Gerardo Lisco

Vincere le elezioni comunali  con “ mai più con la destra” è stato un bel sogno e come tutti i bei sogni è durato poco rivelandosi un’illusione. Ho sostenuto il sindaco Vincenzo Telesca per diverse ragioni. La prima perché ritengo fondamentale il rapporto con il modo cattolico ai fini della costruzione dell’alternativa alla destra – centro. Su questo punto continuo a essere dello avviso nella speranza che cambino gli interlocutori; la seconda ragione è che mi sono auto convinto che potesse essere questo l’inizio di una nuova stagione politica per la città di Potenza; la terza è il lavoro che con gli amici e compagni del Comitato Comunità e Sviluppo Basilicata abbiamo fatto  per promuovere momenti di confronto tra le forze politiche che vanno dal M5S al civismo cattolico passando da AVS e PD.  Per l’economia del ragionamento che mi appresto a fare, per il momento, sorvolo sulla questione regionale. Per il momento mi limito a prendere atto, salvo rare eccezioni, che le opposizioni continuano a non avere nessuna visione di regione. Vivono, per così dire, “alla giornata” rincorrendo l’emergenza.  Visto il risultato regionale pensavo che almeno a livello comunale la questione potesse prendere una piega diversa, a distanza di mesi ciò che emerge è che siamo in presenza di un ceto di “politicanti”  trasformisti, privi di cultura politica, molti sono solo dei vanesi, nani che guardando le proprie ombre e pensano di essere dei giganti. Non escludo che la società potentina possa, di contro apprezzare l’operato riconoscendosi e quindi condividendo le scelte fatte fino ad ora da questa amministrazione comunale. Purtroppo una società in declino è incapace di guardare la realtà,  non è in grado di cogliere il nulla che avanza. Ricordo in primo luogo a me stesso il terribile dato demografico che riguarda la città di Potenza: il saldo negativo tra nati e morti è di 300 – 400 persone in meno ogni anno. Dati Istat per cui presumo attendibili. Andando ai provvedimenti qualificanti l’azione amministrativa il primo dato che emerge, le notizie le apprendo dai giornali locali, in merito agli affidamenti diretti di lavori e prestazioni mi limito  ad evidenziare che lo stesso ministero dei trasporti con circolare interpretativa ha chiarito che l’affidamento diretto sotto 150.000,00 euro per lavoro e sotto i 140.000,00 euro per forniture e prestazioni non è un obbligo ma una possibilità per cui si l’amministrazione può procedere con gara pubblica nel rispetto di quanto previsto dal Codice degli appalti. Ciò che sicuramente è vietato è lo spacchettamento della prestazione. Visto quanto detto in campagna elettorale, penso che in molti si aspettavano segnali all’insegna della trasparenza. Al netto delle polemiche, a mio modesto parere pretestuose, legate ad acquisti di immobili da parte del sindaco  ci sono due dati che danno il senso della qualità politica di questa amministrazione comunale. Il primo è l’aver proposto di intitolare il belvedere del Parco di Montereale ad un noto esponente di Forza Nuova, il secondo è relativo al tipo di interventi con i quali si pensa di rivitalizzare il centro storico.  Sarei curioso di conoscere il business planning presentato dagli investitori, qualcuno potrebbe dire che siamo in presenza di rischio di impresa per cui il problema è di chi investe. Una tale osservazione, che non escludo che possa essere fatta, testimonierebbe la pochezza politica dell’amministrazione  comunale. Faccio notare che cultura e cucina hanno la stessa etimologia. Il cibo ha a che fare con la cultura di una comunità con la sua identità, per cui pensare che la “mcdonadizzazione”, mi scuso per il termine orrendo, sia sinonimo di progresso è il segnale del provincialismo della cultura di questa amministrazione comunale. Capisco che in mancanza di idee e di visione meglio accontentare qualche  filiera clientelare facendo la cosa più semplice che provare a percorrere una via più difficile.  Cultura, cibo, stili di vita sono legati tra di loro. Sono cosa nota le reprimenda di validi studiosi in merito agli effetti negativi sulla salute di certi tipi di alimenti. E’ cosi difficile è per un’amministrazione comunale  provare a dare degli indirizzi? Devo presumere che non è cosa difficile  se la politica è realmente autonoma ed indipendente. Per cui, mio malgrado, sono portato  a pensare che i “debiti da pagare” sono davvero tanti e soprattutto pesanti per cui aspettarsi un qualche cambio di passo è cosa impossibile. Ritornando alla questione dell’intitolazione del belvedere del Parco di Montereale a un noto esponente di Forza Nuova , anche questo provvedimento denota l’incultura politica di molti degli amministratori comunali. Purtroppo viene facile pensare che molti di essi, o quanto meno quelli con maggiore influenza , hanno come unico merito quello di essere i garanti di filiere politico clientelari che nulla hanno a che vedere con la necessità di dovere rilanciare la città o almeno tentare di fermarne il declino. A questo punto devo pensare che il declino attiene l’antropologia della società potentina. Molto dipende da come essa si è sviluppata in età moderna.  Rispondendo a questa domanda  con onestà intellettuale si capisce che non si possono aspettare risposte politiche diverse. Potenza è una città cresciuta sulle filiere clientelari : prima liberali, poi fasciste, in età repubblicana democristiane e consociative, con ceti borghesi passati da un modello di assistenzialismo all’altro. La stessa elezione a sindaco di Guarente è da ascrivere alla  logica assistenziale che storicamente e dal punto di vista storico ed antropologico caratterizza la società potentina. Un tempo si votava DC perché partito di potere, poi si è votato centrosinistra e PD perché erano questi gli aggregati politici capaci di garantire assistenzialismo. Quando PD e più in generale il centrosinistra vanno in crisi , si vota Lega e quindi Guarente viene eletto sindaco. Questo voto non è una scelta di campo. I ceti borghesi potentini, o meglio le consorterie che controllano la città, pensano in questo modo di poter conservare le rendite di posizioni delle quali godono. Non capiscono che il contesto nazionale e internazionale è profondamente mutato con effetti anche sul sistema economico e sociale della propria città.  Familismo amorale e mancanza di senso civico, secondo le analisi condotte da Banfield e Putnam, si calzano a pennello. L’elezione di Telesca , al netto di coloro che hanno voluto scommettere su un possibile cambio di passo, rientra a pieno titolo nella logica  trasformista  e assistenzialista che caratterizza la società potentina. E’ questa una logica nichilista che non va oltre il qui ed oggi. Siamo in presenza di una mancanza di visione. Per onestà intellettuale bisogna anche dire che l’ultimo sindaco di Potenza ad avere avuto una visione di città è stato Vito Santarsiero. Ricordo l’idea del Piano Strutturale metropolitano, gli interventi infrastrutturali miranti a migliorare la mobilità urbana, la promozione culturale, sono questi solo alcuni atti  esemplificativi che delineano una visione di città.  L’elezione di Telesca a sindaco si comprende ancora meglio alla luce del dato elettorale. Se analizziamo i risultati emerge in modo chiaro che nemmeno i potenziali eletti delle liste a sostegno di Fanelli hanno votato al secondo turno a sostegno del loro candidato sindaco , il che significa che le consorterie lucane hanno visto in Telesca il garante della conservazione del sistema. Segno questo del trasformismo che ispira l’indirizzo politico di questa amministrazione comunale. Il punto è che usando la metafora del trikli down, ossia la teoria  secondo la quale la ricchezza sgocciola dall’alto verso il basso, le classi popolari potentine si mettessero l’anima in pace,  questi non lasceranno sgocciolare nulla.  Non sarà la vendita di qualche hamburger venduto in  via pretoria capace di invertire le sorti di una città in declino. Alle classi popolari toccherà andare via o accettare la subalternità politica, economica e sociale.