La vicenda complessiva dell’eolico lucano ha messo in luce due atteggiamenti miopi. Quello di una classe imprenditoriale che non ha saputo cimentarsi col nuovo in termini industriali e quello di una politica che ha lavorato più per gli interessi privati che per quelli pubblici col risultato che una enorme risorsa , in prospettiva più importante del petrolio, è venduta in cambio di pochi spiccioli. Partiamo dagli industriali  che , ancorati al mattone o alla industria del rifiuto, hanno guardato con sufficienza le imprese che arrivavano dall’alto adige per procurarsi i luoghi migliori sui quali piazzare le loro gigantesche pale. Nessuno che abbia fiutato le potenzialità del nuovo settore fino a quando la stampa economica non ha disvelato la facilità con cui si poteva far soldi sia con l’eolico che con il fotovoltaico, una energia pulita che però aveva il difetto di rovinare il paesaggio. Ma, quando se ne sono accorti, era già tardi e si sono dovuti accontentare di quel poco che passava il convento, nel migliore dei casi sotto forma di compartecipazione societaria , quando erano loro a trovare il sito, oppure cercando siti improbabili dove realizzare l’affare. La Regione è stata protagonista assoluta di questa svendita ai privati, prima facendo trovare il tappeto rosso ai pionieri del vento come la Fri.El, poi creando una società energetica lucana con le mani ed i piedi legati , cioè impedendo di competere nel privato e con l’azione circoscritta alla energizzazione delle strutture pubbliche. L’aver coperto e superato nella produzione di energie pulite il fabbisogno regionale di energia è indicativo di quello che è successo in quindici anni in Basilicata, dove ogni collina ventosa è stata presa d’assalto , grazie anche ad un aggiustamento della normativa che ha permesso, col contributo di dirigenti ignavi, la proliferazione di pale eoliche meno alte e che , questa sì, hanno riempito le tasche di faccendieri locali, di imprenditori senza soldi ma con agganci, e di tutto quel reticolo di gente cui prima mancavano 99 soldi per una lira e che ora si trovano milionari. Inchieste giornalistiche di spessore ( leggi basilicata24) hanno descritto questo mondo, citando nomi,cognomi e società e la stessa Magistratura  è da tempo allertata a decifrare azioni ed iniziative che denotano un clima corruttivo, fatto di proprietà spezzettate, di intrecci societari che hanno fatto il giro del mondo, di progetti predispoti e venduti, di scritture private a latere di atti pubblici. A noi , per qual che ci riguarda, interessa il da farsi e il come correggere impostazioni di indirizzo politico che si sono dimostrate un lasciapassare per la speculazione privata. Oggi che c’è un nuovo Governo, chiediamo di mettere un fermo ad ogni iniziativa privata e di dare un lasciapassare a quelle pubbliche che riguardano la energizzazione delle are industriali e/o artigianali, la copertura a fotovoltaico di tutti i capannoni di proprietà pubblica, con una SEL che utilizzi i fondi europei, finora finiti anch’essi in tasche private . Proprio l’evoluzione tecnologica dei pannelli solari, che hanno consentito la riduzione della superficie e l’accumulo di maggiore energia per cm2, oggi si profila come un altro business di portata addirittura superiore a quello dell’eolico. Non vorremmo trovarci di fronte ad una nuova schiera di pirati che magari ci lasciano pali inservibili, nuova archeologia industriale, e si accaparrano ogni tipo di superficie irraggiata . Se Bardi è venuto per risollevare questa regione dall’ inferno delle relazioni corte, ha tutto il modo di dimostrarlo: basta che, forte della sua esperienza professionale, apra gli occhi. Rocco Rosa