L’ho snobbato e dimenticato a lungo, per tanto tempo, non frequentandolo e non vivendolo, chiuso, com’ero, nello spazio vitale del mio quartiere (Santa Maria) dove avevo amici, affetto e divertimento, quindi tutto.
L’ho scoperto tardi il centro storico. Ho scoperto tardi quanto lo amo, quanto mi piace viverlo, respirarlo, “passeggiarlo” anche se fa freddo assai e non c’è quasi nessuno in giro.
E’ un posto dell’anima senz’ombra di dubbio. La Cattedrale, San Gerardo, il Tempietto, la Caserma dei Carabinieri, la Chiesa di San Michele, il Teatro Stabile, la Chiesa delle Trinità, la Torre Guevara, LA MIA PORTA SAN GIOVANNI, Portasalza (porta d’accesso a Parco Montereale) e quel che rimane della facciata dello storico cinema Ariston, porta d’accesso alla Villa del Prefetto.
Ma il centro storico di Potenza non è solo un posto dell’anima per un potentino. E’ una città nella città. E’ l’antica cittadina racchiusa tra mura ormai non più esistenti e tra quel che rimane delle storiche porte d’accesso di un tempo, l’antico borgo medievale attorno al quale Potenza si è ingrandita, spesso crescendo come un polipo deforme, con tentacoli in ogni direzione, spesso senza un apparente motivo o idea di sviluppo.
Forse ricordo male , magari qualcuno di voi potrebbe avvalorare questo mio presunto ricordo, ma quando ero bambino, sentivo adulti di Santa Maria o di altri rioni periferici dire “Vac’ a Putenz’” o “Aggia sagl’ sopa Putenz’” quasi ad indicare non un semplice spostamento di qualche centinaio di metri ma quasi un viaggio vero e proprio che, a volte, ti faceva venir voglia di chiedere al “viaggiatore” se avesse quantomeno approntato un bagaglio minimo.
Accanto a Via Pretoria e ai tanti (o pochi, fate voi) monumenti che ho citato, esistono poi in questo luogo dell’anima tanti altri posti dove i ricordi e le emozioni di una città intera e dei suoi cittadini sembrano essersi sedimentati in odori e atmosfere inconfondibili.
Il Cinema Due Torri, il Teatro Stabile, i ristoranti, i bar, i locali (laddove ancora esistenti e non chiusi), le scale mobili e gli ascensori hanno un determinato odore, hanno quel determinato odore che sa di vissuto, di ricordi, di generazioni passate, di gente e di volti che li hanno vissuti ed attraversati in quello che l’incessante e costante flusso della vita.
Quindi il centro storico di Potenza, probabilmente come ogni centro storico, non è solamente un luogo, un luogo dell’anima.
Ha un odore, ha un’atmosfera, ha dei colori che non troverete in nessun altra parte della città.
Ma il centro storico di Potenza ha bisogno dei suoi cittadini, abbisogna di loro perché smetta di sentirsi abbandonato, svuotato e quasi dimenticato, vissuto distrattamente solo in poche occasioni o nello struscio del fine settimana.
Il centro storico di Potenza, prima che di nuovi negozi, prima di eventi più o meno di richiamo, prima di politiche commerciali e/o residenziali, ha bisogno in primis di una sola, precisa e circostanziata cosa: che i Potentini tornino ad amarlo e a viverlo amandolo.
Tutto il resto verrà da sé, come logica ed ineluttabile conseguenza di qualsiasi grande amore.
