Ci provano ora i cinquestelle a far ripartire la giostra delle candidature alle regionali, dopo aver ottenuto da Roma l’assenso ad azzerare formalmente quelle esistenti e a provare un metodo diverso per la condivisione . Azzeramento che non significa rinuncia per il Pd alla scelta di Chiorazzo ma , al limite, provare a contarsi su più nomi, con l’impegno a convergere poi tutti intorno a quello vincente. Il che non cambia la sostanza delle cose, perché su Chiorazzo ci sono già adesioni importanti che possono benissimo esprimersi in maniera determinante anche in sede di consultazioni primarie, dando la legittimazione di una candidatura che godrebbe formalmente dell’unità del Centrosinistra. Con queste premesse ,l’incontro previsto per venerdì, non sembra possa far avanzare di un millimetro la situazione , a meno che i cinquestelle non accettino di partecipare con un proprio candidato alle primarie di coalizione, atteggiamento che non solo proverebbe la buona fede dei pentastellati a partecipare ad un gioco di squadra, ma che li porterebbe anche a provare con una propria candidatura a rovesciare i rapporti di forza col Pd. Se invece dovessero fermarsi a un “ ripartiamo senza Chiorazzo”, si torna al punto di partenza, non potendo il Pd accettare che un esponente in grado di portare un evidente valore aggiunto venga cancellato dalla lista in modo pretestuoso e ingiusto. Per come si è messa la situazione sembra del resto impossibile trovare a tavolino un altro nome. Non perché non ci siano persone di alto profilo in grado di guidare l’Istituzione regionale, ma perché dopo questo gioco a bocciare un candidato sul quale già il principale partito si era espresso è facile prevedere un comportamento analogo dall’altro lato del tavolo rispetto ad altri nomi. E dunque solo consentendo a ciascuna forza di cimentarsi sul proprio o su un altrui candidato non solo si può stimolare la partecipazione dell’elettorato ma si possono mettere in fila i rapporti di forza che vengono determinati dalle primarie facendone un punto di riferimento oggettivo e verificabile. Perché il problema che alcuni partiti hanno, segnatamente quello di Calenda, è di uscire da uno scenario di strumentalizzazione e di condizionamento politico nel quale si va tutti assieme appassionatamente fino al giorno delle elezioni, vinte le quali i soci più o meno occulti si riprendono la scena , appropriandosi del ruolo di chi distribuisce le carte.. Fugare questo rischio e decidere un modus operandi obiettivo, equanime e duraturo per il tempo della legislatura, significa porre le basi per una coalizione tra eguali, almeno sul piano della dignità e della responsabilità. Non è più tempo di furbizie , visto il danno che hanno prodotto. Rocco Rosa
IL CENTROSINISTRA AD UN NUOVO GIRO DI GIOSTRA
