CRONACA

La terza Commissione consiliare ha fatto il punto sulle ricerche della SHELL, con Sindaci e associazioni ambientaliste. E’ stato un incontro per molti versi istruttivo perché sono venuti fuori timori e proposte su questa fase due delle trivellazioni, che darebbero un colpo mortale alle già precarie condizioni della Basilicata. E’ emersa la consapevolezza di non procedere in maniera separata tra Giunta e Consiglio ma di inquadrare insieme la faccenda e vedere il da farsi, senza distintizioni istituzionali, o di partito. Una buona impostazione che il presidente Robortella ha dato ai lavori e che speriamo possa segnare un modo diverso di affrontare queste emergenze .

vincenzo robortella, presidente terza commissione regionale

izio lavori, il sindaco di Tito, Graziano Scavone, in rappresentanza dei primi cittadini di Pignola, Picerno, Muro Lucano, Sasso di Castalda e Brienza, ha parlato “della necessità di una riflessione  approfondita per poi entrare nel merito della valutazione a seguito delle richieste della Shell. La scadenza di fine mese – ha ricordato – diviene un punto fermo per esplicitare in modo chiaro le motivazioni tecnico-scientifiche alla base dei motivi del diniego convinto, rappresentato nelle varie delibere dei Consigli comunali, nei confronti di quanto chiesto dalla compagnia petrolifera. Abbiamo ritenuto doveroso – ha continuato Scavone – confrontarci con chi come noi ha sollevato una serie di preoccupazioni circa la concessione di ulteriori permessi di ricerca e si è dimostrato sensibile al tema riguardante le estrazioni. I territori e le loro comunità hanno espresso a più riprese la loro convinzione nel voler tutelare ambiente e salute ed è pertanto indispensabile un percorso unitario tra Regione ed Enti locali per consolidare il no convinto a procedere nella petrolizzazione della regione, riprendendo le fila del discorso in modo coerente e, soprattutto, con la solida base di una competenza nel settore dimostrata da strumenti tecnici, ma anche da una profonda convinzione politica ed istituzionale. Tutto questo in un quadro più organico di difesa del territorio e dei cittadini attraverso momenti e tavoli di lavoro più operativi”.

Intervenuto, quindi, il presidente dell’associazione “Un muro contro il petrolio”, Carmine Sarcinella, che ha espresso “la volontà di trovare una soluzione condivisa, tenendo nel debito conto la casistica e le specificità delle comunità, innescando un circuito virtuoso, anche attraverso una task force ovvero un tavolo tecnico per creare percorsi ben determinati in una ottica di interventi possibili e compatibili con l’ambiente”.

Teresa Zaccardo, della stessa associazione, ha esposto “l’opportunità di concordare un Protocollo di intesa tra Regioni Basilicata e Campania per perimetrare le aree acquifere sotterranee e per salvaguardare ‘Il Santuario delle acque’ che riguarda 15 Comuni”.

Da registrare la presenza del “Comitato tecnico scientifico per l’ambiente e la salute a Sud” (ASperilSud) nelle persone della presidente, Albina Colella, che ha sottolineato “la improcrastinabile necessità della tutela delle risorse idriche”, mettendo in rilievo “i ritardi della Regione nell’adozione del ‘Piano di tutela delle acque’” e di Oreste Agosto che ha illustrato la proposta normativa di salvaguardia transitoria: “Nelle more della approvazione del Piano di tutela delle acque di cui all’articolo 121 del decreto legislativo n.152/2006,sono impedite nuove attività di esplorazione, perforazione di idrocarburi nel territorio regionale”.

Francesco Masi di “Basilicata no Triv” ha evidenziato “il rapporto tra pozzi petroliferi abbandonati e smaltimento illecito dei rifiuti. Fondamentale – ha detto – diviene il limite di saturazione e rilanciare il dibattito sul piano delle aree con il coinvolgimento delle Regioni, tenendo presenti le caratteristiche dei singoli territori”. Da segnalare che il Consigliere Lacorazza ha sollecitato una iniziativa delle regioni per modificare l’art.38 e introdurre la esigenza di un preliminare piano delle aree da adottarsi da parte delle regioni.