PATRIZIA BARRESE

Emigrazione: è per definizione  il fenomeno sociale che porta un individuo o un gruppo di  persone a trasferirsi dal proprio luogo natio verso un altro luogo di destinazione, per cause economiche e sociali, spesso tra loro intrecciate.

Motivi di studio e conseguentemente di lavoro, inducono molti giovani a recarsi verso “destinazioni lontane”, in Italia o oltralpe per conseguire laurea e dottorato, e non far più ritorno nei luoghi di nascita, se non in ristrette parentesi vacanziere.

Lo stesso Giustino Fortunato, meridionalista cui Rionero diede i natali, trasferitosi a Napoli con la famiglia, svolse la sua formazione universitaria in Giurisprudenza presso l’ateneo partenopeo, colui che nella sua “Questione meridionale e la riforma tributaria” cita:” C’è tra il Nord e il Sud della penisola una sproporzione nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi […] anche una profonda diversità fra le tradizioni, il mondo intellettuale e morale.”

Tempi son trascorsi dal lontano 1870 ma il divario fra le consuetudini del Nord e Sud Italia continua a generare immigrazione. La giovane popolazione rionerese, a partire dai 20 ai 34 anni, in possesso di almeno un diploma o con laurea e master a supporto, laddove il titolo di studio non assicura un impiego in tempi rapidi, si rivolge al panorama lavorativo d’Italia e del mondo perché a detta di qualcuno “…se la scuola non è capace di inserire nel mondo del lavoro in maniera efficace, piuttosto che ritrovarsi completamente spaesati”, si è costretti a malincuore a lasciare il paese per tentare formazione e fortuna altrove. 

Nella giornata in cui ogni anno si celebra la Giornata dei lucani nel mondo, il 22 maggio, in una nota diffusa dall’ufficio stampa della Giunta lucana, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi ha sottolineato come questa giornata sia importante non solo come momento di festa da condividere in ogni comune della nostra regione, ma anche come occasione per riflettere sulle cose da fare per rafforzare il legame fra i lucani che vivono fuori la propria terra di origine. 

Spesso voltare le spalle ai propri atenei regionali è risultato garanzia di successo, e il valido  bagaglio culturale ne è testimonianza in ogni campo del sociale: giovani ed adulti tengono alto il prestigio della Basilicata e dei propri paesi nel mondo come monito a futura memoria.

Quali i rimedi per evitare che si rischi di  svuotare i nostri territori da quelle competenze che invece sarebbero utili per accelerarne lo sviluppo? Garantire, attraverso la promozione della cultura, una maggiore partecipazione giovanile alla vita pubblica, assicurando lavoro e sostenendo l’imprenditoria giovanile. Far viaggiare in sincrono l’agire e i progetti spesso decantati perché l’arricchimento di esperienze e di competenze dei giovani fuori regione e all’estero è sì fondamentale ma il sistema delle politiche attive del lavoro dovrebbe creare occasioni solide affinché nei giovani possa innescarsi un meccanismo di ritorno nella propria regione e non mantenere, “con il paese che continua la sua storia”, una sola corrispondenza epistolare di amorosi ricordi.