Il caso Palamara va al di là del gioco stesso delle nomine alla direzione degli uffici e delle Procure distrettuali, un gioco che si è sempre fatto, e che sempre ha avuto connotazioni politiche se non interferenze vere e proprie di partiti. Un aspetto poco nobile ma che si è mantenuto sempre o quasi sempre nell’alveo di un endorsement verso questa o quella persona , considerata più adatta o meno a ricoprire ruoli di una certa importanza in un certo posto. Questo caso acquista un rilievo di particolare gravità perchè a muovere le pedine non sono le componenti politiche della Magistratura, ma interessi di imprenditori, collusioni e tentativi di sostituire ad una dialettica correntizia un sistema pattizio fra settori della società e parte della Magistratura. E questo avviene all’indomani di una impressionante sequenza di scandali che hanno coinvolto il Mondo della giustizia, con magistrati accusati di vendere sentenze, di orientare le indagini secondo scopi illeciti, di chiudere un occhio in cambio di una bella femmina in un albergo e via dicendo. Un ventaglio così aperto da far dubitare che si possa parlare di casi isolati e da far pensare che invece i palazzi della giustizia sono esattamente come gli altri palazzi, quello della politica, quello delle banche, quello della grande industria partecipata, quella dello sport . Giungle difficili da diradare perchè appena abbatti un albero ne crescono due . Ne parliamo perchè il fatto non solo semina sfiducia ma perchè autorizza anche il dubbio che determinate inchieste possano teoricamente anche nascere su commissione, quando gli interessi in gioco si fanno predominanti e quando l’equilibrio tra poteri viene meno al punto che si può lavorare da sponde diverse verso lo stesso obiettivo. Un fatto è certo: che l’opinione pubblica sta guardando con occhi diversi al mondo della Giustizia e lo sta vedendo anche qui nudo come il Re. Rocco Rosa
GIUSTIZIA, IL RE E’ NUDO
