Il danno che sta facendo una propaganda xenofoba è tale che si rischia che perfino i finanziamenti europei finiscano nelle mani sbagliate di chi mira a utilizzare il fenomeno con la semplice logistica o peggio a sfruttare le persone per un mercato dell’illegalità che va crescendo dovunque. Eppure bisogna fare i conti con un fenomeno che , ad onta di tutti i proclami o le buone intenzioni, è destinato a persistere per decenni , giacchè il solo contenimento dei flussi è quanto di più saggio ci si possa attendere da un Governo che i miracoli non li potrà fare. Si tratta allora per le Istituzioni territoriali, dai comuni alle Regioni, di non girare la testa dall’altro lato, ma di far venire fuori idee per governare il fenomeno, gestirlo in forma corretta , creare le condizioni per una integrazione e mettere fuori la porta la speculazione. C’è un programma europeo che pochi conoscono e che prevede flussi finanziari notevoli per alcune azioni importanti: a) determinare le competenze per i cittadini dei paesi terzi, individuando e documentando quello che ognuno sa fare, le qualifiche che tiene e le certificazioni che tiene; b) sostenere la formazione del personale nelle strutture di accoglienza per sveltire le procedure di riconoscimento e per promuovere le migliori pratiche atte a riconoscere anche le qualifiche; c) attivare corsi di lingua on line tramite il programma Erasmus ( centomila licenze per concorsi di lingua on line saranno messe a disposizione dei rifugiati nell’arco di tre anni).
Accanto a queste linee di azioni, ci sono poi finanziamenti europei per progetti particolari, nei quali la Basilicata eccelle per capacità di proposte. La Regione è stata la prima a dettare la linea sull’accoglienza legata ad un tentativo di integrazione , mobilitando per quote i paesi lucani e portando azioni come il lavoro utile e come l’insegnamento dei mestieri . Oggi la task force si spinge a togliere ossigeno al lavoro nero e ad utilizzare questa forma di lavoro su terreni pubblici abbandonati, su aziende fallite o dismesse o su coltivazioni marginali che però hanno il loro valore nel pil di un territorio. Utilizzare come è stato proposto l’area del tabacchificio di Palazzo, dell’Incoronata di Lavello, di Laceresa di Filiano, della Pamafi di Maratea per un progetto di produzione agricola , ortofrutticola o vivaistica, è un modo innovativo di affrontare il problema .A patto che si metta una gestione capace di produrtre reddito e non di sottrarlo alle già esangui casse delle istituzioni territoriali.
