Con tutto il rispetto per le persone che hanno amministrato e amministrano il municipio del capoluogo ,la città di Potenza non è rappresentata a livello regionale e nazionale dai tempi di Tanino Fierro. E parlo di uno col quale non sono mai andato d’accordo, pur stimandolo per le sue qualità relazionali e politiche. Allora c’erano tutte le condizioni perché la comunità potentina si sentisse difesa: l’amore vero per Potenza, la capacità di spendersi per i quartieri, la capacità di lottare ai piani alti perché il capoluogo fosse trattato con la dignità che gli competeva. Da quando facemmo Sant’Arcangelo capitale della Basilicata, non s’è capito più niente: una classe è stata azzerata  e il centro della politica si è spostata in periferia. Con Pittella il baricentro non  è cambiato e si è spostato dalla val d’agri alla Valle del Noce, ancora più periferico rispetto al capoluogo. Poi è arrivata la stella di Matera , col suo splendore, e tutti a portare come i re Magi i contributi alla città dei Sassi.  Che era periferica anch’essa e anch’essa ha attraversato il buio di una emarginazione, fino a quando una serie di circostanze favorevol ha determinato la svolta ed il cambiamento di prospettiva mettendola dalla parte del sole.  Al di là del racconto di superficie che sto facendo, mentre Matera ha la capacità di pensare ad un futuro, sempre se in questo anno riesce a crescere strutturalmente per le cose che contano e non per i carnevali e gli eventi che si fanno o non si fanno, Potenza vede davanti a sé ancora il buio di una galleria che non accenna a terminare , con una Amministrazione reale che viene fatta nei palazzi regionali, con scelte calate dall’alto, e una amministrazione fittizia che discute a livello personale, si gloria dell’apertura di un discount e dimostra tanta di quella visione corta dei problemi di una città da far gridare allo scandalo. Vorrei dire al governatore Pittella, persona che, per me,  ha ancora intatta la capacità di capire quando le cose passano il segno ponendovi rimedio,  a differenza di altri che la sensibilità l’hanno lasciata nei cassetti e non riescono più a trovarla, che  il risultato di Potenza è il risultato del Pd e di LeU nessuno escluso, dei loro giochetti che hanno portato a sacrificare uno stimatissimo professionista, e del loro cinismo  che ha portato ad “ingaggiare” il sindaco eletto dall’opposizione,  tingendogli la maglietta ad ogni occasione, finchè, immersione dopo immersione, non è uscito il rosso. , si dovrebbe convincere una comunità di sessantamila abitanti,  impiegatizia, con i figli all’estero, che non vede migliorare i suoi servizi, che non vede futuro che non sia quello di vendersi tutto e di seguire l’avventura dei figli, che deve avere speranza: in che cosa? In chi? E allora, se certi fenomeni sono figli di certe scelte, chi quelle scelte le ha fatte si faccia l’esame di coscienza e veda se si è  ancora in tempo per rimediare. L’operazione politica di salvare la città  con l’intervento regionale è  stata come togliere uno dalla rianimazione per trasferirlo all’hospice .Potenza ha bisogno di essere scossa e rimessa in piedi  da un parlare chiaro e forte, che non ignori l’autocritica per le cose sbagliate o fatte male, ma che assicuri l’attenzione e l’impegno a darle un ruolo forte, di città di servizio , di città dell’innovazione, di città del lavoro, di città capace di invertire la tendenza e di recuperare i figli sparsi  nel mondo. Ecco, i conti nella città si fanno adesso, non tra nove mesi, quando potrebbe nascere un figlio, naturale per il sistema, legittimo per la città. ROCCO ROSA