Don Andrea Molfese(1573-1620),  UN SACERDOTE TEATINO DI RIPACANDIDA (LEO VITALI E GIANNI PETRELLI)

Il Rev. Padre Don Andrea Molfese Chierico Regolare, Professore, Teologo e Giureconsulto,era figlio di un ricco proprietario terriero.Era nato a Ripacandida nel 1573. A quattordici anni divenne esperto di lettere umane. Il vescovo di Melfi e Venosa, Gaspare Cenci, trovandosi in visita pastorale a Ripacandida e avendo conosciuto le doti spirituali e umane del Molfese, lo invitò a iscriversi al chiericato e ad entrare nella vita ecclesiastica. Un giorno mentre pregava davanti all’Immagine Sacra della Vergine nella chiesa di San Nicola, sentì una voce provenire dall’immagine  che lo spronava ad accettare l’invito fattogli dal Vescovo. Andrea Molfese partì per Napoli ed intraprese gli studi legali; dopo la laurea in Giurisprudenza, il giovane avvocato esercitò questa professione nel foro, ma ben presto si dedicò ad insegnare diritto canonico e civile.

Nel 1602 ci fu un momento di svolta nella sua vita. Un giorno, mentre si trovava presso una libreria a Napoli per comprare testi di legge con altri avvocati, passò di lì sant’Andrea Avellino, un teatino, che chiese loro quali libri avessero comprato e loro risposero: ”Nuovi libri di legge”.L’anziano teatino, alzando gli occhi al cielo disse: ”Mentiscono, mentiscono i dottori in legge”. Dopo questo incontro occasionale, decise di entrare nell’Ordine dei Chierici Regolari. Dopo quindici anni di vita religiosa esemplare, si ammalò e morì l’otto agosto del 1620 ad appena 46 anni. Fu autore di numerosi trattati di diritto canonico e civile.  Nel regno di Napoli in quel tempo la legge si basava sulle consuetudini, sugli usi trasmessi dalla tradizione, che variavano da zona a zona. Molfese, per eliminare la tradizione orale, con i suoi studi diede mano ad una codificazione precisa, creando una legislazione univoca, valida per tutto il regno e da osservarsi sia nel tribunale civile che in quello ecclesiastico. Molte furono le questioni da lui affrontate, discusse e definite. Molfese assunse una posizione politica chiara circa il rapporto, per quei tempi cruciale, tra Stato e Chiesa: il potere regio non derivava da Dio, la monarchia era intesa come una realtà non più patrimoniale ma pubblica. Il sovrano doveva consentire ai sudditi di esprimere valutazioni, riserve, suggerimenti e proposte sulla gestione dei pubblici interessi, vincolanti per l’azione del governo. «Un ottimo principe non governa secondo il suo personale arbitrio, ma con il consiglio, la prudenza e la saggezza di altri uomini». Ripacandida lo ha ricordato dedicandogli una strada; inoltre, vicino alla casa natia, si trova il frammento di una lapide incastonata, che, con la frase che recita: ”Se il tempo gli conserva le forze, l’onore di Molfese salirà più in alto di quanto la patria gli chiede”. ANTONIO MOLFESE

 

. Le opere di ANDREA MOLFESE, GIURISTA E TEOLOGO TEATINO, sono le seguenti:

 

  1. “I COMMENTARI SOPRA LE CONSUETUDINI NAPOLETANE”
  2. “DELLE AGGIUNTE ALLE QUESTIONI USUALI”
  3. “DEI COMMENTI ALLE CONSUETUDINI NAPOLETANI”
  4. “PRONTUARI DEL TRIPLICE DIRITTO: DIVINO, CANONICO E CIVILE”.
  5. “SOMME DELLA MORALE TEOLOGICA E DEI CASI DI COSCIENZA”.

OPERE MINORI:

  1. ESPOSIZIONE DELLA BOLLA IN “CENA DOMINI”
  2. “QUESTIONARI GIURISDIZIONALI
  3. “TRATTATO DELLA RESTITUZIONE”
  4. “DELLE CENSURE”
  5. “DEI GIUDIZI”
  6. “DEI VESCOVI”
  7. “DEI REGOLARI”
  8. “DELLE IMMUNITA’ DELLA CHIESA”
  9. “DELL’ALIENAZIONE DEI BENI DELLA CHIESA”
  10. “CONSIGLI ANCHE IN MATERIA CIVILE, CANONICA E MORALE PRESSOCHE’ INNUMEREVOLI”.