Pietro Simonetti
Ci sono voluti oltre 35 anni per costruire la rete organizzativa di oltre 170 associazioni di lucani all’estero ed in Italia che rappresentano circa 1.200.000 migrati lucani e discendenti.
Sono bastati pochi anni a mettere in crisi il tessuto organizzativo e rappresentativo sparso nel mondo. Solo oggi in via telematica, sempre un fatto utile, verrà insediato ad oltre due anni dall’inizio della attuale legislatura la Commissione Regionale. Un record di mancate iniziative, ritardi nella approvazione dei Piani annuali, nella programmazione delle attivita’ che ha inciso molto sulla vita delle associazioni e ridotto le attivita’. Il Covid c’entra ma non del tutto.
Dopo il 2013 si è smaritto, anche per l’accentramento di un organo consultivo al Presidente del Consiglio E’ venuto meno il senso di un lavoro quotidiano non solo delle strutture ma del complesso delle relazioni con la rete organizzativa ed i bisogni delle associazioni. Infatti c’e’stato un calo sensibile degli associati ed e’aumentata la distanza tra esigenze, bisogni del sistema associativo e le risposte programmatiche e di gestione delle risorse che hanno risentito dei tagli a partire da quelle del Governo nazionale.
I tagli hanno interessato la chiusura di importanti sedi diplomatiche, gli Istituti di cultura ed il complesso delle politiche verso gli italiani all’estero che sono molto di più degli iscritti all’Aire, il 4%degli oltre cento milioni di persone che fanno riferimento al l’italia.
Una politica sciagurata per il ruolo che queste persone svolgono nel pianeta e non solo per motivi commerciali o di scambio.
E’ necessario che dopo l’insediamento ritardato della Commissione si determini l’uscita dalla comunicazione di attesa e di circostanza per innovare nella normativa e nei contenuti a partire dal coinvolgimento delle nuove generazioni specie in Europa e nella razionalizzazione degli interventi.
La questione centrale rimane la conoscenza dell’italiano e nei programmi di formazione per i flussi di rientro per i giovani che scelgono l’Europa.
L’esempio spagnolo è vicino. Svegliare la dormiente università e’un altro capitolo oltre al turismo post covid. Occorre osare per non disperdere il patrimonio organizzativo, culturale, umano.
