di Franco Cacciatore

 

Melfi – Dopo il restauro della Basilica Cattedrale, giunto a compimento dopo una decina di anni, è ora la volta del suo campanile, anch’esso in attesa da lungo tempo, dall’ottobre del 2018. Quando l’area fu transennata a seguito di cadute di parti dei cornicioni. Poi un lungo iter di indagini conoscitive, progettazione e ricerca di finanziamenti.

Il vescovo Ciro Fanelli, in suo comunicato ha informato con soddisfazione che si è giunto all’avvio dei lavori grazie ad un accordo tra Diocesi, Comune, Soprintendenza, Conferenza Episcopale di Basilicata e Regione che ha stanziato due milioni di euro, provenienti dai fondi comunitari. L’intervento riguarderà in particolare il consolidamento strutturale di parti del campanile e il completo restauro conservativo degli elementi lapidei. L’occasione è utile per narrare la sua storia. Ritenuto tra i monumenti normanni più importanti del Meridione, un simbolo per la città. La sua costruzione nel 1153 per volere di Ruggiero II , ad opera di Noslo de Remerio. Più che un campanile è una torre campanaria a pianta quadrata, metri 9,25 per lato, si sviluppa in tre piani, l’altezza 50 metri. Con la piramide terminale raggiunge i 61 metri. Per Melfi si eleva davvero come una torre di guardia a protezione della città. Esaminiamola nei particolari. Il primo piano mostra il nome del costruttore e la data di fondazione, insieme tre imponenti teste di leoni in pietra bianca, simbolo della casata normanna, due ad ovest e uno a sud. Al secondo e terzo piano quattro bifore con accanto raffigurati un ippogrifo e un leone contornati da fregi policromi in un contrasto tra la pietra vulcanica del Vulture e quella bianca pugliese. Queste decorazioni simili a quelle siciliane, dalla loro unicità in Basilicata, uniscono altra singolarità, quella di un possibile riportarsi a figurazioni simboliche persiane. Il campanile originariamente terminava con una cupoletta di chiara ispirazione normanno-araba che successivamente, per volere di Federico II, fu contornata di merli ghibellini.  Con il sisma del 1851 subirono delle lesioni. Fu l’occasione perché il vescovo dell’epoca, Sellitti, stabilisse di sostituire il tutto con l’attuale piramide, che poco si addice all’imponenza del monumento. Alla descrizione della monumento è da narrare anche il perché dell’opera da parte di Ruggiero II. La torre campanaria è il retaggio del “Concordato di Melfi”, fra il potere laico e quello della Chiesa, sancito nel primo dei Concili papali. Tenuto da Nicolò II nel 1059, ad opera di Sichelgaita, moglie di Roberto il Guiscardo. Ai Normanni  la concessione del Ducato di Puglia,Calabria e Sicilia che darà loro l’ascesa al potere. Alla Chiesa il sottrarsi all’ingerenza imperiale e riavere quella libertà d’azione perduta. Per ultimo è da dire che è rimasto inattuato un progetto di anni fa d’installazione all’interno di ascensore, finalizzato ad una maggiore fruizione del monumento.