Il sostanziale dissesto consortile è senza dubbio frutto dI un perverso intreccio di di fatti e circostanze che nel corso dei decenni si sono susseguiti e che hanno generato paradossi e ingestibilità’. Soltanto una corretta diagnosi, mai finora davvero realizzata, può suggerire la terapia più adeguata. Per ordine: il sistema dei Consorzi, creato a livello nazionale per favorire l’attuazione delle politiche industriali, ha avuto nel Mezzogiorno d’Italia e in Basilicata sostanziali miracoli in termini di sviluppo. Lì dove insisteva il deserto, sono nati presidi produttivi, infrastrutture e soprattutto servizi essenziali. L’anno zero della lunghissima fase problematica viene a generarsi con la fine del contributo statale che, sottratto ai flussi finanziari del Consorzio, ha determinato l’impossibilità di far fronte agli oneri, se non attivando misure più tipiche delle economie di mercato che degli enti strumentali. Che vi fosse una mission pubblica è testimoniato dall’avvenuto trasferimento al Consorzio Asi di Potenza, perfezionato molti decenni fa, delle Aree e degli impianti afferenti i presidi statali della L.219/81. In sintesi, “vi dovete gestire le aree e gli impianti ma vi revochiamo il contributo”. Ebbene, fare servizi pubblici con il criterio tipico del mercato, non è cosa né semplice né coerente. Ossia, incentivare gli insediamenti in aree depresse applicando tariffe di mercato è un ossimoro. Ebbene, per altri decenni si è preferito applicare tariffe popolari e antieconomiche rimanendo fedeli ad una mission. Le problematiche solidificate hanno poi dovuto fare i conti con incapacità gestionali più connesse alle nomine (tutte politiche) che alla impossibilità di perseguire veri obiettivi di risanamento. Inspiegabili, infatti, in tal senso, la cessione, praticamente a titolo gratuito, dell’ impianto di depurazione, cessione che ha comportato la sottrazione al Consorzio di importanti risorse finanziarie di cui adesso si giova A.l. Una decisione tutta politica ma che se ha ridato mission ad un ente strumentale della Regione, ha tolto ossigeno al Consorzio. Ancor più grave e inspiegabile, se non emettendo sentenze di grave approssimazione, la totale inesistenza per decenni di programmazione e di internazionalizzazione. Ma è pur vero, assolutamente vero, che la funzione del Consorzio Asi di Potenza, è stata ed è di rilevanza strategica. Il dibattito attuale tra il Consorzio di Potenza e quello di Matera è surreale. Surreale perché non è possibile paragonare i due enti in termini di dimensioni, funzioni e complessità. Pertanto non è possibile neppure immaginare paragoni di merito sulla qualità gestionale. Si ricordi che l’80% delle aziende insediate in Asi Regionali si trova infatti in provincia di Potenza. Realtà come Eni, Ferrero, Barilla ed Fca, richiedono servizi che nelle Aree di Matera non sono neppure previsti. Dunque, bando alle ciance e si vada al dunque. Il Consorzio Asi di Potenza, infatti, è da anni impegnato in complesso risanamento con risultati assolutamente rilevanti. Basti ricordare che solo un anno fa l’ allora Commissario Ertico annunciò l’ avvenuta contrazione del debito di oltre 8 milioni di euro e la diminuzione di partite passive di bilancio per ulteriori 12 milioni. Lo stesso commissario annuncio in conferenza stampa che il bilancio 2019 era stato portato in equilibrio e che, pertanto, l’ ente non produceva più debito. Sono atti pubblici, come la relazione fatta in terza Commisione regionale. Questo era stato fatto in un solo anno di gestione. Nel frattempo, lo stesso Commissario dichiarò che era giunto il momento indifferibile di riformare l’ ente. Riforma che avrebbe consolidato i risultati e rilanciato le funzioni uscendo dalla ricattabilità di sistema. Prima il TAR, poi la Corte costituzionale infatti con specifici procedimenti in atto suggerivano di riformare una Ente la cui natura appariva incapace di uniformarsi alle leggi dell’ Unione. La regione Toscana lo ha fatto per il territorio delle Alpi Apuane con una legge istitutiva di una Agenzia di distretto. Da noi è passato un anno da quella richiesta e la riforma non è stata fatta. Circa il pignoramento che adesso rende impossibile anche solo operare nell’ ordinario, è appena il caso di sottolineare che esso proviene a seguito di avvenuta cessione di credito da parte di Enel in favore di fondo speculativo finanziario. Uno scandalo se si considera l’impossibilità di dismettere sdervizi essenziali per la comunità. Ossia, in debito per la fornitura di servizi essenziali ( energia per far funzionare i depuratori e le infrastrutture), è stato ceduto dalla partecipata statale Enel ad un fondo che specula e che poi pignora. E nessuno in Parlamento dice nulla. Il Consorzio ha bisogno di una governance capace e di riforme decisive. Ha bisogno che la politica decida prima che scoppino le emergenze e non dopo che i danni si consolidano. Certamente la Basilicata non ha bisogno di dispute tra enti cugini con storie diverse e con dinamiche quotidiane imparagonabili.
IL CONSORZIO ASI DI POTENZA, COLPE E CAUSE DI UNA CRISI
