I FAVOLOSI ANNI 50
by SEVERINO LAPOLLA
Per ognuno di noi c’è un periodo “ favoloso “ che quasi sempre coincide con il periodo di passaggio dall’adolescenza alla maturità: quando siamo pronti a scoprire il mondo e il rapporto con l’altro sesso. Da un punto di vista più generale invece, ogni decennio , a partire proprio dal 1950 è stato caratterizzato da cambiamenti tali che nel corso del tempo hanno comportato modifiche radicali nel modo di pensare , nei rapporti sociali, e nella concezione di quella che sono la famiglia e la società. …
I miei “favolosi “ anni 50 iniziarono un po’ prima e finirono qualche anno dopo l’inizio e la fine del decennio. Iniziarono negli ultimi mesi del 1949 quando una mattina , affacciandomi alla finestra vidi con meraviglia due camion dell’esercito americano General Motor Track con la stella bianca sullo sportello (li chiamavamo TRE ASSI” perché avevano dalle sei alle otto ruote), che stavano facendo rifornimento di benzina al distributore sotto il mio palazzo;
Agli inizi degli anni 50 il tema dominante per la gente era il cibo perché,nel decennio precedente la fame aveva colpito tutti in maniera “democratica” .Specie nelle grandi città ancora si sentivano gli effetti della carestia ; nella maggior parte delle famiglie il vestiario passava in secondo ordine e tante volte le stesse mamme (o le sarte del vicinato) adattavano il cappotto vecchio del padre per fare dei cappottini per i più piccoli. Ma il cibo no , su quello non si lesinava e infatti in quel periodo la maggior parte degli uomini (come emerge anche dalle foto dell’epoca) era ben in carne (e così anche moltissime donne)
La domenica specialmente, era di rito il ragù fatto con la “conserva” di pomodoro (che si metteva ad asciugare al sole) ; pezzi di carne ,possibilmente di maiale perché più economica e perché dava un migliore sapore al sugo e un maggiore senso di sazietà. La domenica era d’obbligo prendere la pasta “comprata” e, in mancanza di olio d’oli va, si usava la sugna, che al nord chiamano strutto, conservata appesa al muro nella vescica del maiale e dal cui lardo era stata estratta. Dovevano passare ancora molti decenni prima che emergesse il cattivo rapporto tra grassi e colesterolo, della pessima relazione tra strutto e trigliceridi, lardo e lipidi e di tutte le perniciose conseguenze dell’abuso di carboidrati. Ma a quell’epoca le patologie sociali non erano l’obesità e il diabete ; nell’Italia meridionale del dopoguerra – dove erano diffuse malattie come tbc, tifo petecchiale e meningite – la gente affamata ,specie negli anni più critici (1940- 1946) avrebbe mangiato anche le tomaie bollite delle scarpe
Le stoffe erano costose e , specie per i cappotti , erano ruvide e pesantissime perché c’era l’errata convinzione che più la stoffa era “pesante” e più si stava caldi. .Solo qualche professionista e “ i signori” delle famiglie più in vista si servivano dal sarto di grido Colonnese (in piazza Prefettura) che confezionava i vestiti con “stoffa inglese” e parcelle da capogiro.
Mentre il nostro tempo scorreva tra obblighi scolastici e gli immancabili giochi della nostra età si accendeva l’agone politico tra la Democrazia Cristiana e il partito Comunista con contese che sfociavano sul piano personale per cui , anche nella stessa famiglia , a volte si negava il saluto..
Nei primi anni 50 ,anche con gli aiuti del Piano Marshall , Alcide De Gasperi dette un forte impulso alla lotta politica per sottrarre elettorato alle sinistre specie con una forte campagna di opere pubbliche che a Potenza si concretarono nell’apertura di viale Trieste (ora viale Dante) e con la costruzione di un nuovo rione di case popolari detto allora “Rione Libertà” nonché ,successivamente, di un nuovo rione in località Verderuolo .
Era passato qualche anno da quando l’edificio di via Palladino (ora via Verdi) era stato liberato dai “Sinistrati “; i senza casa a seguito dei bombardamenti e l’edificio era diventato sede del Liceo Classico “Q.Orazio Flacco” .Quasi ogni giorno ,all’uscita dalle elementari, vedevamo sfilare giovani e ragazze ; volti a quel momento anonimi ma che avevano un ché di diverso da tutti gli altri coetanei .
Una figura dalla vita avventurosa con uno spirito rivoluzionario che l’avrebbe portata poi a vivere in Venezuela ,a diventare amica di Jan Paul Sartre, di Umberto Eco, di Eduardo Defilippo e ,da ultimo, amica personale del defunto presidente venezuelano Chavez.
Verso la metà del decennio in italia (come anche nella nostra sonnacchiosa città) apparve il rock and roll che sconvolse gli schemi della musica , (fino ad allora melodica con le canzoni in rima baciata ) che fu definito dai benpensanti “il ballo delle scimmie “ .ma che noi giovani quel nuovo ritmo dava una scarica di adrenalina (anche perché i primi “Rockers” praticavano una musica dal ritmo veramente esasperato ! ).
La canzone che sfondò alla grande in tutta europa fu “ Rock Around the Clock “ che viene spesso suonata ancora oggi (mentre di Bill Haley “il papà del Rocck”, non si ricorda ormai più nessuno! ) Vennero. poi Little Richard – cantante di colore – Jerry Lee Lewis (le cui esibizioni terminavano immancabilmente con il fracassare degli strumenti) ed infine … Elvis Presley ,con un repertorio vastissimo ed oggi quasi “divinizzato” da milioni di Fans americani poi Little Richard – cantante di colore – Jerry Lee Lewis (le cui esibizioni terminavano immancabilmente con il fracassare degli strumenti) ed infine … Elvis Presley ,con un repertorio vastissimo ed oggi quasi “divinizzato” da milioni di Fans americani
Il nostro segreto “oggetto del desiderio” di allora erano i blue jeans , rigorosamente piegati in fondo alla gamba e quelli più “agognati” erano i “Lewis” (che non erano alla portata di tutte le tasche !) .La “vestizione “ del jean seguiva un rituale (pubblicizzato anche al cinema) .
Dai films con Marlon Brando e James Dean si andava formando una generazione che trovava vantaggioso adottare quegli atteggiamenti “ spavaldi” che consentivano di superare l’imbarazzo del primo approccio con l’altro sesso ma che, nella sostanza ,restavano sempre i soliti “ figli di famiglia” !
L’esempio tipico del giovane di allora era il personaggio di Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma” ,rigorosamente vestito di jeans ; con i capelli tirati con la “brillantina” ma legato saldamente agli usi di casa.
Tornando un po’ indietro, un bel giorno la maestra chiamò mia madre , confabularono tra loro e poi mi fu detto: Tu farai l’”esame di Ammissione! “ che era l’esame per accedere alla Scuola Media e che comportava una preparazione davvero ardua .L’alternativa era la “Cavaiola” ovvero l’Istituto Industriale per imparare un mestiere..e così cominciò il corso di studi Medi e poi Superiori tra la fatica mentale di acquisire cose che la mia famiglia -per condizioni oggettive – non era in grado di fornirmi rispetto a quelle dove il livello culturale era più alto perciò i miei sforzi risultavano essere molto più ardui di quelli di tanti altri miei compagni ; in una scuola che a quel tempo era ancora selettiva. Esisteva ancora una sezione”A” composta dai figli dei “Signori” – famiglie di professionisti e benestanti il cui accesso alla cultura era di gran lungo superiore a quello che potevano avere la mia – e,man mano. la selezione diventava più blanda. Io fui inserito addirittura nella sezione “D “ e così cominciò il mio corso di studi con le lunghe ore passaste sui libri (tantissime ore al giorno); tra momenti di disperazione e momenti di intima soddisfazione , guardando il testo davanti me a volte con odio per il tempo della mia vita che sottraeva a me stesso e altre come l’unica via attraverso la quale raggiungere aspettative di vita migliori rispetto all’esistente . Iniziai un corso di studi che mi avrebbe portato – attraverso tutto il decennio – ad entrare nel decennio successivo ( gli anni 60 ) che ,dal punto di vista evolutivo , è stato molto più ricco di avvenimenti tali da comportare cambiamenti radicali nei costumi, nella cultura , nella musica , nel modo di pensare ma che , a mio avviso, forse non ci sarebbero stati (o si sarebbero verificati i in maniera molto più marginale) senza quell’ input fornito dal decennio precedente. Forse ne parleremo ancora.

