l’antiquario del Demonio 4)
Willam Blake sostiene, e lo conferma anche Gide, come la poetica e l’arte moderna ne fossero inevitabilmente influenzate, tant’è che lo stesso Milton sembra disturbato nel descrivere Dio e gli angeli e “la ragione per cui scrisse sui dèmoni”, e che gli riuscì bene, in quanto vero poeta e inconsapevolmente ostaggio di Satana. Di solito il talento dei poeti, afflitti dalla noia e dall’aridità dell’esistenza, delle pratiche monotone e delle liturgie ipocrite, ricorre con l’immaginazione a ben altre rappresentazioni.
Sono, quindi, soprattutto i poeti, gli artefici della creatività, coloro che hanno molta attenzione per Satana, sono affascinati dalle sue premure. Accadde a Milton per il suo “Paradiso perduto”, a Goethe per il “Faust”, a Thomas Mann per il suo “Dottor Faust”, a Paganini per il “Trillo del diavolo” e tantissimi altri nei quali il Demonio diventa Pandemonio, rimpianto, nostalgia, sensualità, passione, coraggio, rivolta, amore irrefrenabile, desiderio.
Il celebratore della natura, delle stagioni, del mare e dei cipressi, il grande Giosuè Carducci ne dà un’immagine esaltante e azzardata per i suoi tempi e per il conformismo letterario. È la esaltazione della rivolta, della rivoluzione e del progresso.
L’Inno a Satana appare come il più ardito e lusinghiero omaggio alla Natura, alla Ragione illuminista, alla Scienza, all’Arte, è il Pantheon della civiltà del secolo XIX. «Contro il vero Dio, che
E che dire di Rapisardi, che contrastava ed imitava il Carducci, pure esaltando il demonio nel suo scritto “Giobbe e Lucifero”[2].
Vi è da aggiungere che l’apoteosi di progresso, della tecnica e della vita nel suo pieno rigoglio di civiltà e di futuro, fa del Carducci, sotto certi aspetti, il padre del Futurismo Marinettiano.
Papini, dalla lettura dell’Inno a Satana, confessa nel suo lavoro “L’uomo finito”, ancor prima della sua conversione, di aver subito attra
È stata la fantasia e la creatività che hanno di volta in volta scolpito e rifinito le immagini di Satana, tentando di scrutarne e ravvisarne i prodigi ed i malefici. Il talento dei poeti e degli artisti non ha mai escluso la possibilità di richiamarsi all’antica vicenda, a quel personaggio terribile, imperioso, misterioso e alle sue legioni … fin da quando rievocavano le antiche scene Le scarmigliate furie che spinsero Oreste ad uccidere la madre, che fecero camminare Tullia sul cadavere del padre e che s’avventarono come ebbri su tanti disperati destini; le Erinni e Thanatos, e le parche che giocano con il filo della vita umana, e gli dei dell’Olimpo del cinismo e dell’indifferenza e la tenebra del Male che assegna al re Saul il più nero fato.
Ma la pubblicità e, spesso l’esaltazione che hanno fatto del Demonio i letterati, è stata quanto mai frequente.
Originale, nei tempi moderni, è ancora il vezzeggiato diavolo intellettuale scappato dall’inferno, bigio e con gli occhiali a stanghetta, malinconico e pedante, di cui parla G. Malpurgo nel suo commento all’Antologia Italiana (1938 A. XVI. Mondadori, Milano) annotando come fosse sfuggito all’attenzione di Dante nel suo viaggio, tanto da non occuparsene, trascurandolo e suscitando la sua vendetta nell’afferrare l’anima di tutti i sapienti che, nei secoli, avrebbero letto l’opera di Dante.
«C’è all’inferno questo diavolino malinconico … con il naso aguzzo, la coda e le corna, non armato con raffio o forcone, né spada, né frusta. È armato di penna stilografica, e quando viaggia, ha una valigetta entro cui vi è la macchina per scrivere … Il diavolino, piccolo Mefistofele, sembra fuori di sé; salta, becca qua e là come una scimmietta, squittisce, arriccia la coda, poi si cheta, si gratta il naso con la penna e adagio si lascia sdrucciolare giù.»
È proprio così! Senza l’evocazione e l’ispirazione del Mefistofele, entità sovvertitrice e avversa, l’universo dei poeti diventerebbe insondabile. L’evocazione di Satana poliedrico, nelle sue metamorfosi, le sue trasumanazioni accendono l’immaginazione, infervora non solo i poeti, gli scienziati, i filosofi, i teologi, il folklore, la storia umana.
Il demonio, personaggio, creatura, spirito, entità, è così grande e complesso, che non si riesce a parlarne senza precipitare nel banale, nel luogo comune, quelli dei pretonzoli, degli sciamani, degli stregoni della magia e delle sette, dei falsi esorcismi, dei satanismi, delle streghe e delle messe nere.
[1] Giuseppe de Libero, Satana. Torino, SEI, 1935.
[2] Rapisardi, Lucifero. Editrice Madella tip. Vincenzo, Bonon. Sesto san Giovanni, 1915.