ad attivare la gestione provvisoria. La Ue non può calare la mannaia dall’alto; siamo fortemente preoccupati per gli effetti di una impostazione meramente contabile. Serve una reazione forte dell’Italia contro le ipotesi della Commissione europea”.
Durante la discussione al Parlamento europeo il M5s presenterà emendamenti per rimediare agli errori della Commissione e chiederà che vengano rimodulate le spese effettuando i tagli tra i troppi sprechi europei e non sulle spalle delle Regioni povere. I tagli lineari sono una follia a cui ci siamo sempre opposti e, per quanto invece riguarda la Pac (Politica Agricola Comune), chiederemo di privilegiare nell’assegnazione dei fondi i piccoli agricoltori e di eliminare tutte le inefficienze.
Anche la Cia, la confederazione italiana degli agricoltori interviene sul tema con una nota alquanto preoccupata. “Un taglio tra i 20 e i 25 milioni di euro (tra i 2,5 e 3 milioni di euro l’anno) dal fondo Ue destinato alla Regione Basilicata per il Piano di Sviluppo Rurale sarebbe insostenibile e va scongiurato.Ma circolano notizie ancora più allarmanti di tagli che andrebbero oltre sino a raggiungere una “forchetta” tra il 7 e il 9%.
E’ necessario – sottolinea Donato Distefano, coordinatore regionale Cia- che il budget destinato alla Politica agricola comune (Pac) rimanga inalterato, per una prospettiva di mantenimento e di sviluppo dell’agricoltura lucana e soprattutto meridionale. Non possono essere certamente gli agricoltori lucani a pagare il ticket della Brexit.
L’azione della ‘nuova’ Pac – sottolinea Distefano – dovrà svilupparsi su nove obiettivi comuni. Al sostegno al reddito degli agricoltori e alla food security, si aggiunge la lotta ai cambiamenti climatici e la risposta alle aspettative della società su cibo e salute. Le nostre richieste principali: innovare, semplificare ma anche favorire l’aggregazione di filiera e di mercato, rivedere la fiscalità agricola e difendere il budget della Pac.
”Bisogna garantire la sostenibilità sia ambientale che economica delle imprese serve una modernizzazione amministrativa, con un Codice Unico dell’Agricoltura per de-legiferare e semplificare la burocrazia e il sistema dei pagamenti”.
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