ANGELA MARIA GUMA
L’Abbazia di San Michele sul lago piccolo di Monticchio
Il culto micaelico in Basilicata è antichissimo dall’epoca paleocristiana sorsero vari luoghi di culto dedicati a S. Angelo o a San Michele, sia in chiese subdivali sia in grotte o in altri luoghi, dove ebbero il compito di affiancare o sostituire gli antichi culti pagani con quello cristiano. Il culto dell’Arcangelo non servì solo a sostituire quella religiosità legata alle divinità pagane presenti negli antichi “luoghi di culto” ma anche quella presente nei cosiddetti “luoghi sacri” come ad esempio le fonti d’acqua, antico elemento sacro per eccellenza. A tale proposito, un evidente attestazione è offerta dal fatto che molte delle grotte dell’Angelo sono ubicate sopra o nei pressi di fonti d’acqua e precisamente del mare (Maratea) di un lago (Monticchio) di un pantano (Moliterno) di una sorgente (Pignola, San Chirico Raparo) o di una vasca artificiale esterna (Acerenza). In tutte le grotte citate è possibile accertare la pratica del culto micaelico. Di esse, solo alcune (Acerenza, Monticchio, Pignola ) presentano una continuità del culto, di altre se ne conserva notizia solo in qualche raro documento di storia locale o nel solo agiotoponimo ( Castelluccio Superiore, Muro Lucano, Venosa, Matera), in altre, invece, ne è quasi scomparso persino il ricordo (è il caso di Cancellara). Un periodo di particolare fervore per il culto si registra aa partire dal IX-X sec., quando le grotte, sede privilegiata di pellegrinaggi, furono riattivate con la fondazione di comunità monastiche prima bizantine e poi benedettine di rito latino. Tutte queste comunità ebbero il duplice merito di disciplinare il culto evitando che le pratiche scadessero in forme magiche frutto di superstiziose credenze popolari e si adoperarono a diffondere in modo capillare il culto micaelico fondando diversi casali dedicati al santo Arcangelo o in alcuni casi operando la sostituzione del Santo preesistente con San Michele (come a Pomarico). La maggior parte di questi casali erano alle dipendenze dei grandi monasteri lucani, disposti quasi a raggiera intorno al monastero da cui dipendevano. Questi luoghi, se pur variamente diffusi, presentano una maggiore concentrazione a nord della Lucania, precisamente nelle vicinanze della sede del potere politico Normanno. Il dato permette di ipotizzare che la funzione di tali centri fosse di “rivitalizzare” i luoghi dove era stata preminente la cultura greca. Altro dato significativo della rivitalizzazione apportata al culto micaelico dalla presenza sia dei monaci italogreci prima e dei benedettini dopo è la straordinaria presenza in questi luoghi di affreschi che ripropongono la figura del Santo Arcangelo Michele.
Affreschi con figura di San Michele
In Basilicata pochi ma significativi sono i Monasteri risalenti all’arco cronologico considerato. Tra essi una particolare importanza è assunta dall’Abbazia di San Michele a Monticchio dove è possibile ipotizzare una continuità di culto della tradizione micaelica da culti più antichi legati alla valenza salutifera delle fonti d’acqua. L’insediamento rupestre doveva essere limitato in una fase altomedioevale alla grotta e a sporadiche costruzioni. La vita monastica si sposta nel cenobio di San Michele, l’antica laura basiliana situata nella rupe sul lago piccolo. Le grotte naturali sulla parete vulcanica erano state utilizzate come romitori dagli anacoreti o luoghi di degenza per i monaci malati. Ai benedettini subentrano gli agostiniani mentre la badia viene affidata in commenda a cardinali e principi. È un periodo di abbandono e degrado che cesserà solo quando all’inizio del Seicento la Badia sarà affidata ai Francescani.
L’ingresso dell’Abbazia di San Michele
I frati Cappuccini iniziano i lavori per la costruzione della chiesa e del convento. Cuore del santuario rupestre è un’edicola affrescata che era stata consacrata da Papa Nicola II nell’agosto del 1059, al termine del Concilio di Melfi. Gli affreschi di stile bizantino raffigurano la Deesis, con il Cristo affiancato dalla Madre e da San Giovanni (sul fondo) e gli apostoli (sulle pareti).
L’edicola del 1059 Una delle grotte incorporate nel santuario micaelico
Le grotte preesistenti e le laure basiliane sono incorporate nell’edificio costruito e nella chiesa antistante la grotta dedicata all’arcangelo Michele. Le vicende della storia influiranno sulla natura e la funzione del complesso sacro. Le diverse famiglie francescane (cappuccini, minori, conventuali) si alterneranno nel convento e nell’assistenza ai pellegrini. Saranno necessari continui lavori di ampliamento e di restauro, anche a causa della precaria posizione del santuario aggrappato alle rocce e soggetto alla caduta di pietre. Nell’Ottocento il convento sarà soppresso (e riaperto) due volte in seguito alle leggi eversive emanate prima in epoca napoleonica e poi dal nuovo governo italiano post-unitario. La vita della comunità religiosa sarà condizionata dal fenomeno del brigantaggio, particolarmente attivo nei boschi del Vulture, e dalla forzata convivenza con le guardie forestali responsabili della tutela dei boschi.
