Il disegno di legge di riorganizzazione della Regione risponde perfettamente alla logica introdotta dal Governatore Bardi di creare un nucleo di comando in grado di tenere sotto controllo tutte le leve del la gestione, di dirigere l’attività dei suoi assessori e di controllare tutti i dirigenti. Non solo le funzioni di indirizzo e di controllo e di coordinamento ma la gestione diretta dei più delicati uffici che direttamente o indirettamente richiamano la responsabilità del Presidente. Nella logica dell’uomo solo al comando ha ovviamente implementato gli uffici di diretta collaborazione, partendo da quelli canonici ( ufficio stampa, Gabinetto, Segreteria e includendovi l’Ufficio legislativo e segreteria della giunta e l’’ufficio per le relazioni esterne. In quanto Presidente ha poi messo sotto il suo comando quelle strutture amministrative funzionalmente indipendenti, e cioè l’audit dei fondi strutturali europei ,l’ufficio legale , il controllo di gestione e l’organismo di valutazione dei dirigenti. E insomma un modello verticistico di accentramento, liddove il vertice non è più una giunta collegiale, ma direttamente il presidente inteso come decisore monocratico. Quegli uffici delicati e autonomi che dipendevano dalla Regione, intesa come Istituzioni (l’Ufficio legislativo, l’audit e l’Ufficio legale) e che per questa filosofia godevano di piena autonomia sotto il coordinamentro del Cico, il comitato dei dirigenti generali, oggi, sia pure etichettati come formalmente indipendenti, sono attestati alla presidenza, con un risvolto affatto banale per le strutture interessate. Oddio, non è che prima un presidente non arrivava a far prevalere il suo giudizio o la sua volontà in queste strutture, ma era una collaborazione che formalmente rispettava la distinzione tra politica ed amministrazione, preservando margini di autonomia importanti per gli uffici addetti al controllo di legalità o al controllo contabile , sopratutto in relazione ai fondi europei. C’è da dire che alcuni uffici , ad esempio il legislativo , sono stati fonte di imbarazzo per la Istituzione Regione in questi anni, con leggi stiracchiate e interpretazioni forzate, frutto proprio di invasioni di campo della politica nell’amministrazione. Oggi, come si svolgerà questo rapporto tra politica ed amministrazione è un autentico interrogativo: se la presidenza è chiamata a tutelarne l’autonomia è un fatto, se invece è la messa di un sigillo anche su queste funzioni è un altro fatto. L’interrogativo che emerge, da una valutazione asettica della proposta è: ma siamo sicuri che essa interpreta pienamente lo Statuto regionale? In coda al ragionamento c’è da aggiungere una postilla: bene l’inclusione alla Presidenza dell’organismo di valutazione dei dirigenti, ma, per valutarli, occorre che lo stesso si premuri di dare gli indirizzi, gli obiettivi, le scadenze, i modi per verificarli. Il vero cambiamento si vede in questo: se dai obiettivi generici e non misurabili, la risposta viene a mancare, se dai input precisi ( semplificazione, riduzione dei tempi, gradimento dell’utenza, allargamento delle responsabilità di firma ecc ecc) allora si potrà capire veramente chi mantiene questa Regione e chi invece si fa mantenere. In conclusione questo nuovo modello organizzativo è coerente con una impostazione di Governatore plenipotenziario, estremamente pericoloso quando ad un Generale in pensione, lontano dalla politica e forse veramente animato dalla voglia di bonificare un ambiente , succederanno politici in carriera pronti a capitalizzare la realtà di una regione priva di contrappesi democratici e senza la prevista barriera tra politica e gestione. Rocco Rosa