gerardo acierno

Il ragionier De Dominicis rilesse più volte, a pag. 23, il titolo di ‘Repubblica’:

  – “Si scappa dal covid. Boom di richieste per comprare isole’. E pensò:

      – Ecco! Questo nostro tempo, improvvisamente dominato dalla paura, ha finalmente trovato un senso, una credibile possibilità di lettura e di comprensione: scappare! –

      Accese una sigaretta. Il ragioniere era sul balcone di casa dove cercava di acchiappare gli ultimi raggi di sole di un autunno prodigiosamente tiepido sui colli lucani. In quel fine settimana contrassegnato da divieti e impedimenti, Arturo De Dominicis, costretto a non uscire di casa per motivi pandemici, scrutava l’orgia dei tetti sottostanti, embrici scuri dominati da antenne e parabole, camini punteggiati da buchi e da nicchie utili per i piccioni e le gazze. Intorno, soltanto il silenzio. Il centro storico del paese era una cripta; anche il gatto della signora Carmela, la Perpetua del parroco, quella mattina oziava in qualche sicuro nascondiglio. Eppure, il rag. De Dominicis, bancario con la passione per la letteratura, era sicuro che in quelle case, sotto quei tetti aggrovigliati in un abbraccio gigantesco, si consumava un tempo sospeso, un tempo fino a quel momento sconosciuto, un tempo incredibilmente giunto a sconvolgere vite abituate a ben altro: era, quello,il tempo della pandemia, il tempo del Covid-19.

     Razionale e severo come i numeri che da sempre avevano accompagnato il suo lavoro in banca, il ragioniere, quando si ritrovava da solo sul balcone di casa, si lasciava trasportare dalla fantasia e dal ‘filosofare’ e di conseguenza  ingaggiava voli pindarici, imboccava tortuosi percorsi di riflessione sforzandosi di giungere a conclusioni valide e, come dire, universali.

     “ Comprare isole  – iniziò a chiedersi, cinico e ironico, il rag. Arturo – Ciascuno avrà il suo pezzo di clausura. Nei mari italiani, nell’Egeo, nell’Atlantico e nell’altro emisfero. Perché no? Vanno bene anche scogli, atolli e barriere coralline. E a tutti il governo darà ristori, sosterrà anche questa vigliacca corsa alla salvezza. Caso mai verranno donati gabbiani, delfini in girotondo e da qualche parte si potrà anche ammirare una balena all’orizzonte.”

        – E se improvvisa e inaspettata spuntasse una vela o si vedesse un remo spingere una zattera verso di noi?- si chiese, dubbioso, il buon De Dominicis cambiando immediatamente umore e visione della cosa.

        – Ah, no! In questo caso, chiudere, chiudere! – fu la risposta che si diede il ragioniere pensatore – Potrebbe essere un Odisseo qualunque, un disturbatore che viene a portarci il contagio. Un Ulisse da quattro soldi, un imitatore di quel grande bugiardo che è stato quel buon figlio di … Laerte. Il finto naufrago potrebbe dire di essere in viaggio da sempre. Che la sua casa, la sua famiglia, suo figlio e la moglie, il cane e il servo sono ancora lì ad aspettarlo. Affermerebbe con forza e decisione, come fanno gli impostori, di chiamarsi Nessuno, sperando così di ingannarci come aveva fatto quello vero con l’ingenuo orbo ciclope.

        – Chiudere, chiudere! – continuò a ribadire a se stesso il ragionier – perché, come Ulisse, anche l’ignoto viaggiatore non ha avuto paura dei colpi di vento che Poseidone con l’aiuto di Eolo gli hanno scaraventato contro prima di giungere alla nostra bene acquistata isola. A questi ha resistito, il novello Acheo! E’ del virus che ha paura per cui rema e voga. Nel frattempo ha narrato ai suoi uomini storie, fatti di gente italica, fenicia, mediterranea pur di tenerli buoni e accaparrati al suo destino. Di tutti loro conosce la moira, la sorte. E ora sa che la sua odissea, la loro grande fuga,  potrebbe trovar riparo qui, da noi, compratori di isole, possessori di strade sicure per una possibile salvezza dalla pandemia. No! No! Bisogna chiudere! Chiudere! Qui non c’è posto. Si alzi possente il nostro urlo e l’approdo per quell’imbarcazione, straniera e sconosciuta, venuta da lontanissimo, possa complicarsi fino a diventare impossibile! – Come fare? – Il ragioniere immaginò di costruire e poi donare al moderno Ulisse il solito cavallo. Questa volta, però, un cavallo di materiale leggero, con le sembianze di un veliero, pronto a solcare lo specchio di mare chiamato Nostrum  e quindi sospingerlo con forza e ad ogni costo a navigare in direzione Itaca. E buon viaggio! L’isola della salvezza è nostra! Prima noi! La nostra Itaca è qui!”

       Improvvisi, a quel punto, tornarono i dubbi al ragioniere: – Ma è davvero qui la nostra Itaca, nell’isola della fuga? O è questa marea di tetti, qui, sotto il mio balcone, la vera nostra Itaca? Tra questa gente che non protesta, che timida e appartata, come sempre, di poco si accontenta? –

      Il sole di ottobre si mascherò dietro nuvole grigie. Sul balcone del ragionier De Dominicis i cattivi pensieri partoriti dalla paura dell’altro e del contagio, entrambi imbottigliati nella brocca nera del razzismo, si sollevarono dal balcone e, senza attendere risposte che il ragioniere faticava a trovare, si dispersero tra i vicoli del borgo nel silenzio diventato, nel frattempo, ancora più assordante.

 

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