Il dato politicamente più rilevante è che la vecchia geografia delle coalizioni si è riproposta significativamente come punto di riferimento dell’elettorato . Anche il civismo, cioè la maschera dietro cui le coalizioni si nascondevano per far finta di cambiare rimanendo se stesse, è andata in soffitta, facendo emergere con nettezza un’Italia bipolare, tra centro destra e centro sinistra. Lo sconfitto , senza se e senza ma, è Grillo per il quale forse si è fermato il movimento ascensionale, nel momento in cui ha palesato una sostanziale incapacità ad assumere decisioni insieme a scelte che hanno deluso la base e aperto fronti di contestazione fino ad ieri inimmaginabili. Da questa tornata è uscita la conferma che il grillismo è esattamente e soltanto il contenitore dell’antipartitismo e che si nutre soltanto degli errori , delle colpe e delle arroganze di quelli che scambiano il governo del Paese e delle città come strapotere da esercitare e non come servizio da prestare. Il disastro di Amministrazioni affidate ai grillini, come Roma e Torino, ha esternato il messaggio che alla prova dei fatti il Movimento dimostra una inconsistenza progettuale e decisionale impressionanti e che in questo quadro il successo dell’unico oppositore vero di Grillo, cioè Pizzarotti, è il segno che quello che non va nel Movimento è proprio la tenuta del suo fondatore portatore di idee rivoluzionarie e di comportamenti conservatori, della serie fate quello che dico e non fate quello che faccio. Dalle urne in cui 9 milioni di italiani si sono contati, esce definitivamente accantonato il progetto di scompaginare le due coalizioni e di creare un partito che fosse il centro delle stesse: Salvini ha stravinto e Berlusconi gli deve correre appresso per salvarsi. Dall’altro lato se pure l’ala sinistra appare incapace di portare voti significativi all’alleanza, l’idea di un centrosinistra è ancora suggestiva e pienamente spendibile. Qui però pesa la paura del vecchio, del ritorno delle divisioni, dei personalismi, del do ut des, della politica fatta di controllo delle postazioni, della priorità negata alla moralizzazione del Paese, dei feudi e dell’uso disinvolto delle risorse pubbliche. Mentre il centrodestra non ha bisogno di cambiare faccia, perché rappresenta veramente quella metà del Paese che sta meglio, fatto di imprenditori dalle mani libere e di cittadini che non vogliono vedere facce nere nei pressi delle loro abitazioni, l’altra metà del campo politico è solo una idea che resiste, nonostante tutti i tentativi di “suicidarla”. Qui ci vorrebbe un miracolo per far uscire la fenice di un nuovo schieramento riformatore e progressista dalla cenere di lotte intestine e di divisioni feroci . C’è una platea di amministratori locali che hanno mantenuto in piedi la costruzione del centrosinistra, mentre dal Palazzo uscivano urla , fumo e rumori. Ecco bisogna partire da chi ha saputo stare sul campo, sul territorio, difendendo un Palazzo che non meritava neanche di essere difeso.
IL GRILLO E’ UN PO’ MENO CANTERINO
