PIPPO CANCELLIERI
Da qui in avanti solo metodi assolutamente legali per rendere altrimenti conveniente una appalto, che di quelli illegali ne esistono tanti quanto ne contiene la fantasia criminale umana.
Per 100 lunghi anni, ha operato il Regio Decreto del 1885 che fu emesso in qualità di applicativo della Legge Fondamentale sulla Organizzazione e Funzionamento dello Stato Italiano promulgata solo venti anni prima ad Italia appena unita.
Un impianto di legge che nonostante gli acciacchi dell’età e i tentativi di molti di cambiarne l’esteso che ha retto abbastanza fino oggi.
Per le cose di cui scrivo il decreto in un modo persino pedissequo descriveva tutta la filiera e tutti gli atti da compiere per dare l’opera finita e funzionale.
A partire dal progetto che per la penuria di Ingegneri sul territorio, veniva redatto dalle Amministrazioni, prime fra tutte i cosiddetti Uffici del Genio Civile creati in ogni Provincia della Nazione.
I progetti erano per lo più ben fatti anche perché in quegli Uffici finiva il meglio della Professione che seppure pagato non bene, dava prestigio al funzionario ivi impiegato.
Per mille e più mille motivi si finì negli anni del secondo dopoguerra, con concorsi per Ingegneri nelle Pubbliche Amministrazioni quasi deserti; questa sembra un’altra storia ma in qualche modo partecipa fortemente a quanto da “tangentopoli” vediamo e subiamo quasi giornalmente.
Ma torniamo a bomba.
L’Impresa se notava una discordanza nel progetto che come dicevo non era suo, all’atto della consegna dei lavori, iscriveva la famosa “Riserva n.1” che di fatto diventava fino al termine dei lavori, una vera palla al piede per il corretto andamento dei lavori.
Se come spessissimo era, la Riserva riguardava un errore progettuale, questa non poteva essere sanata subito non fosse altro perché bisognava cambiare il progetto e quindi stipulare un nuovo contratto con l’Impresa già titolare del precedente e perciò in evidente situazione di vantaggio.
Il Legislatore, con quelli dell’800 davvero intelligenti, lo dico con sincera ammirazione, aveva previsto questa eventualità e allo scopo di ridurre le pretese dell’Appltatore, permetteva di modificare il contratto ed il progetto, solo con il cosiddetto “Atto di Sottomissione”!
In pratica l’Impresa si sottoponeva di buon grado alla firma di un nuovo contratto che per lei di fatto significava tempi più lunghi per fare più o meno le stesse cose e, udite udite, prezzi e quantità più convenienti e adeguati alla inflazione e al danno che ne aveva ricavato per il ritardo di cui nessuna colpa aveva.
Esistevano invero forme di garanzia per la Amministrazione ma queste venivano eluse facilmente e legalmente è ovvio.
La cosa si incancrenì talmente tanto dagli anni settanta in avanti (gli anni del primo grande ricambio generazionale nelle Amministrazioni di cui ho accennato sopra) che finì tutto nel calderone “Di Pietro”.
Cosa pensarono allora i Politici?
Bisognava moralizzare il settore!
Così nei successivi trenta anni (si trent’anni) furono operate decine di modifiche al Regio Decreto 1885 che al fine di dare tempi e costi certi alle Opere Pubbliche, finirono di fatto a fare del settore quanto ora è, un marasma di leggi e leggine spesso scritte diciamo senza che la mano sinistra sapesse della esistenza della destra!
L’Europa poi con le sue regole ancora più astruse, fece il resto fino a rendere praticamente ingovernabile il settore!
Provo a spiegarvele brevemente.
Il progetto ora quasi mai è della Amministrazione e, se lo è, viene pagato lautamente al dipendente, tralascio ogni discussione sulla sua qualità, e messo a gara viene consentito all’Appaltatore di operare modifiche anche stravolgendolo là dove si consenta un risparmio di tempo nella realizzazione, costi più bassi e qualità più alta.
Non commento i metodi per dare valenza a questi tre “vantaggi”, pregandovi di appuntare che dopo di ciò il progetto è di fatto una creatura dell’Impresa.
Quindi non può da lì in avanti contestarlo magari proponendo varianti, maggiorazioni di sorta e tempi più lunghi.
Allora perché i lavori appaiono avanzare sempre al passo del gambero?
Qui inizia il divertimento, divertimento ovviamente tutto legale e che si conclude con la maggiorazione a danno di tutti noi!
E non parlo di operazioni del tipo “Ponte di Messina” sul cui contratto come scoprì il citato Di Pietro, c’erano due righi in cui si diceva che se lo Stato non eseguiva l’opera dopo che lo stesso Stato l’aveva approvata, doveva riconoscere alla Impresa (sic!) una penale che ad oggi non pagata, ha superato abbondantemente il miliardo di euro! Figuriamoci mettere una pezza alla cosa se ci si racconta impegnatissimi a revocare un altro contratto stavolta plurimiliardario stipulato a vantaggio zero per noi, con quelli dei quarantatre morti di Genova!
Allora quali sono i metodi per rendere remunerativo un moderno contratto ai sensi delle modernissime leggi attuali?
Il principe dei metodi è la cosa più vietata attualmente: “la Riserva”!
Ma l’Impresa può mai contestare se stessa?
Ovviamente no!
E allora?
Poniamo che il Comune debba rifare gli asfalti con altro appalto ma su una strada sulla quale passano i mezzi d’opera dell’assuntore i lavori di che trattasi, costui mica può essere responsabile dei blocchi della circolazione o dei ritardi alla stessa. Sembrano ore ma sono ore che pesano almeno quattro volte per il contratto stipulato.
Oppure uno sciopero oppure ancora una grandinata eccezionale, il rinvenimento di una bomba da guerra cosa questa prevedibile ma mica del tutto prevista perché questi confetti in genere venivano rilasciati in prossimità di ferrovie acquedotti o fabbriche i cui resti spesso non ne consentono una individuazione agevole.
Ma su tutte la sorpresa geologica o quella archeologica cose anch’esse poco indagabili anche se nell’obbligo dell’Appaltatore.
E QUI VIENE IL BELLO.
Ho detto prima che la Riserva non può essere presentata ma il buon Imprenditore di fatto la espone.
Il Direttore dei Lavori, spesso un funzionario non dotato di una struttura adatta, informa della cosa il Collaudatore il quale, obbligato ad esprimersi sulla riserva, ne dichiara ad esempio esigibile una parte, poniamo il dieci per cento, rimandando tutto alla nuova figura il RUP magari interno, che indipendentemente dal giudizio dei precedenti colleghi magari ritiene che nessun ristoro è ammissibile.
E allora?
E allora l’Appaltatore ricorre al Tribunale Civile invocando quello che noi chiamiamo in gergo “l’ex art.21”, l’Arbitrato.
A questo punto interrompe i lavori, mette a bilancio come credito (vedi il miliardo citato sopra) la somma richiesta e parte per una lunga vacanza preventiva in barca a pescare Marlin ai Caraibi!
E’ scemo?
No!
Potrebbe sembrare tale se ha pagato il suo arbitro come per legge lautamente e in anticipo a percentuale sulle somme richieste, e tale ancora se ha pagato come deve fare, l’Arbitro della Amministrazione che ovviamente si rifiuta di farlo, e perfino folle se ha appena pagato anche il terzo Arbitro, quello nominato dai due precedenti e che per legge ha pure diritto ad una maggiorazione del compenso degli altri.
Ora lo fate voi due più due che fa quattro o lo faccio io?
Dopo alcuni anni e metri cubi di carta, della somma richiesta poniamo cento e che il buon Direttore dei Lavori ammetteva candidamente e pure con una certa ragione che poteva essere ristorata con dieci, viene pagata con cinquecento!
Somma al netto degli interessi, delle parcelle di tutti i partecipanti anche dipendenti della Amministrazione, della rivalutazione monetaria dei prezzi, del mancato guadagno, e soprattutto della riconfigurazione del contratto anche perché le opere fatte si sono in parte deteriorate e nel frattempo è uscita una nuova norma!
Dimenticavo, in tutto questo chi paga siete voi che leggete e pure io che scrivo!
Ing.Giuseppe Cancellieri, in vita normale Pippo.
