ROCCO ROSA

Tutta la polemica sui grillini uguali alla casta è una polemica montata ad arte. Sulla illegalità non si può paragonare la cacca di una mosca a quella di un elefante, anche se per la legge punisce allo stesso modo, non essendoci il criterio della quantità. Sulla corruzione o presunta tale è la stessa cosa: vuoi mettere una polizza  fidejussoria con i milioni che hanno portato all’estero tanti e tanti che continuiamo a chiamare “Onorevoli”. Non parliamo del caso Genova perché appartiene alla stessa logica di chi  vuole fare esprimere il popolo solo quando è chiamato a ratificare quello che decide. Tutti questi accadimenti non sono cose che mi fanno ribollire: si sono sempre fatte e si sono sempre viste. E non ce l’ho con i grillini, che anzi mi ispirano simpatia essendo il risultato degli spazi lasciati, delle attese deluse, delle arroganze manifestate, del cinismo e dell’egoismo della casta, che più impopolare non avrebbe potuto diventare neanche se ci avesse messo tutto l’impegno possibile per farsi odiare. In Basilicata poi vedo due consiglieri regionali, Leggieri e Perrino, che stanno facendo diliogentemente la loro gavetta, si sono appropriati dei problemi e li stanno portando avanti con coerenza e coraggio, senza scandalismo ma anche senza cali di tensione. Questo per dire che non è la polemmica politica che mi agita .. No, anzi! Quello che ha fatto scendere precipitosamente la mia non esaltante considerazione di Grillo è la presa di distanza rispetto ad una denuncia di diffamazione: no, giuridicamente non sono responsabile del blog, ha fatto dire al suo avvocato. Mi sono cascate le braccia e sono tornato ai gesti dell’infanzia quando c’era sempre il bulletto di turno che buttava le fialette puzzolenti in mezzo alla folla e poi , mai in tasca, si metteva a fischiettare per rendersi irriconoscibile. Ma questo era tutto sommato un gesto simpatico. Che diventava antipatico e deludente quando  acchiappato da un vigile si metteva a piagnucolare e dava la colpa agli altri. Ecco se uno si mette alla testa di un Movimento deve essere l’interprete, il capo ed il responsabile di tutto. Avrebbe dovuto dire che, a parte la questione giuridica , lui ha la guida ideale ed etica dell’organo di diffusione del pensiero del Movimento e come tale intende assumersene tutte le responsabilità, nel senso di sentirsi coautore di quelle espressioni e corresponsabile nella pubblicazione delle stesse. La legge sulla stampa, fatta in anni più seri di questi, introduce la corresponsabilità del direttore nella pubblicazione, che  abbia o meno letto l’articolo incriminato, che lo abbia o meno rivisto. E chiama lo stesso Editore agli obblighi di risarcimento derivanti da una diffamazione. Ora , a prescindere dalla questione che nel 2012 , per fatti diversi, dichiarava di essere l’unico responsabile del suo blog, ed a prescindere dal fatto che in questi anni abbia trasformato quel mezzo informativo in un organo di diffamazione di massa, chiamando tutti collusi e mafiosi, quello che sconcerta è che alla prima acqua  si spaventa e se ne scappa, lasciando che a bagnarsi siano gli altri. Dà i cattivi esempi, raccoglie emuli più incazzati di lui, grida contro le leggi in itinere che vogliono punire la diffamazione con qualsiasi mezzo venga fatta, rivendica la libertà di espressione e poi quando deve mettersi alla testa del corteo, col rischio di prendersi la prima carica della polizia, si defila e si mette all’ultimo posto. Dove si può fare il rivoluzionario a parole. Io rispetto il movimento e so che esso è la risposta fisliologica di una società che è delusa dalla sua classe politica e insegue la speranza di una svolta radicale. Ma gli uomini che interpretano questa esigenza debbono essere sempre all’altezza del compito loro assegnatogli.