di Tanino Bandiera

La vicenda della mancata elezione del prossimo presidente del consiglio regionale, fosse anche la riconferma di Carmine Cicala, è solo l’ultimo episodio di una serie di inquietudini che montano da molti, troppi mesi nella massima assise istituzionale di Basilicata.

Preliminarmente, proveremo a spiegare nel dettaglio che cos’è una inquietudine politica.

Si tratta di una situazione che desta affanno, agitazione, ansia,  apprensione, irrequietezza, pensiero, preoccupazione, trepidazione, turbamento. Persino, angoscia. Tutti sentimenti di precarietà che accompagnano la vita politica regionale. Facendo crescere il malumore degli addetti ai lavori, delle forze sociali e sindacali, dell’associazionismo e degli ordini professionali. Per non parlare degli enti locali territoriali. Mai visto un tale self made da parte di sindaci e presidenti di provincia. Mancano i riferimenti.

il Governatore Vito Bardi

Proviamo a capire perché:

  1. Non c’è nessuna leadership politica riconosciuta. Di più. Non c’è nessuna leadership. Punto. Non è nello stile, nella storia e nella formazione del presidente della Regione, Vito Bardi. Era troppa l’abitudine ad ancorarsi alla guida politica del presidente di turno. Ma in Bardi questo profilo è inesistente. Non è una colpa, beninteso. E’ solo un dato di fatto oggettivo. La politica regionale richiede presenza, perseveranza, guida. E poi, mediazione, conoscenza di uomini e territorio, agibilità politica, relazioni con i mondi sociali e produttivi.

Nessuna di queste caratteristiche è rapportabile a Vito Bardi. Anche la scelta di utilizzare manager non regionali per l’alta dirigenza ed alcuni enti strumentali ha rafforzato la dispersione del potere politico e amministrativo.

  1. Dopodiché c’è da chiedersi perché Forza Italia, all’atto della scelta del candidato presidente, virò da un profilo come Michele Cannizzaro, che pure aveva avuto udienza da Silvio Berlusconi, ad un altro gentiluomo, ma così lontano sia dalla politica che dal territorio. Completamente estraneo e disfunzionale al ruolo. 
  2. I partiti di centro destra mancano di tenuta e presa sui propri eletti. E’ un po’ nella natura anarcoide della destra libertaria l’indole del militante a sentirsi libero dai condizionamenti partitici e di appartenenza militante. Ma non è questo il caso dei consiglieri regionali del centro destra lucano. I personalismi sono dovuti a mancanza di cultura e formazione politica. Si tratta di personalità politicamente immature, ascese ad una funzione di responsabilità pubblica che non sono in grado di reggere. Prevalgono pulsioni personali, un’idea della politica come carriera, interessi di parte e di territorio, se non di lobby, come nel caso di alcuni eletti del Bradano e della Val d’Agri.
  3. Viviamo una fase di transizione politica. La Basilicata del partito – regione. Il sistema “Luongo” non è più praticabile. Il modello dell’assistenza dipendenza si è esaurito da un decennio. I bilanci pubblici non possono più consentirsi, anche per la trasparenza che oggi prevale, forme dirette di clientelismo politico. Per questo la sinistra si è svuotata di consenso e di voti. Soprattutto fa fatica ad interpretare questa fase storica.
  4. Sta declinando molto velocemente la curva positiva che aveva visto nel 2018 il quaranta per cento dei lucani votare per il Movimento Cinque Stelle. Oggi ridotto, per parafrasarne il nome, ad un “affitta camere”. Tre consiglieri regionali che recitano un copione di un film che non c’è più neppure nelle sale di periferia. Ma anche nel loro caso la recita è effettuata male, senza nerbo e strategia politica in un teatro desolatamente vuoto. Il paradosso della inutilità.

Esaminate brevemente le cause della crisi e dando per scontato che le indennità mensili prevarranno sulla tendenza suicida di questo consiglio regionale, il presidente  Bardi (dopo un lungo apprendistato) da alcuni mesi ha scelto di abbandonare i gruppi consiliari e lo stesso consiglio al proprio destino. Ed ha fatto bene. Un po’ come Draghi a Roma oggi lui può mettere in campo le risorse del Pnrr e dei Fondi Europei attraverso il Piano Strategico che si è praticamente approvato da solo.  Se riuscirà a dialogare con i corpi sociali e con i territori attraverso i sindaci potrà dispiegare le energie necessarie all’anemica Basilicata. Deve però puntare anche ad una riforma sostanziale del Welfare e della Sanità lucana. Su questi temi servirebbe una trasversalità politica più matura. Magari Bardi potrebbe chiedere alla Cgil e al Pd un sostegno programmatico, se non esplicito, nell’interesse generale della comunità regionale. Tanto il consiglio regionale conta quanto un “6” ad un tavolo di poker a cinque.