Hanno vinto le corsie preferenziali hanno vinto le metropolitane hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio alle uscite autostradali. La musica è straordinaria perché ha il Tempo. Non solo quello musicale, ma anche quello delle coincidenze. Il tempo delle coincidenze è quello più difficile da creare, perché non si crea una coincidenza. Una coincidenza è un caso, un accidente che avvicina due cose tra miliardi di cose che succedono nel mondo. In questi ultimi mesi la città di Potenza fa la conoscenza con uno dei momenti più tremendi della sua storia, inutile spiegare le ragioni. In queste settimane esce una canzone di Niccolò Fabi che sembra che sia stata scritta osservandone da vicino alcune di queste situazioni. Coincidenze, ovvio.
Hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali i loschi affari dei palazzinari gli alveari umani e le case popolari e i bed & breakfast affittati agli studenti americani hanno vinto i superattici a 3.000 euro al mese le puttane lungo i viali, sulle strade consolari. Quanto conta il cuore nelle decisioni di chi amministra la città? Quanto amore c’è in chi vive il declino, lo sfascio quotidiano in cui versiamo? Quale carica rischia di perdere chi sbatte i pugni per cercare di dare una inversione di tendenza? Quanto attaccamento c’è su quelle poltrone da impedire di vedere che basta poco per capire che questa che è stata presa è una strada che ci porta fuori strada? Quanto peso ha la burocrazia, i regolamenti, il passaggio febbrile di carte sulla logica del buonsenso, della ragionevolezza, sulla necessità di comprendere che è arrivato il momento di evitare di costruire, costruire, costruire, di progettare cubature, palazzi che non abiterà mai nessuno, uffici direzionali che non dirigono più nulla, e continuare a mangiare suolo, verde pubblico che serve per fare parchi, giochi per bambini, occasioni di incontro, divertimento, vita sana?
Hanno vinto montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali le giornate a targhe alterne e le polveri sottili hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai e ha perso la città, ha perso un sogno abbiamo perso il fiato per parlarci ha perso la città, ha perso la comunità abbiamo perso la voglia di aiutarci. Ieri sera ho assistito ad uno spettacolo che raccontava di un uomo che, senza che ne avesse alcun motivo, continuava per tutta la vita a piantare alberi, fino a farne una foresta. E alla fine dello spettacolo quel signore che ha raccontato questa storia distribuiva ghiande a ciascuno del pubblico affinchè noi potessimo piantarle per far nascere alberi e ho pensato che ci vorrebbero migliaia di ghiande e la voglia di crederci ancora per salvare noi e quelli che ci saranno dopo da una generazione capace di commettere solo disastri da cui non è possibile tornare indietro. Diceva che un albero, un albero maestoso con tutta la forza vitale e i rami e le foglie e la vita è tutto racchiuso lì, dentro una piccolissima ghianda. Ho pensato poi a quello che succede nella nostra città, e una domanda mi perseguita. Abbiamo perso davvero la voglia di aiutarci? (FOTO DI COPERTINA TRATTA DAL SITO TRM)
