Leonardo Pisani
“Ritengo che la sinistra debba essere pacifista, laica, libertaria e socialista” Pietro Folena non si nasconde mai dietro un dito , è pacifista ma allo stesso tempo lotta con le idee e lotta per quello in cui crede, ha avuto ruoli di primo piano e non ha mai fatto la prima donna, anzi.. Lo intervistai il 23 marzo 2021, poi l’ho ricontattato anche per cercare di comprendere quello che sta succedendo in Italia, specie a sinistra perché dialogare con Pietro Folena, vuol dire addentrarsi con semplicità nella complessità e nella molteplicità della storia della sinistra italiana degli ultimi 40 anni e come già sottolineai “storia della quale Folena è stato protagonista, attore fondamentale e osservatore attento e acuto. Pietro Folena è stato l’organizzatore nel giugno 1984 dell’ultimo comizio di Enrico Berlinguer e da giovane segretario cittadino del Pci di Padova è stato sempre a fianco del carismatico segretario del Pci.
Onorevole Folena dove eravamo rimasti? Ah sì , alla nostra intervista del marzo 2021 quando ti chiesi dopo le dimissioni di Giuseppe Conte e la larga troppo larga maggioranza data al Governo Draghi, “sembra che in nome dell’Europa si possa fare qualunque tipo di maggioranza e chi sceglie di essere minoranza quasi compia un “delitto politico”. Ammetto che , ora, ad agosto 2022 sono confuso nel seguire la situazione politica. E tu?
Sinceramente sono sconsolato. Mentre la già gracile area progressista sospendeva ogni autonomia culturale, schiacciandosi acriticamente su Mario Draghi, le destre con spregiudicatezza -chi al governo e soprattutto chi all’opposizione- continuavano a fabbricare paura, a connettersi con sentimenti sociali profondi, a cavalcare l’onda populista. È nella rinuncia all’autonomia culturale della sinistra e dei progressisti, che risale a tempi lontani, e che non può essere imputata a Nicola Zingaretti e ad Enrico Letta (ma che non è stata certamente contrastata da questi ultimi) la ragione della sconfitta annunciata, la più larga di quelle subite dagli anni 90, che solo un miracolo, di cui in queste ore non vedo traccia, potrebbe evitare.
Conte ha perso un’occasione quando ha accettato di farsi imprigionare nel M5S, già colpito da una crisi verticale. È così stato partecipe del gioco del cerino sul Governo, e si è isolato. Mi sembra illusoria oggi l’idea di un ritorno alle origini del Movimento, che ha esaurito la sua funzione. La destra si è riorganizzata attorno a identità populiste e nazionaliste, e la sinistra è scomparsa. Ma la colpa è anche di Draghi, che ha ascoltato le sirene contro il M5S, e soprattutto del Pd, in cui ha preso il sopravvento una linea tardorenziana, con l’illusione che Forza Italia e un pezzo « governativo » della Lega avrebbero voluto proseguire un cammino comune. Neppure l’inaffidabile Calenda ci è stato. Pd, sta per Partito draghista, senza Draghi. Pensa cosi di ottenere un buon risultato al proporzionale, ma con la vittoria a valanga delle destre nel maggioritario.
La volta scorsa abbiamo analizzato i termini Sovranismo, populismo, nazionalismo… Ma ora devo chiederti qualcosa sul neoliberismo, che sembra insomma oramai cultura dominante in quella area che si definisce “centrosinistra” . Insomma dal “Sol dell’Avvenire” e dalla Dottrina sociale della Chiesa a Friedman e von Hayek e Nozick.. Sempre più nebulosa.
Tocchi un punto centrale. L’identità « liberista temperata » del Pd ha ormai una storia ventennale, e lì c’è una delle ragioni del pullulare di populismi in Italia, come due anni fa scrivevo in « Servirsi del Popolo ». Quello che manca è una sinistra del tempo nuovo, popolare, femminista, ecologista e pacifista.
Facciamo un passo indietro. Bersani subito dopo le elezioni politiche del 2014 tentò di formare il governo con il M5S, al di là del rifiuto da parte del M5S, oggi la Lombardi è in giunta con Zingaretti alla Regione Lazio, Napolitano congelò il tentativo spianando la strada prima a Letta e dopo a Renzi; Mattarella con l’ apertura della crisi del governo Conte 2 da parte di Renzi , non sciogliendo le camere ma imponendo Draghi, di fatto crea le condizioni per quanto sta succedendo oggi . Ma che che i due presidenti della Repubblica siano stati i veri garanti della trasformazione in senso neoliberale dell’ Italia?
Non condivido il tuo giudizio. Credo che Giorgio Napolitano abbia sbagliato a prolungare cosi a lungo l’esperienza del Governo Monti, favorendo cosi l’esplosione elettorale del M5S. E alla fine non favorì il tentativo tardivo di Pierluigi Bersani. Ma il Pd aveva sempre un forte complesso centrista e neoliberale. Sergio Mattarella le ha provate tutte in questa legislatura, e alla fine ha preso atto dello sfarinamento del quadro politico. Fu Renzi, con molti sostegni nel Pd e nei media, a far cadere il Governo Conte, che pure aveva contribuito a far nascere. Diciamo che in modo diverso i due Presidenti sono stati i garanti per l’Italia al cospetto dell’Europa, che non è solo modello neo liberale: si pensi al deficit post pandemia e al PNRR.
Onorevole Folena, i media fanno passare l’ idea che neoliberalismo e ordoliberalismo siano la stessa cosa, omettendo in questo modo che siamo in presenza di due modelli di capitalismo uno anglo-americano e l’ altro renano, per usare il titolo di un saggio di qualche decennio fa di Alber. Quando ci si riferisce alla svolta di Bad Godsberg da parte della Spd si omette di due che essa rinuncia al marxismo a favore dell’economia sociale di mercato/ordoliberalismo. Con quale dei due capitalismi è più facile dialogare al fine di mettere in campo politiche riformiste?
Ovviamente l’ordoliberalismo è una delle ragioni della forza del modello socialdemocratico tedesco e scandinavo. Il modello neo liberista angloamericano non si pone obiettivi sociali, ma affida tutto il futuro alla pura logica di mercato. Ci sono però due problemi : il primo è che andrebbe fondato un ordoliberalismo globale, o almeno europeo, e questa sarebbe l’unica salvezza per il progetto comune. Oggi appare una sorta di ordoliberalismo di destra, nazionalista, che fomenta contrapposizioni e guerre, come si è visto in questi drammatici mesi in Ucraina. Il secondo è che per un progetto neosocialista andrebbe privilegiato sempre il compromesso col capitalismo produttivo, versus quello speculativo e finanziario.
Cuperlo e Folena a Bologna, 1988
Sono stato un “ragazzo di Folena” , ero al congresso che ti salutò quando passasti al Pci e eleggemmo Gianni Cuperlo. 1988 a Bologna.. Con te segretario della FGCI lanciamo a metà anni 80 la campagna per il reddito minimo . Personalmente non ho cambiato idea”
Neppure io. Credo che fosse un’anomalia italiana non avere uno strumento che intervenga dove non c’è reddito sufficiente e non c’è lavoro. Va corretto, migliorato, ma assolutamente non cancellato.
Ritorno al congresso a Bologna del 1988, tra le cose più emozionanti ci fu il messaggio di Sandro Pertini che ricordava il suo amico Antonio Gramsci. Tu invece sei stato un “Ragazzo di Berlinguer”, eri sul palco a Padova quando ebbe l’ictus che lo portò alla morte. Te lo chiedo nel suo centenario, cosa è rimasto della sua lezione politica” e cosa è ancora attuale di Berlinguer e dei grandi partiti di massa di quella stagione. Dc compresa.
La forza di Enrico Berlinguer è quella di essere il riferimento per chiunque creda in un’altra idea della politica, fondata su valori forti e su una coerenza tra il dire e il fare, su una pratica politica sobria, austera e inclusiva. Oggi i partiti coincidono con le loro rappresentanze istituzionali, e hanno quasi del tutto rinunciato a svolgere una funzione culturale, educativa e di solidarietà. I partiti devono rifondarsi nella società.
Ho notato più radicamento dei territori da parte di FdI, che considero forse l’unico partito organizzato nazionalmente, e della Lega e la maggior vicinanza alle tematiche sociali da parte del centrodestra…
Hai ragione. In questi partiti resiste un’idea di radicamento sociale, declinato con parole d’ordine populiste, e spesso usato in forma clientelare. Ma c’è del vero in chi critica i progressisti e i democratici come forze elitarie e chiuse nel Palazzo.
Nulla di vetero. La società e il mondo, col disordine, con la drammatica crisi climatica, con le ingiustizie e con le guerre determinate dal cieco fanatismo neoliberista chiedono una sinistra nuova, del tempo nuovo . In questo senso parlo di “ neosocialismo” : che muova dagli stessi valori di umanità e di amore del socialismo delle origini, ma costruisca un programma locale e globale. Ti dico di più, Leonardo: se vinceranno le destre il 25 settembre, e se il Governo sarà a guida del partito erede del fascismo, che ha fatto passi indietro rispetto alla svolta liberale di Gianfranco Fini -che non a caso è stato liquidato dai suoi-, occorrerà assumere un’iniziativa per una sinistra nuova, facendo scendere in campo, accanto ai giovani che aspirano ad essa, anche personalità del mondo comunista, socialista, azionista, cristiano che si sono messe da parte. Per quello che mi riguarda in quel caso sarò pronto a dare una mano in prima persona e mi auguro che Conte, dopo il voto, alla guida dell’ala progressista del fu M5S, si metta a disposizione con generosità di questo progetto.
Si sono fatti passi in avanti in questi anni, per quanto riguarda la comprensione del valore economico e sociale di un modello fondato sulla cultura. Tuttavia è vero che abbiamo subito l’egemonia di un modello “spettacolare” della cultura, un modello americano. Non si tratta di demonizzarlo: ma di sapere che i grandi valori della classicità che hanno fondato la cultura italiana e quelle che l’hanno generata vanno difesi e valorizzati, costi quel che costi.
Sei figlio di uno straordinario linguista e accademico Gianfranco Folena e di Lizbeth per Marcilhacy, pittrice e poetessa e fratello di Lucia, la primogenita, docente di letteratura inglese alla Facoltà di lettere dell’Università di Torino; Nora, professoressa di matematica e scienze a Padova, il tuo amato fratello scomparso prematuramente era matematico. Una famiglia che si è dedicata totalmente a cultura e insegnamento. Ora voglio essere cattivo, perché anche quando sei stato parlamentare si è sempre parlato di Istruzione, valorizzazione della scuola e dell’Università e porrei continuare all’infinito.. Ma qualcosa è andato storto, ho l’impressione che invece di salvaguardare la Scuola Pubblica, quasi quasi si sta pensando di eliminare quel fastidioso aggettivo “pubblica” o meglio depotenziarla. Che ne pensi?
Grazie intanto per questo bel ricordo della mia famiglia, in cui ho avuto la fortuna di crescere e che insieme al PCI è stata una insostituibile palestra di formazione e di vita. In questo triennio abbiamo ricordato con molti convegni e pubblicazioni mio padre, nel centenario della nascita, e mi appresto a un’iniziativa su mia madre, pittrice e poetessa. Quanto tu dici è assolutamente vero, a proposito della scuola. Si è usata la DAD, durante la pandemia, per accelerare questo processo di privatizzazione e di schiacciamento sulle logiche del mercato. Occorre un grande evento che coinvolga tutta la società per ripensare la scuola pubblica nell’era digitale, e per ricostruire i nessi di una nuova comunità educativa .
