Ci sono due notizie da mettere insieme per trarne una indicazione di lavoro per Istituzione e politici del Mezzogiorno. La prima che la forte spinta di alcune Regioni verso l’autonomia differenziata si è fermata non per volontà di alcuno, ma solo per la intervenuta pandemia che ha prima ha visto le Regioni rivendicare tutte le competenze , e poi ha registrato una clamorosa marcia indietro delle stesse nel momento in cui la situazione si complicava. La seconda è che la scelta del Governo Draghi di rispettare il criterio del 40 per cento del Fondo del PNRR per il Sud, va resa permanente , almeno fino al conseguimento dell’equilibrio tra le diverse parti del Paese. Di queste cose è prevedibile che se ne tornerà a parlare, e anzi qualche osservatore più attento sta già notando segnali precisi. Probabilmente l’innesco al dibattito avverrà su quegli spiccioli del PNRR che sono lasciati alle iniziative delle Regioni e che già oggi manifestano una diversa capacità di spendere tra Regioni del Nord e quelle del Sud. Alla fine della fiera, una minore capacità di spesa delle Regioni sarà la motivazione con cui si chiederà di rivedere anche la clausola del 40 per cento . Non è affatta un caso che il Ministro del Sud, donna del Sud e consapevole di un disequilibrio che ha bisogno di molto tempo per essere aggiustato, ha trovato il modo di sottolineare che “il governo Draghi e’ riuscito a imporre una quantificazione territoriale delle risorse del Pnrr, ma la prossima campagna elettorale decidera’ chi dovra’ gestire la fase successiva: sara’ importante che tutti i partiti politici dicano chiaramente se vorranno agire in continuita’ o in discontinuita’ rispetto al lavoro che e’ stato impostato, soprattutto rispetto alla quota Sud e al cambio di visione anche che abbiamo imposto attraverso le nostre azioni”.
I fondi, spiega Carfagna, “necessitano di un’azione di continuità dei prossimi 5-10 anni, perche’ se garantiremo continuita’, davvero potremo costruire un Mezzogiorno in grado di offrire piu’ opportunita’ di benessere a tutti i suoi cittadini”.
Questo è il tema sul quale impostare una nuova strategia di Mezzogiorno quale soggetto politico unitario, come hanno dimostrato di saper fare al Nord, tra forze politiche diverse. La vicenda dell’autonomia differenziata l’abbiamo subìto senza reagire e senza mobilitare le intelligenze, la cultura ,il pensiero storico ed economico di cui pure il Sud è ricco. Ed era cosa fatta, se non fossero intervenute situazioni che hanno dirottato l’attenzione verso altre emergene, ridando paradossalmente corpo e fiato alla centralità programamtoria e pianificatoria del governo.
Ebbene quando, su questi problemi i Governatori del Sud vorranno trovare una iniziativa comune,che consenta di difendere i loro diritti sacrosanti , sarà sempre troppo tardi. ROCCO ROSA
