BY ANTONELLA LALLO

L’incontro organizzato tra la ministra della Salute Beatrice Lorenzin e il sottosegretario Vito De Filippo, il coordinatore degli assessori alla Salute Antonio Saitta e il presidente del Comitato di settore Massimo Garavaglia e i principali sindacati medici, ha riaperto concretamente il dialogo ha compiuto il mezzo miracolo di congelare le due giornate di sciopero. E’ stato un confronto costruttivo ,soprattutto perché incentrato sulla parte che più sta a cuore ai camici bianchi, e cioè l’applicazione di quella parte del più ampio patto per la salute che riguarda la formazione dei medici, la gestione delle risorse umane, l’integrazione tra territorio e sanità ospedaliera. «Ora – ha aggiunto Garavaglia – dobbiamo accelerare e recuperare il tempo perduto, seppure in un quadro di risorse limitate. Possiamo farcela se ciascuno saprà mettere da parte ogni sorta di pregiudizio e si adopererà per rispondere ad una esigenza di modernizzazione avvertita certamente dal servizio sanitario, ma prima ancora dai cittadini». Sul tavolo di lavoro è stata messa la più ampia disponibilità del Ministro a raccogliere contributi ed emendamenti alla proposta del Governo, che è contenuta praticamente nel disegno di legge delega che già gode del parere favorevole della Commissione salute ,insediata dalle Regioni. Si sono date poche settimane di tempo affinchè i rappresentanti dei sanitari di tute le sigle possano predisporre  le proprie valutazioni che poi confluiranno in un documento di osservazioni unitario a firma dell’Intersindacale. Al successivo incontro è prevista anche la partecipazione del MIUR, soprattutto in tema di formazione specialistica, da mettere in relazione ai reali fabbisogni del servizio sanitario nazionale. «Fondamentale sarà il confronto con il ministero dell’Istruzione», spiegano Costantino Troise e Giacomo Milillo, segretari nazionali rispettivamente dell’Anaao Assomed e della Fimmg. Mentre Pina Onotri (Smi) ha chiesto esplicitamente la «riqualificazione del percorso formativo in Medicina generale».Intanto vi è da dire che non dispiace , a tutte le sigle, la previsione di una formazione specialistica su ambiti regionali, nella quale si trovino insieme strutture universitarie e strutture ospedaliere, da accreditare in base a regole precise. Le Regioni dovranno assumersi l’onere di finanziare in parte i contratti di formazione specialistica.