Ing. giuseppe Cancellieri

Sia chiaro, Libanesi e non Libici sui quali peraltro nulla ho da dire e di più ricordare oltre l’esperienza di mio nonno Ardito del XII° che da quelle vi fu inviato nel 1919.

Ero in Algeria agli inizi di questo decennio quando risposi malvolentieri (si pagavano anche a riceverle le telefonate dall’Italia) ad una telefonata di un mio ex Collega Dirigente di Impregilo che senza mezzi termini mi disse:

  • Guarda che non mi sono dimenticato di te specie ora che ho fondato un Gruppo di Progettazione che opera anche all’estero. Vorrei parlarti di una cosina in Libano e più precisamente a Beirut!
  • Va bene ci vediamo fra un mese quando torno per scadenza … termini del visto algerino.

E si perché se vai anche solo a lavorare in tutto il mondo arabo, raramente ti si concede il visto più lungo di tre mesi, visto che alla scadenza devi tornare in Madre Patria e rifarlo, con la ovvia conseguenza che ti becchi almeno tre settimane di ferie non pagate!

Fu così che lo raggiunsi a Roma direttamente da Algeri, in quello che era il suo nuovo ufficio sul Lungo Tevere.

Bisogna però raccontare cosa è oggi e cosa soprattutto è stato il Libano e Beirut in particolare.

Meglio sarebbe se nel frattempo si sfogliasse la cartina di Google Maps almeno da Tel Aviv ad Istanbul.

Una fascia verde parallela al Mar Mediterraneo dal Marocco fino alla Turchia con immediatamente dietro il deserto per migliaia di chilometri.

Colpisce la quasi totale assenza di porti commerciali tranne quello di Algeri, Tunisi, Tripoli, quello fluviale di Alessandria e poi il nulla fino e pure dopo Beirut, in Libano appunto.

Ma a ben guardare la cartina ti prende ancora di più cosa c’è dietro Beirut!

I centocinquanta chilometri del monte Lebanon alto oltre i 3000 metri e appena dietro la Siria della valle della Beqà e Damasco.

Lebanon in Arabo significa “Bianco” proprio dalle nevi presenti sulle sue cime.

Luogo perfetto per lo sviluppo di Querce e soprattutto Cedri appunto del Libano. Cedri che rispetto a quelli dell’Atlante in Algeria, erano e sono adatti a fare navi e comunque strutture da ben resistere all’ingiuria del tempo, come le colonne di Corte degli Isolani a Bologna, traversa di Strada Maggiore e luogo di residenza di un importante politico nazionale, che sono li esposte alle intemperie ormai da quasi mille anni.

Beirut un magnifico porto naturale dal quale i Fenici (i Libanesi di tremila anni fa) commerciavano soprattutto legno con tutto il bacino mediterraneo.

Ma guardiamo meglio la cartina.

La città è attraversata parallelamente al mare, da una strada che venendo addirittura dal Marocco, raggiunge poi Istambul.

La fecero i Romani che non avendo ancora la vela triangolare, quella che permette di viaggiare anche controvento, preferivano costruire una strada che permettesse loro di raggiungere qualunque punto della fascia costiera africana sia asiatica che africana.

Anzi di più!

Scendendo da nord ed arrivati alla valle della Beqà, la strada si diramava, con una che proseguiva lungo la costa, l’altra raggiunta Damasco verso Bagdad e più giù ancora verso l’oceano indiano!

Questa in realtà ripercorreva il tracciato di Allessandro il Macedone che troppo velocemente l’aveva percorsa per andare dietro al suo sogno di raggiungere l’India, la dove si dice trovò la morte giovanissimo per lo sforzo effettuato in così breve tempo.

Nemmeno ai Romani andò meglio, almeno nel senso che centinaia di Legioni Romane nei secoli si dissanguarono lungo di essa per raggiungere le enormi ricchezze presenti lungo il Tigri e di più l’Eufrate.

Ma torniamo a noi.

Con la premessa che il Libano è ancora oggi considerato una specie Svizzera medio orientale dove i commerci e i conseguenti flussi di denaro sono le fondamenta di quello Stato. Luogo nel quale tra l’altro la religione li attorno ovunque presente, conta pochissimo. 

  • Vedi mi hanno chiesto di studiare la possibilità di raddoppiare la Autostrada 51 che attraversa tutta Beirut perché oggi che è finalmente scoppiata la pace, è letteralmente intasata ad ogni ora del giorno e della notte. Noi avremmo pensato a due soluzioni, la prima un viadotto sul mare fronte porto e la seconda sempre un viadotto ma da realizzare sopra il tracciato della attuale strada, in mezzo alle case a ai grattacieli (uno dei quali è quello da cui sono state fatte le immagini dello scoppio di queste ore). Tu che ne pensi?

Così di brutto: Che ne pensi? 

E’ in momenti simili che do il meglio di me! Se poi ho di fronte gente come Saverio Lamiranda magari esce il COVIT di Acerenza ma anche il metodo di scavo della stazione A.V di Bologna.

Quasi senza pensarci.

  • Galleria a due cane sotto l’attuale tracciato da fare con due frese che procedono opposte!

Mi guardarono straniti (ho dimenticato di dire che c’erano anche gli investitori libanesi e il rappresentate di una grande impresa italiana) e tranne il mio amico che bene mi conosceva, con l’investitore “arabo” che per un po’ pensò di liquidarmi pagandomi al massimo l’albergo per la notte.

Subito aggiunsi che già che c’eravamo a farlo questo buco doppio di oltre trenta chilometri e con lo svincolo in elicoide nei pressi del porto (proprio sotto il sopra citato grattacielo), perché non pensavamo anche a forare in perpendicolo al mare il Lebanon per raggiungere così direttamente la valle della Beqà e quindi dare sfogo alle merci e al petrolio dell’intero Golfo Arabico, affrancandolo in un sol colpo dal trasporto delle grandi petroliere che tra l’altro non possono più passare per Suez almeno fino a quando non lo dragano o ne fanno uno nuovo?

Ma dissi di più.

Questo eviterebbe che il petrolio via terra partendo dallo Iraq, arrivato alla Beqà (scortatissimo dai Turchi) girasse verso Istanbul lungo i confini della Siria arrivando direttamente al Mediterraneo e di concerto a Madrid, Parigi, Roma e in tutta Europa.

E dissi di più ancora; mentre il materiale scavato dalle due frese non risulterebbe utilizzabile per i calcestruzzi della galleria, quello del foro nel Monte Lebanon, poiché l’avanzamento poteva avvenire con gli esplosivi, avrebbe avuto un valore residuo molto alto perché buono per il cemento armato!

Il finimondo! Come sempre scatenai il finimondo.

E mentre tutti si parlavano addosso in tutte le principali lingue del mondo e pochissimo in italiano, approfittai per chiamare casa per dire che avrei ritardato la venuta di almeno un paio di giorni.

Vicino alla finestra che dava sul Tevere dove mi ero messo a guardare il ristorantino su una chiatta ancorata a riva, ascoltavo per quanto possibile la cagnara che avevo scatenato, immaginando Orazio Coclite su quelle stesse rive e sul ponte Sublicio a pugnare conto gli etruschi invasori!

Ogni tanto qualcuno mi chiamava per un chiarimento tecnico per lo più banale in mezzo a frasi del tipo “… ma i Siriani?”, “… ma i Giordani?” e “… i Turchi?” e soprattutto “… Tel Aviv?”. 

Di come andò la cosa mi piacerebbe raccontarvi assieme ad Antonio Vespe il giovane Ingegnere cui chiesi consulenza per le cave di prestito da realizzare il propedeutico alla galleria. 

Allora come è finita? 

Esattamente come hanno sempre fatto prima di quel pezzo di pace durante il quale mi chiamarono. 

Si stanno tranquillamente ammazzando, tutti contro tutti e perfino al loro interno nel triangolo Beirut, Bagdad e Istanbul.

In continuità con le “gesta” di Alessandro, una decina di Imperatori Romani, i Parti, Giovanni senza terra, Saladino e non so quanti altri dal Deuteronomio in avanti, li dietro la Montagna del Lebanon e che si chiama valle della Beqà. 

Però che gente questi Libanesi che prima chiamavamo Fenici!