Giovanni Benedetto
Nelle calde giornate d’agosto di tre anni fa, giungevano voci che il presidente stava inseguendo un sogno: sbloccare una situazione difficile per regalarci un campione, un centravanti di peso.
Passavano le ore e i giorni, la curiosità aumentava sempre di più, tutti con le orecchie tese ad ascoltare le voci che giravano, il nome, il suo curriculum, niente, i nomi rimbalzavano, ma molti dettati dalla fantasia di qualche buontempone.
A pochi giorni dall’inizio del campionato si erano perse le speranze e la delusione la faceva da padrona per quella promessa che avrebbe incendiata la piazza.
Il presidente, inaspettatamente, mantiene la parola, e sblocca in extremis l’impossibile trattativa: il campione si convince, dopo i primi rifiuti, di lasciare la sua neo promossa Triestina.
Inizia così l’avventura potentina di un idolo di provincia lontano dai riflettori del calcio opulento.
Oggi, invece, a tre anni di distanza, raccontiamo l’epilogo di una bella favola, divertente e piena di significato, che non sarà più vissuta ma consegnato alla storia scritta su Wikipedia o tramandata oralmente.
Il commosso addio di Franca è coinciso con la fine di un ciclo, che ha risvegliato da un lungo torpore, i sentimenti e le emozioni del popolo sportivo potentino.
Franca ha rappresentato la ciliegia sulla torta di un gruppo di calciatori che si sono spesi tanto per la causa del Potenza.
Nominarli non è possibile, ma si può dire che tutti: calciatori, societa’, stampa, tifoseria e città intera sono saliti sulla stessa cassa armonica per intonare insieme un concerto di musica sinfonica alla perfezione riscuotendo successo tra il pubblico presente.
Franca è stato il valore aggiunto, il fuoriclasse, il maestro, il calciatore dal tocco magico che improvvisava e inventava di tutto, mai ripetitivo, mai gol di rapina o banali, sempre elegante, mai scorretto con l’avversario, pronto a gesti tecnici o atletici inauditi, che mandavano in estasi il Viviani e gli stessi compagni in campo.
Non aveva limiti, usava testa e piedi indifferentemente, forse l’elevazione e i suoi colpi di testa sono stati l’arma letale con cui ha ferito di più i tanti incolpevoli portieri.
I gol decisivi segnati in zona Cesarini sono quelli rimasti più impressi nei nostri ricordi e a tale riguardo ricordiamo, ad esempio, tutte le realizzazioni aeree di Carlos sui cross di Leondro Guaita o un paio di acrobatiche rovesciate.
Due sudamericani che facevano del sincronismo, tempestività e intesa una perfetta tecnica di calcio.
Franca nell’immaginario collettivo ha rappresentato di più di un semplice calciatore è stato il testimonial di tante iniziative sociali a scopo umanitario.
Una calciatore completo e un uomo con un bagaglio pieno di umanità molto impegnato nel sociale che lascia tracce delle sue orme ovunque si trovi.
Egli stesso è stato vittima di un destino traumatico, causato da un tumore alla schiena, che in un momento decisivo della sua carriera sembrava che gliel’avesse troncata.
Franca non si abbandona alla disperazione e affronta le sofferenze che lo assalgono confidando nella sua fede in Dio e nell’amorevole presenza della sua consorte.
Dopo l’intervento chirurgico la prognosi è pesante :non potrà più calciare il pallone: la schiena non potrà più reggere agli sforzi di un atleta.
Franca non si rassegna: si sottopone ad un difficile e faticoso e lungo recupero fisico che solo dopo due anni vedrà i risultati della totale guarigione.
Quelli sul campo li rivedrà in Italia ripartendo daccapo, dall’eccellenza ligure e poi continuando a giocare in società di serie D del nord dove si è sempre distinto segnando gol a grappoli.
Nel suo fardello Franca porta con sé oltre i gol anche la sua esperienza personale che ha inciso notevolmente sulla maturazione di uomo e atleta. Mettendo al centro dei suoi interessi ,oltre la sua famiglia, quei valori che lo proiettano nella vita sociale impegnandosi a portare con l’esempio la parola del vangelo tra gli uomini.
Quando ci sono in gioco i sentimenti positivi il distacco da una persona come Franca, che li ha stimolati e alimentati continuamente, è sempre fonte di tristezza . Da oggi pensando a lui, si puo solo sognare che riuscirà a ripetere la favola in altre parti d’Italia .Glie lo auguriamo di cuore.
GIOVANNI BENEDETTO
