Leonardo Pisani
Chiunque arriverà nel borgo normanno-svevo di Lagopesole il 24 settembre, dalle ore 16,30 si ritroverà in un viaggio a ritroso nel tempo, quando il rosso maniero federiciano spiccava su un promontorio boscoso, quasi da favola guardano verso il bucano Vulture, perso la Valle di Vitalba e verso la Puglia Piana. Il visitatore si ritroverà, magicamente nella metà del 1200 e incrocerà il proprio cammino con il “notaro” Jacopo da Lentini, oppure con Leonardo Fibonacci ed il suo genio matematico oppure con Michele Scoto, indagatore degli astri e consigliere del Puer Apuliae. Di certo vedrà Hermann Von Saltza, Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, lo ” scomunicato “, che aveva guidato con successo la crociata, terminata con un accordo diplomatico tra lo Stupor Mundi e il sultano Malik-al-Kamil recuperando la Città Santa, Bethlemme, Nazareth e San Giovanni d’Acri, che portò all’anatema dello svevo normanno da parte del Papa Gregorio IX.. Ed ammirerà lo Stupor Mundi Federico II Staufen, scortato dalla guardia saracena di Lucera di Giovanni Moro nel maniero rosso fortificato dai suoi antenati Altavilla, assieme alla amata Bianca Lancia ed al figlio prediletto Manfredi, futuro Re nato a Venosa e ricordato anche da Dante nella sua Divina Commedia.
Dalla zona antistante il castello si avvierà il corteo rievocativo della visita, documentata, di Federico II “IN CAMPIS ET IN CASTRIS LACUS PENSULIS” con figuranti tutti provenienti dal territorio aviglianese che sfilano con gli abiti nobiliari del tempo, frutto della ricerca di storici locali e delle sapienti mani di sarte del luogo. Spettacoli di falconeria, in pieno campo, che rievocano le battute di caccia, molto amate dall’Imperatore Federico II con un area dedicata alla didattica su questa antica arte.
Una rievocazione che ricorda avvenimenti del lontano 1242 quando L’imperatore – ricordano le fonti – trascorse a Lagopesole. Usciva dal castello di Melfi il sontuoso corteo imperiale, in quel giorno d’agosto. Attraversate Rapolla, Barile e Rionero la carovana giunse a lambire Agromonte: da qui, dopo lungo cammino, l’amata domus di Lagopesole si era fatta più vicina. Una fila ordinata di uomini e bestie da soma sorreggeva ‹‹il bagaglio della persona e della casa del re››, ‹‹le carte della cancelleria e i libri di Aristotele e di Avicenna››, ‹‹i tesori della Corona››, ‹‹i veltri delle mute del serraglio››. Viaggiavano, tra gli altri, al seguito dell’imperatore Pier delle Vigne, ‹‹logoteta e protonotario del Regno››, medici, fisici, astrologi e negromanti, ‹‹il figlio del nuovo signore di Vitalba, Riccardo Filangeri, falconiere di Corte […] e Adenolfo Pardo, capocaccia imperiale››. E ancora, gli erano accanto il giovane virgulto Manfredi, dono d’amore dell’adorata sposa Bianca Lancia, l’harem, ‹‹i fidi saraceni di Lucera, i biondi cavalieri germanici›› e ‹‹i leggeri fanti di Puglia››.Varcando l’ingresso dalle torri binate il multiforme corteo inondò festante il cortile maggiore: la domus ancora incompiuta accolse il suo re.. L’imperatore ritornò al maniero rosso, era il settembre 1250, vicina la partenza per la Puglia, nell’anno della sua morte., dopo la scomunica ricevuta al Concilio di Lione nel 1245, della grave disfatta subita nei pressi di Parma nel 1248; il sogno ghibellino stava volgendo al tramonto. Dagli appartamenti imperiali Federico, pensoso e stanco, forse, guardò sovente all’amato bosco di Montecaruso, vagheggiando venture giornate di caccia e di diletto. Ignaro o presago, chissà, che quella sarebbe stata davvero la sua ultima estate.
