PIETRO SIMONETTI
Studiosi del calibro di Piero Bassetti hanno descritto i percorsi di oltre 110 milioni di emigranti italiani e discendenti nei diversi continenti. Di questi, ora ridotti ad 80 milioni per gli effetti dell’invecchiamento demografico, i Lucani sono stati oltre un 1,2 milioni ora diventati 800.000 e residenti prevalentemente in America Latina ed Europa.
Giannantonio Stella ha descritto ne ”L’Orda”, e non solo, le condizioni dei migranti italiani maltrattati in Usa e altrove, e ci aiutò molto per la realizzazione del Museo di Lagopesole.
Un fenomeno imponente quello dell’emigrazione tanto da sentire la necessità di costruire una federazione che aiutasse e sostenesse queste famiglie. Carlo Levi si fece portatore di queste istanze e fondò nel novembre del 1967 insieme a Paolo Cinanni e altri intellettuali, aritisti e attivisti sociali e politici tra cui Ferruccio Parri, Renato Guttuso, Claudio Cianca, Gaetano Volpe e nacque la FILEF (Federazione Italiana dei lavoratori emigranti e famiglie)con associazioni nei paesi di emigrazione e nelle regioni italiane si determinò una partecipazione attive a sostegno dei lavoratori emigranti. In un momento storico in cui era ancora in atto il flusso di emigrazione di massa interna e internazionale iniziato nel dopo guerra.
Tante sono state le persone, in maggioranza contadini e braccianti,che abbiamo incontrato nelle metropoli e non solo.
Lucani che allevavano polli in Tasmania, lucani che coltivavano arance e mandarini in pieno deserto dell’Acatama oppure impegnati nelle industrie di precisioni in America del Nord, nella lavorazione delle pelli in Argentina, nelle miniere del Belgio, nell’industria meccanica svizzera e tedesca, nella sanità a Panama, in edilizia e editoria in Ecuador, nell’industria alimentare edoreficeria in Colombia, nell’industria estrattiva in Brasile, nell’agro alimentare in Uruguay, nell’industria del legno in Paraguay, nelle attività culturali in Perù.
Biografie umane piene di tanti sacrifici e lavoro anche per sostenere le rimesse alle famiglie.
Il recente libro di Renato Cantore sui lucani nella città della grande mela, per il rigore della ricerca e lo stile del racconto si aggiunge alla ricca lista degli sforzi compiuti per calibrare e raccontare la storia dell’emigrazione lucana: una vicenda ricca di episodi, esperienze molte volte sconosciute anche alle comunità locali.
Ricordo con stupore il fatto che nessuna delle associazioni di Buenos Aires sapesse, attorno al 2008, che la squadra del Boca Yuniors fosse stata fondata da due Lucani di origine di Muro Lucano, i fratelli Farenga e da due genovesi.
Il libro di Renato Cantore “Harlem, Italia”, come i precedenti,scava nella storia e ci regala il protagonismo di due lucani, Leonardo Coviello e Vito Antony
Qui s’incrociano l’esperienza della società contadina del Sud, fatta spesso di solidarietà e sostegno, alla necessità di conquistare diritti e cambiare lo stato delle cose. Eliminazione dei ghetti e rivendicazione dei diritti ecco cosa racconta Cantore.
Molto tempo è trascorso da allora. Oggi vediamo cosa accade nel nostro Paese e in Basilicata.
Insofferenza verso i migranti, pochi i sostegni all
Anche azioni particolari: il Museo dell’Emigrazione è chiuso da tempo per la manutenzione del Castello di Lagopesole e ricordiamo anche i ritardi nella realizione dei centri d’accoglienza di Boreano, Gaudiano, Scanzano
Grazie a Cantore per il suo lavoro che contribuisce a rafforzare la memoria e che induce alla riflessione, ad un nuovo protagonismo per la tutela degli ultimi e degli sfruttati.
