espedito moliterni
Il monitoraggio ha preso in considerazione tutte le 110 Aziende sanitarie territoriali italiane e si è basato sulla valutazione di 34 indicatori classificati in 6 aree. Si tratta di indicatori abbastanza eterogenei, valutati attraverso flussi di dati reali e certificati..
Ma quali sono le aree prese in considerazione?
- Area della Prevenzione : gli indicatori utilizzati sono gli screening della mammella, della cervice e del colon ( questa è stata l’unica area dove la ASL di Matera si è collocata in una fascia media della classifica; probabilmente perché la Regione Basilicata ha introdotto questi importanti screening già dalla fine degli anni novanta, in altro contesto sociale e politico e, pertanto, i cittadini continuano a beneficiarne anche in termini di efficienza);
- Area dell’Assistenza Distrettuale : gli indicatori utilizzati si riferiscono alle Cure Primarie( numero di assistiti per MMG e PLS), alla dotazione dei Servizi Territoriali( posti letto negli hospice e nelle strutture residenziali, consultori familiari), alla Presa in Carico Territorio( anziani assistiti in assistenza domiciliare e residenziale, accessi in Pronto Soccorso evitabili di over 75, assistiti da dipartimenti di salute mentale), al consumo di Prestazioni Specialistiche e alle Ospedalizzazioni Evitabili;
- Area dell’Assistenza Ospedaliera: rispetto dei tempi di attesa per interventi chirurgici, degenza media e indice di fuga;
- Area della Sostenibilità Economica – Patrimoniale: i costi pro capite per l’assistenza sanitaria, farmaceutica e la tempestività dei pagamenti;
- Area degli Investimenti: stato del patrimonio( vetustà apparecchiature) e rinnovo tecnologico;
- Area della Mortalità Evitabile.
Come si accennava, i risultati un po’ più confortanti sono da ascrivere all’area della Prevenzione e a sparuti e rari indicatori delle altre aree prese in esame: una situazione disastrosa; l’Agenas ha condotto un analisi seria, fondata su dati reali, e su attività ed aspetti che coinvolgono in modo diretto i bisogni di salute del cittadini.
Negli anni passati, pur tra tante difficoltà economiche si è cercato di provvedere a disegnare una sanità di prossimità, più vicina ai cittadini, in particolare alle fasce di popolazione più deboli, come gli anziani che vivono soli, i malati cronici, tenendo in particolare considerazione l’orografia del territorio, la difficoltà di collegamento con i capoluoghi e non dimenticando le difficoltà economiche di tantissime persone con redditi bassi per lo più garantiti da pensioni sociali ed indennità di invalidità.
Un quadro davvero complesso che, comunque, negli anni passati ha determinato risposte concrete attraverso la stesura di un Piano Sanitario Regionale all’altezza delle sfide e della difficile situazione sociale ed economica dei nostri territori.
Ma cosa è successo in questi ultimi anni?
Le politiche sanitarie territoriali sono del tutte sparite, sono mancati investimenti in strutture e personale, come denunciato da molti sindaci a prescindere dal loro colore politico, in particolare a Matera e nel suo territorio provinciale. Non intendo dilungarmi in quanto su questo argomento tante personalità politiche e sindacali più autorevoli dello scrivente hanno speso fiumi di inchiostro e di parole.
Ed allora cosa è necessario fare?
Occorre un nuovo Piano Sanitario Regionale, un piano integrato dei servizi sociali ed assistenziali, capace di riportare equilibrio territoriale nelle politiche dell’assistenza e della cura, della prevenzione e della terapia, puntando alla rivalutazione delle cure primarie e dei servizi domiciliari e territoriali, ad una maggiore attenzione ai nuovi disagi sociali, alla lotta alla solitudine e all’abbandono di molte famiglie che vivono situazioni di bisogno e di assistenza.
Ma vorrei fare una riflessione anche su un altro aspetto che riguarda specificatamente la ASL di Matera.
In questi ultimissimi anni, tantissimi operatori sanitari, al di là delle carenze di organico e delle tante difficoltà operative che hanno impedito una loro efficace azione, si sono sentiti ai margini della vita aziendale, con particolare riferimento ai processi decisionali, dai quali spesso sono stati esclusi per la totale mancanza di dialogo con la dirigenza aziendale, dimostratasi spesso sorda anche ad autorevoli figure apicali, sia nel campo medico che infermieristico ed amministrativo, a vantaggio di altre figure sicuramente con meno autorevolezza ed esperienza.
Con la speranza che il nuovo direttore non cada nello stesso errore … non c’è più tempo da perdere.
C’è bisogno di una classe politica all’altezza, ma anche del contributo dei tanti validi professionisti presenti nella ASL di Matera.
