Ho conosciuto Daniele Marziali in un pomeriggio di sole sulle colline romagnole. Siamo andate a cercarlo fin dentro casa sua, fin dentro il suo “Piccolo Forno“ nel quale impasta torte, biscotti, ciambelle e prodotti tipici della sua zona. Un fornaio, dunque. Ma bastano 5 minuti di conversazione per capire che “fornaio” è una parola veramente molto riduttiva, per definire Daniele Marziali. E’ quanto di più simile ad un folletto io abbia mai incontrato: segaligno, gli occhi spiritati e scintillanti, sempre in continuo
Ama le donne, tutte le donne, come le amava Fellini, ama le donne in quanto tali e ama le donne in quanto portatrici di amore, e ama l’amore per quello che è: un momento di perfetta fusione fra corpi e anime, una forza che può permeare di sé “un infinità di argomentazioni, tra cui il cibo, il vino, la storia, l’arte figurativa, la letteratura, il cinema e quant’altro” (parole sue). Ed è la forza dell’amore, carnale ed appassionato, insieme al
Impastare bene su una madia, ci insegna Marziali, è una azione la cui perfezione si misura dal movimento dei fianchi di chi impasta: pare che le suocere che ricevessero in casa per la prima volta le nuore o future tali, facessero impastare loro le tagliatelle, osservando non il movimento delle mani, ma quello dei fianchi e di tutto quanto è in quella zona, prima di approvare il matrimonio; la Crema Enorotica, una versione romagnola della celebre crema al cacao e nocciole, da lui reinventata, prevede l’inserimento fra gli ingredienti del mosto di sangiovese, e prevede che venga mangiata rigorosamente spalmandola su parti del corpo umano (a cominciare dalle dita), e facendosela leccare via dal partner. Provate, ci raccomanda.
Intanto la fragrante ciambella è stata infornata, e dopo 20 minuti anche sfornata. Ci viene offerta calda insieme all’immancabile sangiovese, a pane fresco, a salame, e a tutta la produzione dolciaria del forno. Dopo
Quando andiamo via, satolle di cibo vino e parole, io penso al bustrengo, un dolce fatto con pane raffermo (che abbiamo ovviamente assaggiato), e a quanto il riuso del pane sia una regola propria di tutte le civiltà contadine, quale è quella della maggior da parte del nostro territorio nazionale; e penso che mi piacerebbe studiare con Daniele Marziali una fiera, o evento, un qualcosa che preveda la partecipazione di tutte le regioni d’Italia, e nella quale si serva, come cibo di strada, tutto quanto la nostra cultura contadina riesce o riusciva a fare con il pane raffermo, per non buttarlo. Gliela butto lì come una sfida. E anche se non c’entra, ci mettiamo dentro pure la Crema Enorotica. Ovviamente.
