LIDIA LAVECCHIA

In Basilicata i numeri ufficiali parlano di circa una famiglia su quattro che vive in condizione di povertà. A confermare questo dato, i circa diecimila residenti ammessi al programma sul reddito minimo d’inserimento”.Lo ha detto l’assessore alle attività produttive della Regione Basilicata, Francesco Cupparo, a Maratea (Potenza) durante la festa di «Avvenire». L’assessore ha aggiunto che “in regione, secondo i dati della Caritas, sono migliaia i corregionali che accedono ad azioni di sostegno alla povertà alimentare e che tali richieste di aiuto sono incrementate di oltre il 30% nell’ultimissimo periodo”.

E’ ormai cosa nota che la Regione ha affidato a strutture della Caritas fondi per realizzare quattro progetti di aiuto alimentare con un finanziamento complessivo per un importo di circa 569 mila euro, a cui si aggiungono 300 mila euro per sostenere le azioni della Caritas regionale e di altre organizzazioni assistenziali impegnate nella distribuzione di pasti, medicinali, di assistenza alle persone in difficoltà economica e agli anziani soli, nella fase di emergenza Covid-19”.

Ad aggravare questo scenario già pesante, il crollo delle prestazioni sanitarie: a dirlo è l’Istat che sottolinea come la regione abbia subìto una discesa di oltre il 50 per cento delle prestazioni rispetto al 2019, mentre l’attività terapeutica è scesa del 75 per cento e le visite e le riabilitazioni sono sprofondate di oltre il 65 per cento. Una condizione grave, numeri che spingono a chiedere subito “la riforma sanitaria”.

La Giunta regionale che dice? Quando sarà parte attiva di una reale riforma sanitaria che affronti i nodi dell’emigrazione sanitaria, delle liste di attesa, della sanità territoriale e domiciliare, dell’innovazione tecnologica, della riqualificazione e del potenziamento del personale, oltre che di una reale politica di contenimento della povertà e di garanzia di accesso ai servizi sanitari essenziali a favore di tutta la popolazione, evitando odiosi fenomeni di diseguaglianza nel diritto alla salute?I dati sulla speranza di vita alla nascita nella nostra regione si è ridotta da 82,5 a 82 anni fra 2019 e 2020.

Un dato, quest’ ultimo che si collega anche alla situazione pandemica con circa il 3,3 per cento di popolazione contagiata, a fronte del 7,2 per cento di media nazionale e con un tasso di letalità del 2,2 per cento a fronte del 3 per cento media italiano. Purtroppo, il crollo del sistema sanitario regionale sotto il peso di una pandemia meno gravemente diffusa rispetto ad altre zone del Paese dipende da carenze strutturali pregresse, come segnala l’indice di performance dei sistemi sanitari regionali di Crea Salute, nel suo ultimo rapporto aggiornato al 2020.

Un quadro preoccupante che viene acuito anche dall’aumento della povertà: la Basilicata infatti risulta all’ultimo posto per povertà relativa. Questo ha fatto crescere la quota di popolazione che per motivi economici rinuncia alle cure sanitarie, alle visite specialistiche, agli esami strumentali e diagnostici, alle terapie riabilitative.
“Un assetto strutturale del sistema sanitario lucano inadeguato e una gestione della pandemia non ottimale” afferma il segretario regionale della Cgil Angelo Summa “producono un elevato assorbimento di risorse sanitarie per fare fronte alla pandemia, a danno dei cittadini. Decenni di false riforme sanitarie, fatte per lo più per fare cassa, l’incapacità cronica di costruire un rapporto fra cure e territorio, la crescente povertà – anche sanitaria, che riduce la domanda di cure necessarie – sono alla base di questa situazione drammatica”. 

Una situazione atavica che richiede una riforma del sistema sanitario e soprattutto una riforma da fare subito. La salute non attende, i Lucani sono stanchi di aspettare.