Riportare al più presto la didattica della scuola è il messaggio forte che l’associazione nazionale dei docenti lancia al Governo, preoccupata delle notizie che circolano su soluzioni rabberciate del tipo di quelle avanzate dal Ministro della Pubblica Istruzione. L’associazione ha prodotto, insieme ad Open Calabria, il think tank indipendente coordinato dal Prof. Francesco Aiello, ordinario di Politica Economica dell’Unical, uno specifico sondaggio sull’esperienza fatta in questi mesi con la DAD ( didattica a distanza) e i risultati non depongono certo a favore di questa soluzione emergenziale.

La totalità dei docenti (99,05%) per collegarsi ad Internet e poter svolgere l’attività didattica ha utilizza

to connessioni private con costi a loro carico. Il 78,4 % dei docenti è ricorso alle video-lezioni, mentre il 21,6% si è limitato a condividere documenti. Per comunicare con gli studenti solo il 62% ha utilizzato il servizio di messaggistica delle piattaforme. Gli altri hanno utilizzato WhatsApp o il telefono. La partecipazione degli studenti alla DAD non è stata registrata nella gran parte delle scuole (41,5%), mentre nel 31% dei casi si è utilizzato il registro elettronico (31%). Il 27,5% dei docenti ha registrato la partecipazione alle lezioni nelle forme più disparate e non formali.

Tra gli strumenti utilizzati nelle attività della DaD, il Pc è stato quello prevalente (70,6%), a seguire lo smartphone, il Laptop/Portatile e, infine, il tablet.  Il sondaggio ha rilevato che solo il 15,7% delle scuole ha una propria piattaforma, mentre ben il 58% utilizza Google Suite for Education, il 10,8% Weschool, il resto vari altri applicativi e solo il 2% ricorre a software open source come Moodle. Si tratta di elementi significativi che dovrebbero sollevare tanti interrogativi che investono direttamente il Piano Nazionale Scuola Digitale e l’utilizzo delle ingenti risorse che questo piano ha mobilitato. 

“I dati che emergono dal sondaggio fanno ben capire – afferma il prof. Francesco Greco, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti- in quali condizioni si è svolta la DAD e rendono evidente la necessità di riportare al più presto la didattica nella scuola.” “La scuola italiana – prosegue Greco- si trova di fronte ad un momento storico irripetibile, in cui il dramma della pandemia può permetterle di abbattere muri altrimenti invalicabili, eretti da politiche scellerate che hanno chiuso la scuola italiana in una condizione di irrilevanza sociale e culturale, sottraendole negli anni sempre più risorse, come non è stato fatto in nessun altro Paese europeo. Solo scelte politiche lungimiranti possono cambiare questa condizione, ma occorre una guida sicura e forte, perché forti devono essere le decisioni. Per la nostra scuola occorre un PIANO FINANZIARIO STRAORDINARIO che, tra l’altro,  possa consentire (a) la riduzione del rapporto alunni/classe, sia per le note ragioni sanitarie e sia per assicurare una didattica di qualità, impossibile in classi pollaio; (b) di disporre di strutture ed infrastrutture tecnologiche e spazi adeguati ad una scuola aperta e vivibile; (c) un piano di assunzioni basate sul merito che ponga fine al precariato nella scuola, prevedendo come unico canale di accesso all’insegnamento i concorsi pubblici, secondo il dettato costituzionale; (d) un sistema di governo democratico della scuola e la valorizzazione del ruolo e della funzione degli insegnanti, oltre ad un efficace sistema di garanzia della libertà di insegnamento.” “Intanto, da settembre, – conclude Greco- salvo “ritorni di fiamma virali”, senza alimentare altre incertezze, si riaprano le scuole! Si riduca il rapporto alunni/classe, si facciano doppi turni, si riaprano le scuole chiuse per le restrizioni numeriche imposte dai tagli Tremonti/Gelmini del 2008 e dagli assurdi piani di dimensionamento e, naturalmente, si assuma con criteri meritocratici il personale necessario. La scuola deve riaprire, in sicurezza e con le risorse necessarie. Vogliamo augurarci che questo governo non disattenda le legittime aspettative di studenti e docenti che in questi mesi hanno condiviso, più che in tanti anni, la mancanza di quella straordinaria dimensione sociale dello “stare a scuola” che non potrà mai essere replicata in nessun contesto virtuale”.