Per avere una idea dei problemi che abbiamo davanti, anche come comunità regionale strettamente legata dal punto di vista economico ,al polo industriale di melfi, ripportiamo parte dell’interrogazione a risposta orale che si è tenuta ieri l’altro al Senato e sopratutto la riusposta del Ministro Giorgetti riguardante i costi della transizione, gli obiettivi e le azioni che si stanno ponendo in campo.
PRESIDENTE. Il senatore Girotto ha facoltà di illustrare l’interrogazione 3-03097 sul processo di riconversione industriale in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale, per tre minuti.
GIROTTO (M5S). Signor Ministro, i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono ormai una minaccia enorme per l’Europa e per il mondo. Per superare tali sfide, a luglio 2020 la Commissione europea ha presentato il green deal europeo, che trasformerà l’Unione in un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, garantendo che nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra e che la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse.
Gli Stati membri pertanto sono impegnati ad affrontare i bisogni che il cambiamento epocale richiede rispetto ai nuovi stili di vita e ai modelli di consumo dei beni, che comportano necessariamente una trasformazione radicale dei processi con una forte spinta all’innovazione nei sistemi di produzione e di consumo.
L’Italia, in risposta a tali sfide, tramite il Comitato nazionale per la transizione ecologica, si è dotata di un Piano per la transizione ecologica (PTE) che coordina le politiche in materia di raccordo con il green new deal europeo e il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
Il PTE individua le azioni, le misure, le fonti di finanziamento e il cronoprogramma, nonché le amministrazioni competenti all’attuazione delle singole misure, articolate in otto ambiti di intervento previsti, per i quali verranno costituiti appositi gruppi di lavoro: decarbonizzazione, mobilità, qualità dell’aria, suolo, dissesto, risorse idriche, infrastrutture, biodiversità, il mare, la promozione dell’economica circolare, della bioeconomia e dell’agricoltura sostenibile.
Un ruolo strategico, in coerenza con la pianificazione del PTE, è rivestito dal settore produttivo industriale che, per mantenere la propria competitività, dovrà adeguare i vecchi sistemi produttivi a nuovi modelli, fortemente innovativi e ambientalmente sostenibili. A tal fine, è necessario che lo Stato, attraverso misure e azioni di dettaglio, accompagni in questo passaggio storico il tessuto produttivo, in particolare i cosiddetti settori hard to abate e automotive.
Attualmente sono disponibili alcuni strumenti per sostenere interventi strutturali rivolti alla decarbonizzazione e alla riconversione, con risorse disponibili dall’Emission trading scheme (ETS), dal PNRR, dal Piano di transizione 4.0 e dal Fondo per la decarbonizzazione previsto nell’ultima legge di bilancio. Tuttavia, occorre velocizzarne l’applicazione, introducendo e sostenendo con convinzione nuovi strumenti e innovazioni tecnologiche, in particolare dirette a sostenere l’autonomia energetica delle attività produttive, attraverso la creazione di configurazioni, come le comunità energetiche e l’autoconsumo diretto, che permettano di ridurre i costi dell’energia.
Le chiedo di sapere come ritenga di sostenere il processo di innovazione in ottica di transizione ecologica e, in particolare, quali misure intenda adottare per accompagnare in tale percorso i differenti comparti industriali, assicurando competitività e sostenibilità ambientale delle imprese.
PRESIDENTE. Il ministro dello sviluppo economico, onorevole Giorgetti, ha facoltà di rispondere all’interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
ministro dello sviluppo economico. Senatore Girotto, lei pone esattamente il tema strategico di come il nostro Paese possa affrontare la grande sfida della rivoluzione ambientale e della rivoluzione digitale e la sua traduzione nel nuovo sistema industriale ed economico del Paese. È l’attività cui si dedica evidentemente il Piano nazionale di ripresa e resilienza con interventi di natura trasversale in cui il Ministero della transizione ecologica è ovviamente in prima fila e il Ministero dello sviluppo economico funge da elemento di raccordo con il sistema industriale e, in particolare, io richiamo sempre il sistema manifatturiero perché senza manifattura il Paese si siede economicamente.
Gli strumenti a nostra disposizione sono quelli consueti, o meglio i contratti di sviluppo, gli accordi di innovazione, gli IPCEI, ossia interventi di carattere strategico, riconosciuti come tali a livello europeo, su cui stiamo riuscendo a coinvolgere numerose realtà produttive del Paese e che permettono anche di superare quella che fino a oggi è stata una delle principali limitazioni a un intervento pubblico dello Stato per assecondare questa fase di transizione, cioè la disciplina degli aiuti di Stato.
Fortunatamente – dico io – in questa fase, anche relativamente alla pandemia, la Commissione europea ha cambiato atteggiamento su questo. Non si è mai vista una grande fase di rivoluzione e riconversione industriale senza un accompagnamento, nei limiti dovuti, da parte dello Stato. Questo riguarda tutte le filiere industriali, alcune più esposte e altre meno.
Faccio un esempio per quanto riguarda l’automotive, che lei ha richiamato nella sua interrogazione e su cui sto insistendo in questi giorni perché alcuni Paesi hanno già assunto decisioni e altri le stanno prendendo. Noi ovviamente abbiamo fatto qualcosa. Ricordo il Fondo transizione inserito nella legge di bilancio, che lei ha richiamato; l’iniziativa che stiamo finalizzando con la Cassa depositi e prestiti per 850 milioni di euro e che ha come obiettivo il supporto alle piccole e medie imprese nella transizione ecologica digitale e innovativa; i contratti di sviluppo per 1,2 miliardi di euro a sostegno di programmi di investimento produttivi strategici e innovativi di grandi dimensioni; gli IPCEI, che ho citato, con lo stanziamento di 1,5 miliardi di euro che si aggiungono alla dotazione di 500 milioni di euro già disponibile. Questo oltre a tutto lo spiegamento di forze sul piano Transizione 4.0 e – mi piace ricordare – al nuovo bando macchinari innovativi, diretto ad agevolare le Regioni meno sviluppate e i programmi di investimento proposti dalle aziende di piccole e medie dimensioni.
Ciò basta? Probabilmente no, perché l’ammontare delle risorse necessarie è anche superiore. Tuttavia, è questione non solo di soldi, ma di cambiamento culturale. Occorrono la disponibilità e la capacità di “reskillare”, con una formazione per tutti i lavoratori che perderanno inevitabilmente il posto di lavoro in alcuni settori superati dalla rivoluzione ambientale e digitale e che possono essere utilmente occupati nei nuovi settori che vengono avanti.
Pertanto, si tratta di una sfida, che come ho già detto rispondendo a suoi colleghi, coinvolge davvero tutte le forze politiche, il Parlamento, il Governo e le forze sociali e su cui bisogna discutere e focalizzare di più l’attenzione. Purtroppo, però, la politica tendenzialmente si concentra sui piccoli interventi di breve termine.
In tutto questo, naturalmente, si lavora per ricostruire la domanda, perché in questa forma di rivoluzione industriale e ambientale bisogna ristrutturare l’offerta, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticarci della domanda. In questo momento in Italia sono inesistenti gli incentivi per l’acquisto di autovetture ambientalmente compatibili (elettriche e non solo). Il mercato è totalmente fermo e io ho pubblicamente fatto richiesta di provvedimenti analoghi a quelli che ci sono in tutti gli altri Paesi europei. In questo modo, infatti, si riuscirebbe a trainare la domanda e a indurre e convincere tutti i soggetti presenti, ad esempio nella filiera dell’automotive, a fare degli investimenti anche assistiti e sussidiati da parte dello Stato. Tutti gli strumenti che ho ricordato (dai contratti di sviluppo a scendere) sono forme di intervento dello Stato in cui la risorsa pubblica può intervenire per una percentuale che è non totalitaria e neanche maggioritaria, ma comunque significativa in queste forme di investimento. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Girotto, per due minuti.
GIROTTO (M5S). Signor Ministro, mi dichiaro parzialmente soddisfatto e molto preoccupato perché avrei voluto un altro tipo di risposta.
Adesso dobbiamo scegliere quali saranno le tecnologie del futuro e non possiamo sceglierne di sbagliate, perché se sbagliamo tecnologie andiamo fuori mercato e, quindi, sprechiamo il denaro pubblico. Possiamo drogare e mantenere in vita delle aziende, ma se lo facciamo su tecnologie obsolete comunque non venderanno i prodotti a lungo termine, quindi avremo sprecato il denaro pubblico.
Anche nella risposta a un collega, lei ha citato il maggiore ricorso al gas, ma non ho sentito una parola sul semplificare il permitting ( percorso autorizzativo, ndr) per le fonti rinnovabili, che sono la principale soluzione alla crisi energetica soprattutto delle aziende. Abbiamo presentato una mozione per dare più forza alle aziende e dare loro un credito di imposta sulle spese di autoproduzione energetica, perché dobbiamo puntare sul renderle il più indipendenti possibile.
Non ho sentito dire una sola volta di andare a prendere gli extraprofitti anche dalle fonti fossili. Abbiamo preso extraprofitti dalle fonti rinnovabili, abbiamo chiesto un sacrificio, ma non li abbiamo presi dalle fonti fossili. Le rinnovabili sono un settore ad alta intensità lavorativa mentre le fossili sono un settore ad alta intensità di capitale.
Non ho sentito una parola su uno dei principali strumenti per combattere la concorrenza sleale e incentivare gli altri Paesi a fare la transizione ecologica, ossia la carbon border tax, e il carbon border adjustment mechanism, che ne deve essere il meccanismo principale.
Vorrei che il Governo si concentrasse maggiormente anche sulle speculazioni finanziarie, perché l’enorme tempesta di aumento di prezzi che abbiamo è certamente dovuta a situazioni oggettive (su questo non si discute), ma c’è anche una forte componente finanziaria di cui si parla pochissimo.
Desidero ribadire che non vogliamo sprecare denaro pubblico, quindi ci dobbiamo concentrare sulle tecnologie realmente sostenibili per il futuro e spero che il vostro Ministero si indirizzerà effettivamente su di esse. (Applausi).
