L’editoriale di ieri sul “Crepuscolo della Regione” ha avviato un dibattito sulla situazione socioeconomica della Basilicata, sui pericoli di un emergente antimeridionalismo e sull’isolamento politico che si sta vivendo a causa del minor peso che la Basilicata ha in Parlemento e nel Paese. L’invito ad alimentare questo dibattito viene oggi raccolto da uno degli autori di Passaggio a Sud.

pinuccio rinaldi

L’articolo di ieri pubblicato su questo giornale a firma del nostro direttore, mi offre la possibilità, che colgo con molto piacere, di confrontarmi con lui sulle ragioni che indirizzano la nostra regione verso il “crepuscolo”. I temi da lui portati in esame sono veri prima ancora che condivisibili, però non sono correlati alla storia politica della regione, (ma questo certamente solo per necessità di sintesi).
La carenza denunciata di unità, generosità, lunga visione, senso dello STATO non sono le sole concause che spingono questa regione verso un cammino di povertà e che sono divenute palesi solo ora. Se apriamo una finestra di osservazione su tutti gli indicatori gestionali in uso, e che poi sono quelli che concorrono a determinare lo stato della regione nelle varie classifiche sia nazionali che europee, osserviamo che le carenze di cui parliamo sono sempre presenti e in buona compagnia di altri elementi non secondari. Dal 1970, anno del primo governo regionale ad oggi, è trascorso un tempo lunghissimo di oltre mezzo secolo, ed in questa eternità si sono avvicendati alla guida della regione ben 11 governatori, compreso quello attualmente in carica, però le condizioni della regione non hanno registrato nessuna inversione di tendenza, tale da portare la Basilicata da regione depressa a regione in linea con gli standard previsti. Se in 54 anni si sono avvicendati uomini diversi, condizioni economiche diverse, eventi naturali diversi, contingenze esterne favorevoli, sviluppi tecnologici, adeguamenti normativi, scoperte scientifiche ecc. Cc. e se la disponibilità delle ricchezze naturali è anche aumentata grazie alla tecnologia, allora non si capisce perché la regione non abbia segnato salti di qualità in tutti gli indicatori, ma solo in alcuni. Certamente la spiegazione non può risiedere nell’antropologia perché siamo lucani, ma va ricercata in qualche elemento che si è reso comune in mezzo secolo di storia politica regionale.
L’elemento che è risultato comune a questo criterio di analisi è stata la natura politica delle giunte che si sono avvicendate alla guida della regione. Dalla prima giunta del 1970 a guida Verrastro, sino alla giunta del 2013 a guida Pittella, esse sono sempre state di sinistra declinate in diversa composizione, fatta eccezione per quella in corso che è di destra. Ora è su questo elemento che sarebbe necessario discutere ed approfondire. Chiedersi quale implicazione pratica comporta nella gestione regionale, essere di sinistra o di destra. Se è comunemente riconosciuto che i problemi non hanno colorazione politica, è altrettanto comunemente riconosciuto che sono le soluzioni che possono essere ritenute di sinistra oppure di destra. I problemi restano tali sino alla loro soluzione, indipendentemente da quella che si sceglie, purtroppo dobbiamo registrare che le soluzioni sono poche e i problemi sono in crescita. Siamo in prossimità di una nuova elezione regionale e nessun aspirante governatore, insieme alla propria parte politica, sembra abbia capito la gravità della condizione.